L’anno prima del contatto.
martedì 31 dicembre 2019
lunedì 30 dicembre 2019
L'anno del blogroll (e quello che verrà)
E quindi è andata, dai. O quasi, insomma. Manca domani, ma domani è facile.
Avevo iniziato l’anno, proprio il primo di gennaio, scrivendo:
[…] ho anche pensato che, se ci riesco, e non è detto che ci riesca, proverò a raccontare della nostra piccola Grande Guerra privata del 2015-2018, coi suoi caduti, i suoi feriti, le sconfitte e le vittorie. Magari a puntate, che ai muri di testo non siamo più abituati. Non so con quale cadenza, penso settimanale. E negli altri giorni proverò a scrivere delle altre cose, così, come mi vengono in mente, come se fossero ancora gli anni zero della blogsfera.
E a scrivere tutti i giorni ci sono quasi riuscito. Almeno fino a giugno ho davvero scritto tutti i giorni la prima cosa che mi veniva in mente (a parte un giorno, ma poi un altro giorno ne ho scritte due, quindi è patta). Dopo, ci sono riuscito un po’ meno, ripromettendomi di scrivere tutti i giorni a parte il sabato, la domenica e le ferie. E più o meno è così che è andata.
Il proposito di raccontare la nostra piccola Grande Guerra privata del 15-18, invece, no, quello non ci sono riuscito. Ho pubblicato il prologo, il primo capitolo, un intermezzo e ancora adesso ho un post in bozza che si intitola “Il 15-18: Capitolo 2 (Ring of Fire)”, ma dentro è vuoto. Ce l’ho tutto in testa, solo che non riesco a farlo arrivare alle dita.
Vabbè.
venerdì 27 dicembre 2019
Duemiladiciannove (due foreste)
Quest’anno, da gennaio a dicembre, ho piantato sette alberi per gli amici che hanno compiuto quarant’anni (e uno anche per me): tre cedri (nome scientifico: Cedrela Odorata) a Torbeck, nel dipartimento sud di Haiti; una gravillea (nome scientifico: Gravillea Robusta) a Nyakoe, un neem (Azadirachta Indica) a Kilifi e due peri d’acqua (Syzygium Guineense) a Nginda, in Kenya; una moringa (Moringa Oleifera) alle falde del Kilimanjaro, in Tanzania. L’ho chiamata La foresta degli ANTA.
Poi ne ho piantati cinque per dei parenti, erano i miei regali di Natale: un (o una) guava (Psidium Guajava) e un albero di caffè (Coffea Arabica) a Saramthali, in Nepal; due alberi di cacao (Theobroma Cacao) nel centro del Camerun; un banano (Musa Paradisiaca) nel distretto di Samburu, In Kenya. L’ho chiamata La foresta degli alberi di Natale.
giovedì 26 dicembre 2019
Duemiladiciannove (Natale)
Una camicia, una felpa, un cesto di frutta, una borraccia termica, un buono per una libreria, dei soldi, delle mutande, una cassa di lambrusco, un grasparossa, Andate tutti affanculo (il libro), Momenti straordinari con applausi finti, due salami e un pezzo di Parmigiano Reggiano.
martedì 24 dicembre 2019
lunedì 23 dicembre 2019
Neri
E in un libro che si chiama Cosmo, del 2016, Marino Neri dice che se sei un uccello sei sempre in viaggio a inseguire le stagioni del mondo.
E poi, di seguito, per spiegare meglio la frase, riporta alcune definizioni:
- Mondo: l’universo e i corpi celesti, ma anche il creato oppure la terra.
- Terra: Europa, Asia, Africa… Oppure la società umana le suo complesso.
- Uomo: trenta litri d’acqua, grasso per sette pezzi di sapone, ammoniaca sufficiente per pulire una casa, sale per un pranzo, zucchero per venti tazzine di caffè, fosforo per trentasei scatolette di fiammiferi, tanto ferro da fare un chiodo.
venerdì 20 dicembre 2019
Cose che mi piacciono molto (6)
Tipo quando pioviggina per tre o quattro giorni di fila, o se non pioviggina ma c’è comunque quella nebbia bagnata che sta lì tutto il giorno, come adesso, per giorni, a far diventare le strade umidicce e fangose, che ogni quattro o cinque chilometri devi far andare lo spruzzino e i tergicristalli perché non si vede più niente per lo sporco, lo smog e lo schifo sul vetro, e le macchine che girano sono sporche (che tanto cosa la lavi a fare?) e assomigliano tutte alla mia.
giovedì 19 dicembre 2019
Wallace (4)
E in un’intervista con William R. Katovsky, del 1987, dentro a un libro che si chiama Un antidoto contro la solitudine, del 2012, a cura di Stephen J. Burn, David Foster Wallace dice che aveva fatto un sacco di volontariato in una casa di cura di Amherst e che leggeva la Divina Commedia a un vecchietto, il signor Shulman, e che un giorno gli aveva chiesto di dove fosse. E il vecchietto gli aveva detto: «Vengo dalle Montagne Rocciose, un po’ più a est di qui». E lui: «Signor Shulman, le Montagne Rocciose sono a ovest rispetto a noi». E il vecchietto aveva fatto un segno di voilà con le mani, e aveva detto: «Io smuovo le montagne». E poi dice che questa immagine gli è rimasta impressa. E che la letteratura o smuove le montagne o è noiosa; o smuove le montagne o sta col culo piantato per terra.
mercoledì 18 dicembre 2019
martedì 17 dicembre 2019
L'Emilia-Romagna, spiegata bene (Ghost Towns)
E nella penultima o terzultima puntata intitolata [allora ci sentiamo dopo venerdì] Ghost Towns | Influencer | Carni alla griglia della sua newsletter settimanale, che esce tutti i venerdì, Gianluca Diegoli, conosciuto nella blogsfera e nei socialcosi anche come @gluca o [mini]marketing, dice una cosa che copincollo qui sotto perché così facciamo prima:
lunedì 16 dicembre 2019
Majakóvskij (2)
E in un articolo che si intitola La mia scoperta dell’America, del 1925, che si trova anche dentro a un libro che si chiama America, del 1997, Vladímir Vladímirovič Majakóvskij dice che ha saputo che, se un americano fa solo punte di aghi, sa farlo meglio di ogni altro al mondo, ma che potrebbe non aver mai sentito parlare di crune.
domenica 15 dicembre 2019
Dei ricordi (7)
Il 15 dicembre del 2014, nel tardo pomeriggio, scrivevo una cosa intitolata “maledetto socialcoso che diec’anni fa non c’era” accompagnata da una foto e che diceva:
Dieci anni fa, oggi, più o meno a quest’ora, a una trentina di chilometri da dove mi trovo in questo momento, dentro un’aula piena di gente, avevo appena finito di discutere una tesi di laurea in Ingegneria Informatica dal titolo Sviluppo di schemi di locomozione per robot auto-riconfigurabili attraverso il middleware TOTA (Tuple On The Air) ed ero appena diventato ufficialmente un ingegnere informatico.
Dopo, mi ricordo, avevo iniziato a bere.
E poi, dopo ancora, non mi ricordo più.
venerdì 13 dicembre 2019
Fitzgerald (3)
E sempre in un libro che si chiama Belli e dannati, del 1922, Francis Scott Key Fitzgerald dice che nel 1913, quando Anthony Patch ne aveva venticinque, già da due anni l’ironia – questo Spirito Santo dei giorni nostri – era discesa, in teoria perlomeno, su di lui. E che l’ironia era l’ultimo tocco al lustro della scarpa, era l’ultimo colpetto di spazzola alla giacca, era una sorta di “Ecco fatto!” intellettuale.
giovedì 12 dicembre 2019
E adesso si può dormire?
Stamattina ero a Milano, per lavoro, e mentre camminavo con gli occhi bassi per guardare Google Maps e raggiungere il cliente da cui dovevo andare, a un certo punto mi sono dovuto bloccare per non pestare un mazzo di fiori:
mercoledì 11 dicembre 2019
Babel’ (2)
E al primo congresso dell’Unione degli Scrittori Sovietici, nel 1934, Isaak Ėmmanuilovič Babel’ disse che, dal momento che si era parlato di silenzio, non si poteva non parlare di lui, cioè di Isaak Ėmmanuilovič Babel’, gran maestro di quel genere letterario.
martedì 10 dicembre 2019
Degli altri giorni, invece
Degli altri giorni, invece, come ieri, quando devo andare da dei clienti lontanissimi, in posti irraggiungibili in giornata col treno, e quindi prendo la macchina, quattro ore per andare, qualche ora a lavorare, quattro ore per tornare, quasi tutte in autostrada a guardarmi intorno, o negli specchietti retrovisori, freccia a sinistra, superare un camion, rientrare, freccia a sinistra, superare un camion che supera un camion, rientrare, una tappa in autogrill per pisciare, ripartire subito, magari un caffè ma veloce, cambiare autostrada due o tre volte, freccia a destra, svincolo, freccia a sinistra, raccordo, sempre da solo, quei giorni lì metto quattro o cinque dischi nell’autoradio e li ascolto due o tre volte, ogni tanto canto, o mi accorgo di cantare, se me ne accorgo, mentre guardo il navigatore sempre più spesso per vedere quanto manca, e non parlo con nessuno, e non dico niente, mai, a parte quando canto, e non penso a niente, la testa vuota, per chilometri, per ore, fino a quando ritiro la Viacard dalla macchinetta dell’ultimo casello, che c’è già buio e sembra notte, la sbarra si alza e una voce di signorina registrata mi dice «Arrivederci!» e lì mi fermo un secondo, col motore acceso, il finestrino abbassato, e le rispondo anch’io, «Arrivederci,» cortesemente, e la ringrazio molto, perché mi ha scaldato il cuore.
lunedì 9 dicembre 2019
Cornia (3)
E sempre in un libro che si chiama Le pratiche del disgusto, del 2007, Ugo Cornia dice che un bel momento è avvenuta la sostituzione del pensare col far finta di pensare e che contemporaneamente è avvenuta anche un’altra sostituzione e al posto delle occasioni di formazione dei pensieri (ovvero la realtà) adesso c’è la frequentazione dei più svariati apparati di recitazione dei pensieri, che danno luogo a questa spettacolosa messa in scena del fatto che ci siano in giro tantissimi pensieri e tanta gente che li afferra.
venerdì 6 dicembre 2019
Fondamentalismo Gregoriano
Ecco, siamo alla fine del 2019 e già da un po’ si vedono spuntare le classifiche di qualsiasi-cosa del decennio. I migliori dischi degli anni 10, i migliori libri degli anni 10, i migliori scaldabagno degli anni 10 e così via. Come se dal primo di gennaio del 2020 cominciassero gli anni 20 del XXI secolo. E invece no.
Come no?
Eh, no.
Ma valà!
E invece è proprio così.
Mi spiego:
giovedì 5 dicembre 2019
Čechov (2)
E in un racconto intitolato Nemici, del 1887, Anton Pavlovič Čechov dice che in genere le frasi, per quanto belle e profonde siano, fanno effetto soltanto sugli indifferenti, ma non sempre possono soddisfare chi è felice o infelice, e che perciò la più alta espressione della felicità o dell’infelicità è per lo più il silenzio; e che gli innamorati si capiscono meglio quando stanno zitti, e che un discorso caldo e appassionato detto su una tomba commuove soltanto gli estranei, ma alla vedova e ai figli del morto sembra freddo e futile.
mercoledì 4 dicembre 2019
Una specie di poesia (con la febbre)
Ieri Grushenka, nel primo pomeriggio, mi ha scritto così:
Ho finito la pastina avanzata ieri
e ho preso un’aspirina.
Tremo tutta.
37,5 e mi sento sottoterra.
Forse sono un uomo.
martedì 3 dicembre 2019
Ferris
E in un libro che si chiama La mia cosa preferita sono i mostri, del 2017, di Emil Ferris, la protagonista, Karen Reyes, sente la sua vicina di casa, Anka, sussurrarle all’orecchio che un nazista è una persona che sceglie di non vedere ciò che le impedirebbe di essere crudele, anche se ciò che non vede rappresenta lo specchio della crudeltà che la distruggerà.
lunedì 2 dicembre 2019
Dei ricordi (6)
Il 2 dicembre del 2018, era una domenica mattina, quasi le 11:00, mi ero svegliato da poco tutto esaltato e avevo scritto una cosa intitolata “e poi ieri sera” che, riferendosi appunto alla sera prima, diceva:
dopo che avevo letto delle cose davanti a della gente, è arrivata la Mila, la mia maestra delle elementari, a complimentarsi e a ringraziarmi, e io l’ho guardata commosso e le ho detto «ma no, grazie a te, che mi hai insegnato a leggere.»
E invece, molti anni prima, anzi, dieci anni fa, il 2 dicembre del 2009, avevo scritto una cosa intitolata “sono un appetente” che diceva:
quasi quasi (ri)apro un blog…
Tre giorni dopo, poi, l’avevo riaperto.
E quel gesto lì mi ha cambiato la vita. Ma per davvero.
venerdì 29 novembre 2019
Doctorow
E in un libro che si chiama Homeland, del 2013, Cory Efram Doctorow dice che il mondo è pieno di stronzate pseudoscientifiche. E che probabilmente anche tu conosci qualcuno che indossa un braccialetto di rame per “alleviare l’artrite” e, a quel punto, potrebbe anche bruciare una strega o cospargersi di fango blu e danzare in senso antiorario sotto la luna piena. E che esiste la possibilità che entrambe le cose lo facciano sentire meglio, ma per l’effetto placebo (quando il tuo cervello si convince di smetterla di star male), ma c’è un numero allarmante di persone che sostengono che, se qualcosa “funziona”, non deve essere un placebo, ma “reale”.
giovedì 28 novembre 2019
mercoledì 27 novembre 2019
Huxley
E in un libro che si chiama Il mondo nuovo, del 1932, di Aldous Leonard Huxley, ci sono due personaggi, uno che si chiama Bernardo, che è uno psicologo specializzato in ipnopedia, e uno che si chiama John, che è nato e ha vissuto in una riserva e che viene chiamato “il Selvaggio”. E a un certo punto il Selvaggio è in città e non sta mica tanto bene, e Bernardo gli chiede se ha mangiato qualcosa che gli ha fatto male. Il Selvaggio fa cenno di sì con la testa e gli risponde che ha mangiato la civiltà.
martedì 26 novembre 2019
E poi oggi
E poi oggi ero in giro per lavoro, in uno di quei posti in cui non immagineresti mai di doverci passare o di organizzarci una gita o una vacanza, cioè Crema, che per me, nella mia testa, Crema è sempre stato un pensiero ipotetico tra Bergamo e Milano, e oltre a non immaginare di andarci in vacanza o in gita non mi sono mai preoccupato di andare a cercare una foto di Crema su un atlante, quando c’erano gli atlanti, o su internet, adesso che c’è internet; ma comunque, ero lì che giravo avanti e indietro tra Basso Lodigiano e Crema, e ho scoperto che è tutto un territorio selvatico e verde e nebbioso al mattino e umido la sera, pieno di alberi e siepi a perdita d’occhio tra l’Adda e il Serio ed ero lì che pensavo che sono proprio un coglione; e mentre andavo a Crema, e poi dopo, mentre tornavo a casa, avevo su in macchina il disco di Materiale Resistente 1945-1995 e mi sembrava la colonna sonora perfetta da ascoltare proprio in quel posto lì, proprio in questo momento storico, intanto che mi guardavo attorno affascinato e pieno di meraviglia per una natura che non avevo neanche mai immaginato.
E ogni tanto passavo su un ponte e sotto c’era un fiume, una volta l’Adda, un’altra volta il Serio, e quando passavo sopra un ponte sul Serio ad alta voce dicevo: «beh, guarda qua, un ponte per davvero».
E questo è quello che può succedere quando ti mandano da solo a lavorare lontano.
O magari succede solo a me. A posto così.
lunedì 25 novembre 2019
Tolstaja (2)
E su una pagina del proprio diario, scritto dal 1862 al 1910, Sof’ja Tolstaja, detta Sonja, nata Sòf’ja Andrèevna Bers e moglie di Lev Nikolàevič Tolstoj, scriveva che una mattina a casa loro era arrivato Lombroso. E che era un vecchietto piccolo, molto malfermo sulle gambe, che nell’aspetto dimostrava molto di più dell’età che aveva, sessantadue anni. E che parlava un francese molto brutto, con molti errori e un forte accento straniero e parlava ancora peggio il tedesco. Ed era italiano, molto dotto, antropologo, e aveva lavorato molto sul problema della delinquenza. E lei aveva cercato di fare conversazione con lui, ma lui le aveva dato poco motivo di interesse. E aveva detto che la delinquenza era in aumento dappertutto, tranne che in Inghilterra e che non credeva ai dati statistici sulla Russia, perché da loro non c’era libertà di stampa. E aveva detto anche che aveva studiato la donna per tutta la vita e che nonostante questo non era riuscito a capirla.
venerdì 22 novembre 2019
Il free jazz punk inglese (3)
In mancanza d’altro mi son messo a giocare coi link e i blogroll stranieri, dove si attraversano posti pieni di compilation, bootleg e dischi fuori catalogo da mettere sulla chiavetta USB, quella che uso in macchina mentre vado a lavorare o torno a casa la sera (un’ora abbondante tutti i giorni). Alla voce Il free jazz punk inglese, come avevo fatto le altre volte, li sto mettendo tutti nel mio feedreader (uso feedly, quello gratis, se vi interessa).
giovedì 21 novembre 2019
Colagrande (2) e Calegari
E in un libro che si chiama Fideg, del 2007, Paolo Colagrande riporta un epigramma del poeta controstilnovista autoriparatore Toni Calegari che fa così:
A un filo
di mutande
è appeso
il mondo intièr.
L’elastico
s’arrende
e il mondo
casca invèr.
mercoledì 20 novembre 2019
Dei ricordi (5)
Il 20 novembre del 2014 era un giovedì lavorativo come tutti gli altri e scrivevo una cosa intitolata “la crisi economica, la crisi permanente, la crisi in generale, il grillismo e il neo-neofascismo, Wolverine che muore, gli operai manganellati, i gruppi su Facebook, Renzi, l’ebola, l’ISIS: cosa vuoi mai combinare in un mondo del genere?” e rispondevo:
Ma boh. Noi, per esempio, facciamo un bambino.
L’abbiamo poi fatto davvero.
(E Wolverine, nel frattempo, è tornato in vita.)
martedì 19 novembre 2019
Si ricorderanno di noi (5)
Come della generazione di quelli che facevano le cose e immediatamente ci scherzavano sopra. (Che a volte è un pregio, altre volte invece no.)
lunedì 18 novembre 2019
Rodari
E in un libro che si chiama La freccia azzurra, del 1964, Gianni Rodari, all’anagrafe Giovanni Rodari, dice che per Franco fu una notte indimenticabile, quando i pastelli, uno dopo l’altro, gli mostrarono quello che sapevano fare. Per esempio, gli disegnarono e dipinsero tante bandiere, che la stanza sembrava un giorno di festa nazionale. E che fecero la bandiera tricolore e la bandiera rossa, e si accapigliarono perché ciascuno voleva che la propria bandiera fosse la più bella, poi fecero la pace e disegnarono tutti insieme una bandiera di sette colori. E poi dissero: «Ecco qui, ci siamo tutti e sette e non si fa torto a nessuno. Ora andremo veramente d’accordo.»
venerdì 15 novembre 2019
La New Wave italiana (il blogroll – 12 / per posta – 5)
Anche alla fine dell’anno del blogroll ci sono ancora delle cose che spuntano.
Che avesse ripreso a raccontare delle storie verticali lo sapete tutti, però lo segnalo lo stesso perché l’ho appena spostato nel gruppetto della New Wave italiana del mio feedreader (uso feedly, quello gratis, se vi interessa), e sto parlando di:
giovedì 14 novembre 2019
Credete alle fate?
C’è molto buio, come quasi tutte le sere, e solo una lucina da lettura col suo braccino pieghevole illumina il libro e il suo intorno di facce e cuscini e coperte tirate su fino alle spalle. Io sto leggendo a voce alta col magone e gli occhi bagnati, perché è lo stesso passo del libro di Peter Pan che legge la mamma di Elliott alla piccola Gertie (Drew Barrymore) in E.T. L’Extraterreste, quindi, insomma, capite il coinvolgimento. E…
«Di secondo in secondo, la luce di Trilly si attenuava, e Peter sapeva che la piccola fata non avrebbe più avuto vita quando la fiamma si fosse spenta.
Felice di quelle lacrime, Trilly sporse le sue piccole dita per sentirle scorrere. Parlò anche, ma la sua voce era ormai così fioca che subito Peter non afferrò quanto diceva. Poi capì. Trilly gli stava dicendo che era certa di guarire se i bambini avessero creduto ancora alle fate.
Peter tese le braccia. Non c’erano più bambini là, ed era notte. Ma si rivolse a tutti quelli che in quel momento stavano sognando l’Isolachenonc’è e che perciò erano più vicini di quanto immaginiate. Bambini e bambine nelle loro camerette e piccoli selvaggi nei cesti appesi agli alberi: tutti furono interpellati da Peter.
— Credete alle fate?
Trilly si alzò a sedere sul letto con una certa vivacità per udire le risposte…
…
— CREDETE ALLE FATE?
Eh?
Tu ci credi alle fate?»
«No. Io credo solo ai draghi.»
Addio, piccola Trilly.
mercoledì 13 novembre 2019
Nori (3)
E in un libro che si chiama Bassotuba non c’è, del 1999, Paolo Nori dice che quando incontra la gente, che gli chiedono Come va? per un attimo ha la tentazione di dirglielo.
martedì 12 novembre 2019
Mento (non sapendo di mentire)
Ieri sera il Miny mi ha chiesto: «Perché il mento si chiama mento?»
Gli ho risposto che non lo sapevo, ma che avrei studiato e glielo avrei detto il giorno dopo, cioè oggi.
Lui mi ha detto «Ok» e poi è andato a dormire.
Intanto, mentre dormiva, ho chiesto all’internet (cioè a facebook, che adesso è l’internet, ahinoi e ahime) se qualcuno avesse idea del perché il mento si chiama mento così da poter fare una bella figura col Miny il giorno dopo, cioè oggi.
La risposta più bella l’ha data un’amica, che ha detto che il mento si chiama mento «perché non poteva chiamarsi altrimento».
lunedì 11 novembre 2019
Carrère (2) (e forse Twain)
E sempre in un libro che si chiama Io sono vivo, voi siete morti, del 1993, Emmanuel Carrère dice che nel rispondere a un giornalista che gli aveva chiesto della sua infanzia, Mark Twain aveva accennato al suo gemello, Bill. E che lui, cioè Mark Twain, e Bill da neonati si assomigliavano al punto che per distinguerli i genitori avevano legato al polso di ognuno un nastrino di colore diverso. E che un giorno li lasciarono soli, senza controllo, nella vasca da bagno, e uno dei due annegò e i nastrini si erano sciolti. «Per cui», concludeva Mark Twain, «non si è mai saputo chi dei due sia morto, se io o Bill».
venerdì 8 novembre 2019
C.C.C.P.
Chiedevo sempre a mio padre cosa volesse dire C.C.C.P., quando lo leggevo sulle canottiere degli atleti ai mondiali o alle olimpiadi.
Mio padre rispondeva tutte le volte: «Col Cazzo Che Perdiamo!»
Avevo dieci anni quando cadde il muro. Quasi undici.
(una cosa che posto tutti gli anni, quando mi ricordo, il 9 novembre)
Shock culturale
I miei genitori, che da anni, ma forse sono già decenni, collaborano attivamente col Progetto Chernobyl di Carpi, Novi e Soliera, la scorsa settimana erano andati a Minsk per un tour serratissimo di ospedali, cliniche, associazioni e cose così. Quando il Miny l’aveva saputo, aveva fatto loro una richiesta molto precisa.
E quindi è successo che loro l’avevano preso in parola, e per quattro o cinque giorni, mentre giravano per la città, gli ospedali, le cliniche e le associazioni, hanno chiesto a tutti quelli che incontravano dove potessero trovarne un Topo colosso di Minsk, ricevendo come unica risposta solo grandi facce storte a forma di punto interrogativo.
Tutte le volte che ci ripenso e me li immagino, casco dalla sedia dal ridere.
Però, bisogna dire, sono stati comunque molto bravi, mi hanno portato a casa una bottiglia di vodka Beluga, che anche se è russa, anzi siberiana, va poi benissimo lo stesso.
giovedì 7 novembre 2019
Trout
E in un libro che si chiama Venere sulla conchiglia, del 1975, Kilgore Trout riporta un poema epico intitolato Edipo 1 – Sfinge 0, di Ippolito dei “conti” Bruga, nato Julius Ganz, che riassume in tre versi l’infinita, enigmatica rete delle cause e degli effetti, e dove la Sfinge dice che il mondo è un’intricata finzione e chiede se c’è un filo o non c’è, per uscire dal labirinto, e Edipo le risponde che certo che c’è, ma è finto.
mercoledì 6 novembre 2019
Senza una ragione particolare o una ricorrenza precisa
Oggi, mentre ero in tutt’altre faccende affaccendato, mi è capitata sotto gli occhi la foto che avevo scattato alla Torre Civica di Novi di Modena (natìo borgo selvaggio) il ventinove maggio del duemiladodici, sì, quel giorno là.
Sapevo che era finita nella pagina di Wikipedia del paesello, ma non sapevo che fosse stata cannibalizzata da altre pagine forestiere dedicate a Novi di Modena, come quella araba, quella russa o quelle di lingue che non non ho idea di cosa siano. Sono molto contento.
Comunque, se uno non ha voglia di cliccare in giro, la foto è questa qui:
martedì 5 novembre 2019
Fruttero & Lucentini (3)
E in un libro che si chiama La prevalenza del cretino, del 1985, Carlo Fruttero e Franco Lucentini dicono che, quando sente parlare di revival della samba, delle ghette o della polenta, la gente dovrebbe toccare ferro, altro che sorridere compiaciuta.
lunedì 4 novembre 2019
Primo Halloween (anche per me)
31 ottobre 2019, interno tardo pomeriggio. Fuori è già quasi buio.
«Mi devo mettere il costume!»
«Abbiamo quello di Zorro che hai usato a Carnevale.»
«Ok.»
(Glielo metto.)
«Così però non sono mostruoso!»
(Tiro fuori la maschera dei Tre Allegri Ragazzi Morti; se la mette.)
«Vado a vedermi allo specchio.»
«Vai, sei l’Allegro Zorro Morto!»
(Ritorna.)
«No!»
«Perché no?»
«Non mi piace e mi stringe gli occhi.»
(Scartabello nello scatolone dei giochi e trovo la maschera di cartone di Sdentato, il drago di Dragon Trainer, che avevamo comprato in edicola un mese fa; gliela passo; se la mette; va allo specchio e ritorna.)
«Va bene, andiamo.»
«E così cosa sei, col costume di Zorro e la maschera di Sdentato?»
«Sono il drago della giustizia!»
«Ok»
(Andiamo.)
venerdì 1 novembre 2019
Manzoni
E in un libro che si chiama I promessi sposi, del 1842, Alessandro Manzoni dice che si potrebbe, tanto nelle piccole cose, come nelle grandi, evitare, in gran parte, quel corso così lungo e così storto, prendendo il metodo proposto da tanto tempo, d’osservare, ascoltare, paragonare, pensare, prima di parlare. Ma che parlare, questa cosa così sola, è talmente più facile di tutte quell’altre insieme, che anche noi, e dice noi uomini in generale, siamo un po’ da compatire.
giovedì 31 ottobre 2019
Dei ricordi (4)
Il 31 ottobre del 2016, era un periodo un po’ movimentato, ero a mezza via tra due case e scrivevo una cosa intitolata “traslocando” che diceva:
Nel fare gli scatoloni abbiamo buttato giù una bozza del programma di un Fronte Internazionale Per La Standardizzazione Estrema Del Formato Dei Libri (FIPLSEDFDL). Editori state all’occhio.
Invece il 31 ottobre del 2018 ero a casa, quella nuova, stavo giocando col Miny e avevo scritto una cosa intitolata “fino a qui tutto bene?” che diceva così:
Miny: «Andiamo a giocare?»
Many: «Andiamo.»
Miny: «Combattiamo?»
Many: «Combattiamo!»
Miny: «Il tuo potere della luce è forte, ma non può nulla contro la furia dell’oscurità»
Many: «…»
mercoledì 30 ottobre 2019
Dei ricordi (3)
Il 30 ottobre del 2017 era un lunedì sera e scrivevo una cosa che diceva così:
Frecciarossa Milano Porta Garibaldi-Reggio Emilia AV.
Carrozza 4. Posto 18A.
Squilla il telefono:«Pronto?»
«Papaaaaaaà!»
«Ciao piccolino! Sto tornando a casa.»
«Dove sei?»
«In treno.»
«Stai tornando da PATATA CITY?»Non riesco a rispondere, sto facendo un verso che è un po’ una risata sguaiata, un po’ un trattenere il magone, un po’ cercare di non passare per scemo, almeno agli occhi degli sconosciuti dei posti 18B, 18C e 18D.
Ma come facevo prima?
Come facevo prima?
È ancora un mistero.
***
martedì 29 ottobre 2019
Lo strano caso del furto dell'arrosto
E in un libro che si chiama Repertorio dei matti del Canton Ticino, del 2019, curato da Paolo Nori e scritto da Antonia Boschetti, Sabrina Caregnato, Olmo Cerri, Anna Maria Di Brina, Sandra Dissertori, Sara Groisman, Romina Henle, Luca Jaeggli, Esmeralda Mattei, Manuela Mazzi, Marco Miladinowitzsch, Lisa Müller, Elena Nuzzo, Alan Pipitone, Chiara Spata, Giuseppe Tami, Irmtraut Tonndorf, Cristina Zamboni e Carlotta Zarattini, a un certo punto si dice che:
lunedì 28 ottobre 2019
Hašek (2)
E invece nel quattordicesimo capitolo, intitolato Discorso sulla riabilitazione degli animali, sempre di un libro che si chiama Storia del Partito del progresso moderato nei limiti della legge, che da quel che ho capito è del 1963, Jaroslav Hašek dice che, come con il maiale, così stanno le cose anche con tutti quegli animali che servono alla gente come fonte di benefici, e ai candidati parlamentari come insulti. E che voi che presenziate spesso alle riunioni elettorali avete certamente già sentito il grido: «Tacete, bove!». E che questo grido fa torto a una determinata specie di animali, con il che Hašek non intende naturalmente i candidati, ma fa soltanto notare che questo grido in realtà loda il candidato stesso a cui viene rivolto, perché un bue ha un valore ben maggiore di un candidato. Un bue pesa sugli 800 kg, mentre un candidato non arriva neanche a 80 kg, e se vendete il bue ne ricavate quattro centoni, mentre vendendo il candidato non avrete nemmeno uno zecchino.
venerdì 25 ottobre 2019
La ragione ti ha un po' preso la mano
C’è che poi è molto facile arrabbiarsi per le cose che ci fanno arrabbiare e andare subito a scriverlo sull’internet, da qualsiasi parte, come per esempio scrivevo io alla fine di marzo in un post intitolato Il nervoso (sui libri per l’infanzia) dove dicevo così:
Ma io mi domando e dico: ma quando sceneggiate, scrivete, illustrate o traducete un adattamento o una riduzione di Pinocchio, ma cosa vi costa sceneggiare, scrivere, illustrare o tradurre “Pescecane”, invece di “Balena”? Cosa vi costa? Eh?
Ed ero arrabbiato né più né meno che con la Disney, anche se non è che alla Disney gliene fregasse o gliene potrebbe fregare qualcosa della mia arrabbiatura. Però scrivere quella cosa mi sembrava giusto e necessario.
Poi l’altra sera abbiamo cominciato a leggere Peter Pan prima di andare a dormire, con le coperte tirate su fino al mento e solo una lucina pieghevole a illuminare il libro. E siamo già tutti immersi nelle vicende della famiglia Darling, quando a un certo punto con la coda dell’occhio vedo la frase successiva che dovrò leggere…
mercoledì 23 ottobre 2019
Si ricorderanno di noi (4)
Come della generazione di quelli che aprivano le pizzerie perché volevano vendere la pizza, ma anche delle altre cose, tipo dei primi, dei secondi e dei contorni, e allora le pizzerie le chiamavano NON SOLO PIZZA; o di quelli che aprivano un forno e ci vendevano anche i salumi e i formaggi e lo chiamavano NON SOLO PANE; o di quelli che aprivano dei negozi di dischi, ma poi volevano venderci magari anche dei film in DVD e i negozi di dischi li chiamavano NON SOLO MUSICA. E allora si ricorderanno di noi come della generazione di quelli che per dire le cose non le dicevano.
martedì 22 ottobre 2019
Cornia (2)
E in un libro che si chiama Le pratiche del disgusto, del 2007, Ugo Cornia dice che ormai viviamo in una società più lunga, la società più lunga che c’è stata fino adesso sulla faccia della terra dopo tante altre società normali o addirittura anche più corte delle società normali, e che in questa società lunga, dove tanta gente ha qualcosa di più lungo, ormai ci deve essere rimasto solo lui di normale con una visione lunga normale e il cazzo lungo normale e la macchina lunga normale e senza neanche il giardino.
lunedì 21 ottobre 2019
Il 15-18: Intermezzo (con delle scuse)
Avevo iniziato l’anno dicendo che avrei ripreso a scrivere sul blog perché avevo da raccontare della nostra piccola Grande Guerra privata del 2015-2018, coi suoi caduti, i suoi feriti, le sconfitte e le vittorie. Alla fine ho scritto solo il Capitolo 1, quello della nascita, mentre il secondo, il terzo e il quarto capitolo, quelli dei morti, e il quinto, quello della resurrezione, io, chiedo scusa, non ci sono riuscito.
Ci ho provato e riprovato, ma niente.
Forse non è tempo, forse in futuro ci riuscirò, forse no, non lo so. Mi spiace.
venerdì 18 ottobre 2019
Solla
E in un libro che si chiama Il fiuto dello squalo, del 2012, Gianni Solla dice che lui chiama fallimento le circostanze che portano un uomo dalla nascita alla morte in una maniera poco divertente. Ma poi dice che si tratta di una mancanza di eleganza. E che, dal punto di vista della carne, il fallimento è intrinseco, quindi la morte è un successo.
giovedì 17 ottobre 2019
L'Emilia-Romagna, spiegata bene (da Google Maps)
Se uno ci va con Google Maps, Parma, dall’alto, sembra un gran deposito di autobus.
martedì 15 ottobre 2019
La cosa più sconvolgente del Joker nell'era di internet
Magari sono solo io, che non me ne ero mai accorto prima, ma comunque l’ho capito solo pochissimo tempo fa ingrandendo delle foto e leggendo dei commenti, che il Joker del telefilm degli anni 60 sotto il trucco aveva i baffi.
lunedì 14 ottobre 2019
Hašek
E nel terzo capitolo, intitolato Discorso agli elettori, di un libro che si chiama Storia del Partito del progresso moderato nei limiti della legge, che da quel che ho capito è del 1963, Jaroslav Hašek dice che lui e i suoi amici, cioè i suoi interlocutori, quindi gli elettori, sono là dove non volevano essere, come disse il signor Lustig quando voleva andare a Budĕjovice e si sedette sul treno che andava a Liberec e fu trovato dal controllore Šupík in seconda classe mentre aveva il biglietto di terza e a Bakov fu buttato fuori dalla carrozza.
venerdì 11 ottobre 2019
La Luna
Qualche sera fa era un artiglio. Anzi, in verità era «quasi un artiglio di Luna».
Stasera è gialla «come un dente di gigantosauro».
giovedì 10 ottobre 2019
Servizio pubblico (corso di sopravvivenza aerea per bambini)
Sugli aerei Ryanair non c’è la brochure plasticata che ti mostra le cose da fare in caso d’emergenza (scusate se son cose che sapete tutti, ma io l’ho scoperto da pochissimo: era un po’ di anni che non prendevo dei voli Ryanair, mi ero abituato bene), ma le istruzioni sono appiccicate sul retro della testiera del seggiolino davanti (che è una buona idea per risparmiare sui fogli volanti ed evitare che la gente se li porti a casa, perché c’è della gente che colleziona di tutto). Ho fatto una foto, così si capisce meglio:
mercoledì 9 ottobre 2019
Nori (2)
E in un libro che si chiama La Grande Russia portatile, del 2018, Paolo Nori dice che nell’estate del 2017, a San Pietroburgo, mentre passavano davanti alla sede del Kgb, sul Liteinyi prospekt, poco distante dalla casa dove abitava Iosif Brodskij, un suo amico gli ha raccontato che un funzionario russo ha proposto di far diventare quel palazzo, la sede del Kgb, Pamjatnik literatury, un monumento letterario, e quando gli hanno chiesto cosa c’entrava il Kgb con la letteratura lui sembra che abbia risposto «Son passati tutti di qua».
martedì 8 ottobre 2019
Sono stato a Londra, per quello che nei giorni scorsi non ho scritto niente
Ma comunque sono andato lo stesso in un bel po’ di bar, che là si chiamano pub.
L’unica cosa, la London pride, che spinata a caduta come fanno gli inglesi è una delle birre più buone del mondo, e le altre volte che ero stato a Londra ne avevo bevuti dei litri o forse dei decalitri, invece questa volta, boh, sarà stata colpa mia, sarò andato nei posti sbagliati, sarà l’odore della Brexit che si respira per la strada, non lo so, ma non c’è stato verso di trovarla. Un gran peccato.
giovedì 3 ottobre 2019
L'arrosto di maiale
L’arrosto di maiale, tanti lo sanno fare bene, ma come lo faceva lei era buonissimo.
Ma come mai il suo arrosto di maiale era così buono? Cos’aveva di tanto speciale? Era forse perché lei, prima di infornarlo, tagliava via gli estremi e poi lo metteva nella padella così, amputato? Qualcuno si fece coraggio, e le chiese come mai, prima di metterlo in forno, lei tagliasse gli estremi dell’arrosto, e se fosse quello lì il tocco speciale che rendeva il suo arrosto di maiale così buono rispetto a tutti gli altri.
martedì 1 ottobre 2019
Wu Ming
E in un libro che si chiama L’armata dei sonnambuli, del 2014, dei Wu Ming, un personaggio dice a un altro che l’aveva sempre detto, lui, che la noia è controrivoluzionaria. Ma l’altro gli risponde che non è la noia: sono gli annoiati. E che bisogna diffidare di chiunque si lamenti della noia che patisce. E che chi ti dice che si annoia è uno stronzo, sempre, uno che ti vuol mettere il gioppino nel retro.
lunedì 30 settembre 2019
I ferri del mestiere e L'altra canzone del sole (e poi La guerra degli affetti)
Lo so che adesso siete tutti lì ad ascoltarvi Battisti (Lucio) su Spotify e che non è il momento mediaticamente più opportuno per parlare di queste cose. Ma forse, invece, sì, perché l’altro giorno è uscito un disco intitolato I ferri del mestiere, di un noto cantautore locale che si chiama Frigieri (Giancarlo), e dentro c’è un pezzo bellissimo intitolato L’altra canzone del sole, che chiude un po’ il cerchio e torna a dare un senso a giorni nostri.
Poi, sempre dentro a I ferri del mestiere di Giancarlo Frigieri, c’è un altro pezzo intitolato La guerra degli affetti dove ci sono anche io che suono il piano, ed è per questo che scrivo queste due righe e cioè per dire a tutti che finalmente è uscito IL MIO DISCO.
Disco che, comunque, è bello tutto. Se volete ascoltarlo, lo trovate qui:
venerdì 27 settembre 2019
giovedì 26 settembre 2019
Si può anche far senza (4)
Per esempio della pizza al metro, anche se non saprei spiegare bene il perché, ma il fatto che non sia tonda me la fa sembrare, boh, insensata.
mercoledì 25 settembre 2019
Mazzucchelli
E in un libro che si chiama Asterios Polyp, del 2011, David John Mazzucchelli dice che poi di fatto ci vuole poco a capire gli altri, basta ignorare ciò che dicono e guardare cosa fanno.
martedì 24 settembre 2019
Il nervoso (che c'è)
Sono diventato molto permissivo rispetto a tanti anni fa, non me ne frega quasi più niente se qualcuno sbaglia un congiuntivo, se scrive qualcosa che grammaticalmente non va mica tanto bene, se sbaglia la punteggiatura, eccetera. Sono anche diventato molto zen quando sento i piuttosto che disgiuntivi o settimana prossima senza l’articolo, che sono due cose che mi mandavano nei matti, una volta. Adesso segno solo sui libri, con una bisciolina a matita sotto la parola, le decadi usate per i decenni e poco altro, e quando sono proprio imbufalito tiro una freccina che esce dal paragrafo e sul margine libero scrivo un bel “NO!”, ma sono cose che tengo per me. Ho scoperto che così si vive meglio.
Però poi quando sono lì che ho appena mandato un messaggio a qualcuno su Whatsapp, che non lo posso neanche modificare, e volevo scrivere tipo “ce n’è” e mi viene scritto magari “c’è ne” perché il correttore automatico del telefono vuole pensare al posto mio, mi vengono di quei nervosi che tiro dei cancheri a voce altissima e la gente si gira e mi guarda male. Poi mi calmo, dico vabbè, faccio finta di niente e vado avanti.
E mi sento sporco tutto il giorno.
lunedì 23 settembre 2019
Fruttero & Lucentini (2)
E in un libro che si chiama La donna della domenica, del 1972, Carlo Fruttero e Franco Lucentini usano un sacco di metafore e similitudini; una volta avevo provato a raccoglierle tutte e – ammesso che siano davvero tutte tutte, ma qualcosa mi sarà scappato di sicuro – dicono così:
sabato 21 settembre 2019
Miù Miù
«… Nel giardino dell’Eden c’era di tutto. Fegatini, rognoncini, carne tritata, pesciolini rossi e ciotole di latte. Solamente una cosa non si poteva mangiare: “la Lisca di Pesce Proibita”, che cresceva nel mezzo di questo magnifico Paradiso Terrestre. Un giorno Miù Miù, la prima gatta, incontrò il Diavolo vestito da topo…»
giovedì 19 settembre 2019
Thegiornalisti
Io se fossi Dio
maledirei davvero i Thegiornalisti
e specialmente tutti
che certamente non sono brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.
***
mercoledì 18 settembre 2019
Babel’
E invece in un libro che si chiama Racconti di Odessa, del 1931, in un racconto intitolato Ljubka Cosacco, Isaak Ėmmanuilovič Babel’ dice a un certo punto che il sole pendeva dal cielo come la lingua rosa di un cane assetato.
E poi, sempre nello stesso libro, ma in un altro racconto intitolato Padre, dice che gli ubriachi erano spaparanzati per il cortile come mobili rotti.
martedì 17 settembre 2019
Oggi
C’è un problema: il bar è chiuso. Però mi ha telefonato mia mamma, mi ha detto che ha comprato delle gallinelle (i pesci) e quindi adesso vado là. Va bene anche così.
lunedì 16 settembre 2019
Čechov
E in un racconto intitolato Il monaco nero, del 1894, Anton Pavlovič Čechov dice che la casa di Pesockij era enorme, con colonne, leoni da cui si scrostava l’intonaco e un lacchè in livrea all’ingresso. E che il parco antico, cupo e severo, in stile inglese, si stendeva per un chilometro buono dalla casa al fiume e lì terminava in una riva argillosa alta e scoscesa, su cui crescevano pini dalle radici nude simili a zampe pelose; e che, sotto, l’acqua scintillava inospitale, volavano con un lamentoso pigolìo i beccaccini, e c’era sempre un’atmosfera tale che veniva voglia di mettersi a scrivere ballate.
venerdì 13 settembre 2019
Una volta l’anno
Succede una volta l’anno, per tre giorni filati, tutti gli anni, che tra Carpi, Modena e Sassuolo vedi l’uomo della strada che va in giro a piedi per le vie del centro con la faccia tirata e lo sguardo sagace, e lo senti usare delle parole insolite, tipo «ontologia».
giovedì 12 settembre 2019
Pierino e il lupo e noi
Da un paio di mesi stiamo ascoltando molte volte al giorno, tipo sedici, «Pierino e il lupo» di Sergej Prokof’ev suonato dall’orchestra del Teatro Comunale di Bologna e narrato da Lucio Dalla. Stamattina ero a Bologna, per lavoro, e a un certo punto, mentre tornavo a prendere il treno, ho alzato gli occhi ed ero lì, cioè nel posto che si vede nella foto qui sotto.
E mi è venuto un magone che a spiegarlo faccio fatica.
mercoledì 11 settembre 2019
Una specie di poesia (che risponde a una poesia)
Oggi Smeriglia
che di nome
fa Astutillo
su Twitter
ha scritto
che
martedì 10 settembre 2019
venerdì 6 settembre 2019
Dei ricordi (2)
Il 6 settembre del 2014 era un sabato e scrivevo una cosa che diceva così:
La fine dell’estate coincide con la colazione al bar, verso mezzogiorno, fuori, nel tavolino al sole.
E il 6 settembre del 2015 ero a casa e scrivevo una cosa intitolata “siamo fatti così” che diceva:
Il pupazzetto preferito del Miny è una specie di Tyrannosaurus Rex con la coda e le zampette che scricchiolano quando le schiacci con le manine o le mordi con le gengive. L’abbiamo battezzato Marc Bolan.
E oggi piove.
giovedì 5 settembre 2019
Fruttero
E in un libro che si chiama Mutandine di chiffon, del 2010, Carlo Fruttero dice che chi ha avuto la passione della lettura sa che si tratta di una vera passione, feroce, esclusiva, come il gioco o il terrorismo, che fa sembrare insignificante qualsiasi altra cosa.
mercoledì 4 settembre 2019
martedì 3 settembre 2019
Colagrande
E in un libro che si chiama La vita dispari, del 2019, Paolo Colagrande dice che pare che il soffrire sia un capitale monetizzabile in benevolenza divina, perché a Dio piace ricevere in dono le sofferenze degli uomini. E che è un passaggio oscuro, che la religione cristiana spiega così: il dono della sofferenza è un gesto compensativo verso Dio il quale, offrendoci la sua croce, si è fatto carico della nostra. E dice che ha sintetizzato molto, ma che il ragionamento si imbroglia nella sua stessa sintassi, perché se l’Onnipotente, salendo in croce, si fosse fatto carico della sofferenza dell’uomo, a quest’ora l’uomo non soffrirebbe. E che siccome invece l’uomo soffre, vien da pensare o che Dio si sia per così dire sovraesposto in programmi affrettati e velleitari (e del resto, dice, stiamo parliamo di un uomo su una croce, non seduto dietro a una scrivania), o che il discorso sia viziato da una grossolanità tipica degli uomini.
lunedì 2 settembre 2019
Questa invece funziona ancora
Cioè la gag sul Santo Patrono di Sanremo.
Ve la regalo. Fatene buon uso.
venerdì 30 agosto 2019
La New Wave italiana (il blogroll – 11 / per posta – 4)
Non so se fosse colpa del suo feed che si era rotto e poi è resuscitato o se fosse invece stata una disattenzione mia nelle impostazioni del mio feedreader oppure boh, non lo so, ma a un certo punto dell’estate è riesploso di nuovi post e capolavori un feed cui tenevo tantissimo. Quindi adesso lo aggiungo al gruppetto della New Wave italiana del mio feedreader (uso feedly, quello gratis, se vi interessa).
giovedì 29 agosto 2019
Ci sono rimasto male
Usavo quasi sempre la gag del vero nome di Pippo Franco quando dovevo giocarmi qualcosa di divertente in società, tipo al ristorante o al bar, e faceva sempre molto ridere, soprattutto quando facevo andare i miei interlocutori su Wikipedia a controllare e lì l’effetto comico raggiungeva l’apice, con delle gran risate e dei gran NOOO! divertiti eccetera; e adesso invece… niente, oggi sono andato per caso su Wikipedia e sono capitato sulla pagina di Pippo Franco dove si dice che il vero nome di Pippo Franco è Francesco Pippo. Credo che quella gag non la farò mai più. Un gran peccato.
mercoledì 28 agosto 2019
Adams (3) (un'altra volta)
E sempre in un libro che si chiama Ristorante al termine dell’Universo, del 1980, Douglas Adams dice che il maggior problema, ossia uno dei maggiori problemi (ce ne sono tanti) che l’idea di governo fa sorgere è questo: chi è giusto che governi? O meglio, chi è così bravo da indurre la gente a farsi governare da lui?
E dice anche che, a ben analizzare, si vedrà che: a) chi più di ogni altra cosa desidera governare la gente è, proprio per questo motivo, il meno adatto a governarla; b) di conseguenza, a chiunque riesca di farsi eleggere Presidente dovrebbe essere proibito di svolgere le funzioni proprie della sua carica, per cui: c) la gente e il suo bisogno di essere governata sono una gran rogna.
martedì 27 agosto 2019
lunedì 26 agosto 2019
Così va la vita (una scusa per andare in chiesa)
In quel periodo della mia gioventù in cui dovevo prendere i sacramenti perché così andavano le cose, o almeno andavano così per via di mille convenzioni sociali e per il quieto vivere nel natìo borgo selvaggio, mi ricordo che io di andare al catechismo avevo più o meno la voglia che si può avere di prendere degli schiaffi a due alla volta. Non perché fossi avverso alla religione, anzi, tutto sommato quando mi spiegavano il Vangelo lo trovavo interessantissimo e devo anche dire che poi nella vita mi è servito per avere a che fare con la gente. Ma era più che altro il doversi alzare la mattina presto.
Non mi dava fastidio neanche la messa, era proprio l’orario.
venerdì 23 agosto 2019
L'Emilia-Romagna, spiegata bene (onomastica)
Sinue, Olmes, Osiris, Redesilda, Enus, Guesde, Conchita, Casimiro, Sirte, Oberdan, Domitilla, Isio, Efisio, Emer, Tagiuro, Fiorina, Delizia, Valfro, Erenio, Marna, Zebina, Eglaide, Nenele, Millo, Rao, Medardo, Olver, Primenzo, Dirce, Teodolinda, Abdonia, Mausi, Idilio, Rosilda, Egle, Isaura, Evro, Ellero, Iames, Dilma, Ottobrina, Oannina, Selibre, Iules, Alienide, Valmore, Vivilde, Deanice, Velma Delia, Virca, Carla Zoe, Benedino, Pillade, Arve, Reto, Ieber, Ronny, Alcibiade, Avde, Alves, Argia, Ondina, Memmo, Ulderico, Sigfrido, Stelio, Asbide, Demalide, Esarmo, Etner, Alder, Berenice, Ione, Elmar, Aftene, Frediano, Efrem, Confucio, Laerte.
giovedì 22 agosto 2019
Hobsbawm (3)
E in un libro che si chiama L’età della rivoluzione (1789-1848), del 1962, Eric John Ernest Hobsbawm dice che il centro del nuovo governo francese, che rappresentava un’alleanza tra giacobini e sans-culottes, si spostò sensibilmente a sinistra. E che la prova di ciò fu il rimaneggiamento del Comitato di Salute Pubblica, che divenne ben presto il vero e proprio ministero della guerra francese. E che di esso non faceva più parte Danton, un rivoluzionario potente, dissoluto, probabilmente corrotto, ma di immenso talento e più rimodernato di quanto non sembrasse – era stato ministro nell’ultimo governo regio –, ma che vi entrò Maximilien Robespierre, che ne divenne il membro più influente.
E poi dice che pochi storici hanno espresso giudizi spassionati su questo avvocato elegante, raffinato, fanatico, convinto – forse un po’ troppo – di possedere il monopolio personale della virtù, perché egli è tuttora l’incarnazione di quel terribile e glorioso Anno II che nessun uomo è capace di guardare con occhio neutrale. E che egli non era affatto un individuo simpatico: anche quelli che ritengono che egli fosse nel giusto tendono oggi a preferirgli lo splendido rigore matematico di quell’architetto di paradisi spartani che fu il giovane Saint-Just. E che non era un grand’uomo, anzi sovente era piuttosto meschino. Ma dice anche che è il solo individuo scaturito dalla Rivoluzione (a parte Napoleone) attorno al quale si sia sviluppato un vero e proprio culto. E questo perché per lui, e anche per la storia, la Repubblica Giacobina non era un espediente per vincere la guerra, ma un ideale: il terribile e glorioso regno della giustizia e della virtù, dove tutti i buoni cittadini erano uguali agli occhi della nazione e il popolo annientava i traditori. E che attingeva tutta la sua forza dagli insegnamenti di Jean-Jacques Rousseau e dalla cristallina convinzione della propria rettitudine. E che né i suoi poteri, né la sua carica avevano carattere dittatoriale, poiché egli era solo un membro del Comitato di Salute Pubblica, che a sua volta era un sottocomitato – il più potente, ma non onnipotente – della Convenzione. E che la sua forza era quella del popolo, quella delle masse parigine; il suo terrore era il loro terrore. E che quando le masse lo abbandonarono, egli cadde.
mercoledì 21 agosto 2019
martedì 20 agosto 2019
Il mare
Se devo dire una cosa su come sia cambiato il mare negli ultimi anni, e per mare intendo quello che noi di solito consideriamo mare quando diciamo «andiamo al mare» e cioè la spiaggia, gli ombrelloni, la gente, i bagni coi balli di gruppo e le animazioni, gli altoparlanti coi tormentoni estivi e gli scivoli sulla sabbia eccetera, quindi, per capirci, la Riviera romagnola, rispetto a quando eravamo bambini e ci andavamo coi genitori, ma anche rispetto a quando eravamo dei ragazzini e ci andavamo cogli amici, ecco, magari mi sbaglio, ma mi sembra che ci siano meno tette.
lunedì 19 agosto 2019
Herr
E in un libro che si chiama Con Kubrick, del 2000, Michael David Herr dice che si poteva sempre contare su Stanley ogni volta che c’era da votare per la Bellezza contro il Contenuto, dato che non le riteneva due cose separate.
mercoledì 14 agosto 2019
martedì 13 agosto 2019
Casu dolce Casu
Da un po’ di giorni avevo in mente di scrivere un post intitolato così, Casu dolce Casu, dove avrei raccontato di quando per la seconda volta nella vita ho conosciuto a migliaia di chilometri da casa una persona che conoscevo da anni solo virtualmente grazie a FriendFeed, e di come questa persona la settimana scorsa avesse mollato il lavoro e la pausa pranzo per venirmi a prendere nel mezzo del niente valenciano, tra una sopraelevata e una ferrovia, per portarmi a casa sua dove sono entrato con bagagli, moglie e figlio occupandogli una stanza, il bagno, il frigo, la caffettiera e Netflix per cinque giorni; poi avrei raccontato che la sera tornava dal lavoro, questa persona, si faceva una doccia veloce e ci portava fuori a mangiare tapas in posti incredibili e a bere delle birre in quantità e un’agua de Valencia così buona che ho ancora la nostalgia in gola; e poi avrei detto che, a parte il mangiare e il bere, in quelle sere, che erano le prime volte in cui parlavamo con le nostre voci vere invece di scrivere o leggerci nei commenti qua e là in giro per i socialcosi, non so come sia stato, ma è successo che siamo diventati, mi sembra, molto amici, di quelle amicizie in cui ci si scambiano anche confidenze e intimità e cose così, senza quel timore o quella vergogna che a volte uno ha anche nei confronti della gente con cui è cresciuto per la strada.
lunedì 12 agosto 2019
giovedì 8 agosto 2019
Cose che mi piacciono molto (5)
Tipo a Valencia, che in agosto fa molto caldo, ma davvero MOLTO caldo, puoi girare tutto il giorno con la maglietta costellata di chiazze di sudore, e ogni tanto puoi fermarti in un bar – c’è un bar in media ogni dieci passi – e nessuno sembra farci caso.
sabato 3 agosto 2019
Moore (2)
E sempre in un libro che si chiama Jerusalem, del 2016, Alan Moore dice che prima o poi tutte le persone e i luoghi che amiamo cesseranno di esistere, e che l’unico modo per preservarli è l’arte. E che è la funzione dell’arte, recuperare ogni cosa dal tempo.
venerdì 2 agosto 2019
2 agosto 1952, 2 agosto 1980, 2 agosto 1998
Il 2 di agosto del 1952, mi nonno, Corrado, diceva sempre che era notte e che…
… ero andato in bicicletta a casa sua, l’avevo caricata sulla canna e via, ci eravamo sposati che era già incinta… l’avevo presa sulla canna della bicicletta, l’Ada, e lei, che era la più povera del paese, aveva una scatola da scarpe come dote… ma non era mica piena, eh, la dote era proprio la scatola da scarpe, pensa te com’era povera… però era bella, l’Ada, e poi l’avevamo chiamata a lavorare in campagna da noi e non sapeva fare niente, e quando c’era da spostare il fieno le cadeva sempre tutto addosso che io e mio padre facevamo di quelle ridute che cascavamo per terra.
E oggi sarebbero stati 67 anni di matrimonio, se l’Ada e Corrado fossero ancora al mondo. Mi mancano moltissimo, ma così va la vita.
giovedì 1 agosto 2019
Vannini (2)
E sempre in un libro che si chiama Il tensore di Torperterra, del 2013, Emanuele Vannini dice che guardare il mare, normalmente, è un metodo abbastanza sicuro per non farsi rompere i coglioni. E che se stai guardando il mare in silenzio, la gente tende infatti a pensare che tu stia elaborando chissà quali profonde verità o fondamentali domande sulla vita. O, comunque, roba a tema abbastanza universale; pure se pensi a che salsa abbinare al petto di pollo o a quanto sarebbe opportuno – a questo punto della vita – possedere un set ben assortito di brugole.
lunedì 29 luglio 2019
Vannini
E in un libro che si chiama Il tensore di Torperterra, del 2013, Emanuele Vannini dice che Nino aveva fatto pochissima scuola, però lì gli avevano detto che i verbi sono le parole che fanno fare e succedere le cose, e che finiscono tutti in -are, -ere e -ire. E poi dice che Nino lanciò uno sguardo verso la striscia blu. -are. Mare, per esempio, pensò Nino. “Mare”, se lo guardi bene, è un infinito.
sabato 27 luglio 2019
venerdì 26 luglio 2019
Invecchiare (4)
Adesso che è calata la frenesia di immaginarsi vecchi con FaceApp, ci ho pensato un po’, e non le sono andate a cercare nelle timeline dei socialcosi in cui le vedevo passare, ma mi sembra di ricordare che le foto che postavate delle vostre persone invecchiate fossero tutte di facce belle, cioè belle per come può essere bella nella nostra testa la faccia di una persona anziana; e neanche una che avesse dei chili in più, delle verruche, dei porri, dei denti in meno, la bocca un po’ storta per via di un evento ischemico o l’occhio spento o magari spalancato a causa di una qualche demenza o cose così, come dire, reali.
Le facce invecchiate che passavano sui socialcosi erano tutte belle. E FaceApp era diventata così virale, forse, almeno durante quei suoi due o tre giorni di gloria, perché era così veloce e pronta nel fornirci un’immagine rassicurante di come saremo da vecchi.
E invece quando invecchieremo avremo davvero dei chili in più, delle verruche e dei porri, qualche dente in meno o perfino la dentiera, e la bocca storta per via di un’ischemia o l’occhio spento oppure spalancato dalla demenza o cose così, come dire, reali. E saremo tutti un po’ più veri e molto brutti, e quindi, in fondo in fondo, molto più belli.
giovedì 25 luglio 2019
Wu Ming 1 e Santachiara (e Calvino, Pavone e Revelli)
E in un libro che si chiama Point Lenana, del 2013, Wu Ming 1 e Roberto Santachiara dicono che in quelle settimane di sbandamento, per dirla con il partigiano Kim in Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino, bastava «un nulla, un passo falso, un impennamento dell’anima, e ci si trova[va] dall’altra parte». E che «questo nulla», come aveva scritto lo storico Claudio Pavone, era «capace di generare un abisso». E che poteva trattarsi di «un incontro casuale con la persona giusta o con la persona sbagliata; e poteva ricollegarsi al modo in cui si erano vissute le giornate seguite al 25 luglio [1943]», cioè alla caduta di Mussolini. E che in quei giorni Nuto Revelli era un tenente degli alpini appena tornato dalla Russia, ma era già un partigiano quando, il 12 ottobre 1943, scrisse sul suo diario: «Al 26 luglio si poteva anche scegliere sbagliato. Se mi picchiavano, se mi sputavano addosso, forse sarei passato dall’altra parte, con i fascisti, con le vittime del momento. Oggi sarei con le canaglie, con i barabba, con le spie dei tedeschi.»
mercoledì 24 luglio 2019
Occhi di ragazza
Abbiamo ricevuto una cosa da quel bravo cantautore, nonché poeta della musica, che risponde al nome di Giancarlo Frigieri (e sta, tra l’altro, per uscire il suo nuovo album, I ferri del mestiere, dove mi gongolo del fatto di aver suonato il pianoforte in un pezzo, tipo Richard Claydermany, ma avremo modo di parlarne e di gongolarci per bene quando sarà il momento) e volentieri la pubblichiamo. Dice così:
Ieri sentivo “OCCHI DI RAGAZZA” di Gianni Morandi, che è il mio pezzo preferito di Gianni Morandi insieme a “Bella Belinda” e “Chimera”.
E niente, c’è il punto dove va a prendere la nota più alta di tutte, che non so che nota sia ma è a un’altezza spropositata ed è al limite delle sue possibilità e quindi non avrebbe un’emissione pulita e rischierebbe di spezzarsi la voce e non ce la fa, quindi, per arrivarci usa un trucco da maestro, vale a dire dice la lettera O sistematicamente visto che la voce, se dici la O, esce di potenza più facilmente.
Così, la prima volta, dice “partiremo insieme per un viaggio per città che non conosco” ma in realtà canta “PORTIREMO INSIEME” e quindi riesce ad arrivarci come si deve.
E la volta dopo dice “Quando ti risvegli la mattina, tutto il sole nei tuoi occhi”, in realtà canta “QUONDO TI RISVEGLI LA MATTINA”, e così riesce ad arrivarci bene.Poi, finalmente, come una ritenzione anale che si sfoga e suona come una liberazione, al terzo giro canta “OCCHI DI RAGAZZA, QUANTO MALE VI FARETE PERDONARE” allora lì canta “OCCHI” ed è proprio limpido e cristallino e, almeno così mi sembra, si sente proprio che va su con la voce e canta veramente contento di potersi lasciare andare a quelle vertiginose altezze, finalmente libero di volare.
lunedì 22 luglio 2019
Wu Ming 4
E in un libro che si chiama Difendere la Terra di Mezzo, del 2013, Wu Ming 4 dice che se nessuna vittoria sul male potrà dirsi definitiva, questo vale anche per la sconfitta.
sabato 20 luglio 2019
Tema: Alla Luna
Ero in terza media e mi piaceva la scienza, avevo già letto dei libri di cose spaziali e astronomiche, mio zio era un astrofilo dilettante e una volta mi aveva portato in un osservatorio in provincia di Reggio Emilia a vedere le stelle, Giove e la Luna, e poi guardavo tutti i giorni Star Trek: The Next Generation come un credente infervorato ascolta l’omelia del prete in chiesa. Ero fatto così, mi piaceva la scienza ed ero anche bravino in matematica. In italiano, un po’ meno.
La prof di italiano non mi aveva in simpatia. Le rompeva un sacco dovermi dare dei voti alti nei temi, perché tutto sommato scrivevo abbastanza bene, e dei quattro o cinque agli orali perché non studiavo mai, visto che ero un ciclista e al pomeriggio ero sempre in giro ad allenarmi. In classe, poi, ero uno di quelli dell’ultimo banco che facevano sempre del casino; lei mi metteva in punizione nel banco di fianco alla cattedra e io facevo del casino anche lì. Mi odiava moderatamente, la prof di italiano. Però anche lei aveva i suoi bei difetti, tipo che era burbera, cattiva e un po’ stronza.
Mi ricordo ancora il suo nome. Me lo ricordo ma non lo scrivo.
giovedì 18 luglio 2019
Così va la vita (anche sedici anni dopo)
E in un libro che si chiama Il giro di boa, del 2003, Andrea Calogero Camilleri dice accussì:
Falpalà era uno che tentava di fare la faccia di chi avverte che a lui nisciuno al mondo sarebbe arrinisciuto a pigliarlo per il culo.
«Ho solo una breve dichiarazione da fare. La legge Cozzi Pini sta dismostrando funzionare egregiamente e se gli immigrati muoiono è proprio perché la legge fornisce gli strumenti per perseguire gli scafisti, che in caso di difficoltà, non si fanno scrupolo di buttare a mare i disperati per non rischiare di essere arrestati. Inoltre vorrei dire che…».
Montalbano, di scatto, si susì e cangiò canale, più che arraggiato, avvilito da quella presuntuosa stupidità. Si illudevano di fermare una migrazione epocale con provvedimenti di polizia e con decreti legge. E s’arricordò che una volta aveva veduto, in un paese toscano, i cardini del portone di una chiesa distorti da una pressione accussì potente che li aveva fatti girare nel senso opposto a quello per cui erano stati fabbricati. Aveva domandato spiegazioni a uno del posto. E quello gli aveva contato che, al tempo della guerra, i nazisti avevano inserrato gli òmini del paese dintra alla chiesa, avevano chiuso il portone, e avevano cominciato a gettare bombe a mano dall’alto. Allora le pirsone, per la disperazione, avevano forzato la porta a raprirsi in senso contrario e molti erano arrinisciuti a scappare.
Ecco: quella gente che arrivava da tutte le parti più povere e devastate del mondo aveva con sé tanta forza, tanta disperazione da far girare i cardini della storia in senso contrario. Con buona pace di Cozzi, Pini, Falpalà e soci. I quali erano causa ed effetto di un mondo fatto di terroristi che ammazzavano tremila americani in un botto solo, di americani che consideravano centinara e centinara di morti civili come «effetto collaterale» dei loro bombardamenti, di automobilisti che scrafazzavano pirsone e non si fermavano a soccorrerle, di matri che ammazzavano i figli in culla senza un pirchì, di figli che scannavano matri, patri, fratelli e sorelle per soldi, di bilanci falsi che a norma di nuove regole non erano da considerarsi falsi, di gente che avrebbe dovuto da anni trovarsi in galera e invece non solo era libera, ma faciva e dettava leggi.
Perché quello che scrivono di solito gli scrittori vale sì quando lo scrivono, ma magari vale ancora sedici anni dopo.
Così va la vita.
mercoledì 17 luglio 2019
Il piccolo blogger
Nel giorno in cui è morto Camilleri, io riesco solo a dire che le statistiche dei questo blog, ieri, assomigliavano vagamente a un boa che digeriva un elefante.
martedì 16 luglio 2019
Okada
E in un libro che si chiama Il piano delle cicale, del 2019, Tadako Okada dice che la curiosità finisce sempre per prevalere sulla prudenza, e che pare che sia colpa dell’evoluzione, altrimenti tutti saremmo ancora un branco di scimmie che si spidocchiano su un baobab davanti al truce spettacolo della savana selvaggia.
lunedì 15 luglio 2019
Per favore
C’è che il Miny, che ha quattro anni e qualche mese, adesso mi sembra così bravo, così intelligente, così divertente, e le cose che gli interessano e lo appassionano mi sembrano così belle e così giuste, e poi con gli altri è così buono, gentile e curioso, che ogni tanto mi accorgo di essere spaventatissimo e mi fermo a pensare, e per la testa mi gira un pensiero solo, ma fortissimo, del tipo: «per favore, per favore, per favore, non diventare uno stronzo, per favore, per favore, per favore».
venerdì 12 luglio 2019
Putin
E in esergo a un libro che si chiama Limonov, del 2011, di Emmanuel Carrère, Vladimir Vladimirovič Putin dice che chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello, e che chi non lo rimpiange è senza cuore.
giovedì 11 luglio 2019
Dei ricordi
L’11 luglio del 2015 ero sull’appennino modenese e scrivevo una cosa intitolata “truestory” che diceva così:
Siamo a Monzone, frazione di Pavullo nel Frignano, a mangiare borlenghi e crescentine alla Festa del Bosco. Non c’è neanche un albero. Però i borlenghi e le crescentine sono molto buoni, c’è l’orchestrina del liscio e i camerieri sono quasi tutti bambini che indossano delle magliette arancioni con su scritto «Emargina l’astemio».
L’11 luglio del 2016 avevo appena finito di lavorare, sono salito in macchina e ho scritto:
Ciao, sono quello che aveva lasciato gli occhiali da sole sul cruscotto e dopo si è bruciato il naso.
L’11 luglio del 2017 ero a casa, mi sono svegliato e ho scritto una cosa intitolata “Praticamente un sogno erotico” che diceva così:
Stanotte, a un certo punto, è arrivata Debbie Harry, mi ha guardato negli occhi, mi ha messo una mano sulla spalla, mi ha detto: «Non preoccuparti, è tutto ok.»
mercoledì 10 luglio 2019
Say it ain't so
Così l’altra sera sono andato a vedere gli Weezer. Non era stata una mia idea, ma una specie di gita organizzata dai neo quarantenni della combriccola, visto che adesso sembra che compiendo quarant’anni dobbiamo fare per forza un giubileo di cose insieme.
Ma comunque, una cosa che mi ha fatto scoppiare la testa, mentre ero là e loro suonavano, è stata rendermi conto di quante canzoni sapessi a memoria, col testo, gli assoli e tutto, e dire che a casa di dischi degli Weezer ne ho uno solo, quello blu, e nella vita devo averlo ascoltato due o tre volte, quattro al massimo. Eppure sapevo anche quelle nuove, quelle degli anni zero, e le cantavo e le ballavo, cioè le ballavo a modo mio oscillando un po’ le spalle e un po’ la testa, non troppo, che a qualcuno non venisse l’impressione che mi stessi divertendo come un matto.
Non ci avrei scommesso un euro, prima, davvero, e invece è stato un concerto bellissimo. E questa cosa dello stupirsi ancora davanti a della gente che suona è una delle più belle sensazioni a nostra disposizione. No?
lunedì 8 luglio 2019
Villaggio
E in un libro che si chiama Fantozzi, del 1971, Paolo Villaggio dice che gli italiani quando sono in due si confidano segreti, tre fanno considerazioni filosofiche, quattro giocano a scopa, cinque a poker, sei parlano di calcio, sette fondano un partito del quale aspirano tutti segretamente alla presidenza, otto formano un coro di montagna.
domenica 7 luglio 2019
7 luglio
Sei anni fa, avevo appena 34 anni, ero con mio nonno, Corrado, fuori da un bar dove i miei genitori avevano organizzato un piccolo rinfresco per festeggiare la laurea in Scienze dell’Educazione di mia sorella, presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, nella sede di Reggio Emilia; mentre eravamo lì, io e mio nonno Corrado, che parlavamo del più e del meno, a un certo punto lui si è fatto pensieroso e mi ha detto: «Oh, questa è la piazza dove hanno ammazzato quei manifestanti.»
«Sì, nel ’60,» gli ho subito risposto prendendo l’occasione al volo, che mi piaceva sempre quando mio nonno cominciava a parlare delle cose passate, del PCI, degli scioperi, eccetera, e devo anche aver provato a canticchiare il ritornello dei Morti di Reggio Emilia.
Lui ha annuito e alzando un braccio ha indicato un punto preciso della piazza.
«Io ero là,» mi ha detto, «eravamo in fondo al corteo perché noi che venivamo dai paesi più lontani eravamo sempre gli ultimi. Non mi ricordo se ho sentito le schioppettate, ma mi ricordo che a un certo punto si son messi tutti a correre verso di noi, scappavano via.»
Delle volte coi nonni funziona così, quando invecchiano, si ricordano le cose solo quando c’è un oggetto o un posto che gli accende una lampadina in testa che magari era spenta da un bel po’, perché che fosse stato lì il giorno della strage, mio nonno, Corrado, non me l’aveva mica mai detto.
Allora mi ero messo a fare un rapido calcolo: lui era del ’25, era nato in dicembre, i morti di Reggio Emilia erano del 7 luglio del 1960; quindi quel giorno là doveva avere appena 34 anni.
E mentre deglutivo e mi veniva la pelle d’oca, anche se era un giorno abbastanza caldo, mio nonno, Corrado, era già rientrato nel bar, al rinfresco della laurea di mia sorella in Scienze dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, nella sede di Reggio Emilia, per provare a mangiare un pasticcino o due in più, anche se gli avevano detto di limitarsi coi dolci per via del diabete, della pressione e tutto.
Ma era fatto così, Corrado, era sempre stato un gran goloso.
venerdì 5 luglio 2019
Majakóvskij
E in un poema che si intitola Uomo, del 1918, che si trova anche dentro a un libro che si chiama Poemi, del 1963, Vladímir Vladímirovič Majakóvskij si domanda chi abbia ordinato ai giorni di luglieggiare.
mercoledì 3 luglio 2019
Milano dentro
Da qualche mese, diciamo sei, mi capita di andare a Milano almeno una volta a settimana, e ci vado in treno, poi prendo la Metro e arrivo dal cliente; dopo vado a mangiare, riprendo la Metro, riprendo il treno e alla fine torno a casa. E non lo so, di preciso, quando è successa questa cosa, mi ci sono ritrovato in mezzo a un certo punto, diciamo che me ne sono accorto guardandomi dall’esterno un mattino imprecisato e governato da pensieri noiosi, ma non saprei proprio qual è stato il giorno in cui il mio cervello ha fatto click, e da quel momento sono diventato uno di quelli che sta a sinistra e cammina, e se trova uno fermo che non tiene la destra gli dice qualcosa, prima gentilmente, poi un po’ stizzito, e poi con una manina, delicatamente appoggiata sulla spalla sinistra dell’altro, lo sposta e vittoriosamente disostruisce il passaggio dei pedoni veloci sulle scale mobili.
Non lo so. Non so se sono contento. Però ormai è così.
martedì 2 luglio 2019
venerdì 28 giugno 2019
Lethem
E in un libro che si chiama La fortezza della solitudine, del 2003, di Jonathan Lethem, c’è un padre che dice al figlio che è il momento che impari che il mondo è più pazzo di un cavallo. E che, se non può difendersi, deve scappare, correre e mettirsi a urlare “al fuoco!” o “mi vogliono violentare!”, che deve essere ancora più pazzo di loro, che deve avere il fuoco tra i capelli: questo è il suo consiglio.
giovedì 27 giugno 2019
L'Emilia-Romagna, spiegata bene (d'estate)
E comunque, e al netto della costa ferrarese che meriterebbe poi un discorso a parte, volevo dirvi una cosa che forse non sapete, e cioè che d’estate c’è il mare anche in Emilia, solo che è nebulizzato.
mercoledì 26 giugno 2019
McCarthy
E in un libro che si chiama La strada, del 2006, Cormac McCarthy dice che non c’è nessun Dio e noi siamo i suoi profeti.
lunedì 24 giugno 2019
Invecchiare (3)
L’altro giorno ero a lavare la macchina, una cosa che faccio circa una volta l’anno specie quando la devo portare a dei controlli, ed ero in fila dietro a quattro pensionati all’autolavaggio, cinque se consideriamo anche quello che aveva l’auto sotto le spazzole quando sono arrivato. Tutti e quattro, o tutti e cinque, avevano scelto il programma automatico più costoso, con doppia osmosi inversa, qualunque cosa sia, lucidatura puntuale, pulizia fine degli interstizi, rituali personalizzati, incantesimi e cabala; io invece avevo optato per il programma di lavaggio medio, un po’ perché era già un’ora che aspettavo e un po’ perché non sono un perfezionista.
Comunque, quello che volevo dire è che l’unica differenza tra la mia macchina e le loro, prima di lavarle, era che la mia era sporca.
domenica 23 giugno 2019
Ouředník
E in un libro che si chiama Europeana, breve storia del XX secolo, del 2005, Patrik Ouředník dice che i chimici proposero un modo per trasformare il grasso dei cadaveri in sapone per i soldati tedeschi facendo cuocere per tre ore cinque chili di grasso in dieci litri d’acqua e aggiungendo un chilo di soda e un po’ di sale finché non si fosse formata una crosta e facendo poi raffreddare la mistura una prima volta e facendola bollire ancora e prima che si raffreddasse di nuovo aggiungendo una soluzione speciale che avrebbe eliminato i cattivi odori. E che un soldato tedesco di stanza a Danzica impazzì perché prima della guerra aveva avuto un’amante che ignorava fosse ebrea e che in seguito era stata deportata ad Auschwitz e i suoi compagni gli dissero per scherzo che il sapone con cui si lavava da una settimana proveniva dalla sua amante e che l’avevano saputo dal direttore dell’obitorio di Danzica dove venivano trasportati i cadaveri per trasformarli in sapone. E che poi il soldato impazzì e bisognò trasferirlo in un manicomio in Germania.
venerdì 21 giugno 2019
La New Wave italiana (il blogroll – 10)
Un paio blog rinati o resuscitati nel 2019 mi stavano sfuggendo, per fortuna li ho intercettati. Li vado a elencare, in rigoroso ordine alfabetico, così come sono stati aggiunti o spostati nel gruppetto della New Wave italiana del mio feedreader (uso feedly, quello gratis, se vi interessa).
- Ciocci Thinks – di ciocci (che si era spostato e non me n’ero accorto).
- Forevera Books / Racconti – una specie di casa editrice un po’ indie (per ora ha pubblicato un libro solo) con una sezione aggiornata di racconti fantascientifici.
Poi, di solito metto qui sotto un pezzo preso dalla New Wave italiana (quella vera, quella musicale) e cerco di non ripetere mai la stessa band o lo stesso cantautore, ma oggi è giusto rendere omaggio a Nico Gamma e quindi…
Musica:
giovedì 20 giugno 2019
Paura e delirio a San Martino Spino
L’altro giorno stavo tornando da Venezia dove ero andato a lavorare e visto che non dovevo tornare a casa, ma fermarmi da un’altra parte a lasciare giù la macchina aziendale, Google mi ha fatto fare una strada diversa dal solito, e a un certo punto mi sono ritrovato a San Martino Spino.
Appena me ne sono accorto, dopo tanti chilometri noiosissimi di autostrade e strade e stradine sotto il sole del primo pomeriggio, mi sono ritrovato a sorridere, perché San Martino Spino è uno dei posti della mia formazione musicale, con tutte le volte che sono andato a casa di Bob Corn a sentire dei concertini e per tutto il tempo passato a Musica nella Valli quando lo facevano lì, tra le scuole elementari e il Barchessone vecchio. E ho cominciato a pensare all’ultima volta che ero stato a San Martino Spino e forse era tre anni fa, a uno spettacolo di burattini, ci avevo portato il Miny che aveva poco più di un anno.
E, insomma, mi è partita un po’ di nostalgia. E mentre pensavo a tutte queste cose e sorridevo contento e ascoltavo il nuovo disco dei Sebadoh, così, senza neanche farci caso, che normalmente non sono uno che fa queste cose di mettersi in mostra, e anche questa volta non l’ho fatto apposta, mi è venuto proprio automatico, ho alzato tantissimo il volume dello stereo e ho attraversato San Martino Spino dando un po’ fastidio.
C’era un bar con degli anziani che stavano all’ombra a farsi i fatti loro, si sono tutti voltati a guardarmi, girando la testa da destra a sinistra mentre gli passavo davanti. Avevano delle facce che a interpretarle dicevano una cosa tipo: “ecco, mo, un altro degli amici di Tizio…”
E poi, niente, questo è tutto quello che mi è successo l’altro giorno mentre tornavo da Venezia e andavo a lasciare giù la macchina aziendale passando per San Martino Spino.
mercoledì 19 giugno 2019
Cose che mi piacciono molto (4)
Tipo l’odore del cavolo che sta cuocendo al vapore e che si sparge per la casa. L’odore del cavolo che sta cuocendo al vapore sa un po’ di scoreggia, ma è quel tipo di scoreggia che ci è familiare: la mia per me, la tua per te, perfettamente tollerabile e, anzi, accattivante e quasi confortevole. Si può dire che l’odore del cavolo che sta cuocendo al vapore sia la scoreggia universale.
lunedì 17 giugno 2019
Moore
E in un libro che si chiama Jerusalem, del 2016, Alan Moore dice che David, uno dei personaggi, oggi non legge più fumetti, anche se sono diventati di moda al punto che anche gli adulti possono comprarli senza sentirsi ridicoli. E dice che paradossalmente per David ciò li rende ancora più ridicoli di quando i fumetti erano solo uno strumento, perfettamente legittimo e spesso stupendo, per divertire i bambini. E poi dice che, a tredici anni, l’idea di David del paradiso era quella di un luogo dove tutti leggevano fumetti e c’erano sempre nuove storie disponibili con dozzine di film spettacolari con i suoi supereroi preferiti. E che ora che ha cinquant’anni e il suo paradiso è tutto intorno a lui, David la trova un’idea deprimente. Concetti e idee per bambini di quarant’anni fa: è questo – si chiede David – il meglio che il ventunesimo secolo sa offrire? Con tutto quello che accade, la reazione più adatta – si chiede ancora David – sono davvero le fantasie postbelliche di Stan Lee focalizzate sulla legittimazione del nevrotico maschio bianco americano della classe media?
domenica 16 giugno 2019
Il bilancio di un decennio su Twitter
Twitter mi dice che sono su Twitter da 10 anni, cioè da giugno del 2009, anche se poi ho cominciato a usarlo da luglio, sempre del 2009. In 10 anni, Twitter mi è servito una volta sola, ma quella volta che mi è servito, mi è servito per davvero:
venerdì 14 giugno 2019
Fitzgerald (2)
E in un libro che si chiama Belli e dannati, del 1922, Francis Scott Fitzgerald dice che un classico è un libro di successo che è sopravvissuto alle reazioni dell’età o della generazione successiva. E che dopodiché può star tranquillo perché, come uno stile architettonico o un mobile d’epoca, avrà acquisito una pittoresca dignità che prende il posto della moda.
mercoledì 12 giugno 2019
Ho cambiato idea
Il 2 di gennaio del 2013 avevo scritto un post che si chiamava Non è un proposito per l’anno nuovo, è un atto politico dove l’atto politico in questione consisteva nel:
Non ringraziare quando qualcuno ti fa passare sulle strisce pedonali; non aspettarti un grazie quando fai passare qualcuno sulle strisce pedonali.
Ecco, ho cambiato idea.
L’inversione di tendenza non è arrivata deliberatamente e neanche in una data precisa, sono cose che misteriosamente accadono, ma a un certo punto mi sono accorto che non stavo più seguendo quell’atto politico che mi ero prefissato di seguire nel 2013 e, anzi, mi ritrovavo spesso, quasi sempre, a ringraziare alzando la mano e sorridendo quando qualcuno mi faceva passare sulle strisce; e poi, anche se tuttora non mi aspetto un grazie quando a far passare qualcuno sulle strisce sono io, se quel qualcuno che faccio passare mi ringrazia, ho scoperto che spesso alzo le dita della mano che sta sul volante e anche qui sorrido, piegando un po’ la testa di lato come a dire: «Ma no, ma valà, ma si figuri.»
E ho scoperto che a far così si sta meglio.
martedì 11 giugno 2019
Beckett
E nel secondo atto di un’opera teatrale che si chiama Aspettando Godot, del 1953, di Samuel Beckett, c’è un personaggio di nome Vladimiro che dice a un altro personaggio di nome Estragone che tutto comincia a non aver più senso.
E Estragone gli risponde che ne ha ancora troppo.
lunedì 10 giugno 2019
La critica costruttiva
Siamo stati all’Handmade Festival di Guastalla. Suonava un sacco di gente.
A un certo punto ho avuto un dialogo col Miny:
«Di tutti questi concerti ti è piaciuto qualcosa?»
«Niente.»
«Ma come niente?»
«Nessuno fa TU-TU-PA con la batteria!»
Poi hanno iniziato a suonare i Diaframma, gli sono piaciuti.
sabato 8 giugno 2019
Capa
E in un libro che si chiama Leggermente fuori fuoco, del 1947, Robert Capa, nato col nome di Endre Ernő Friedmann, dice che, tornato di notte su quella spiaggia, trovò i colleghi giornalisti nella soffitta di una fattoria normanna dove avevano sistemato il primo centro stampa francese. Se ne stavano accovacciati sulla spiaggia intorno a un paio di mozziconi di candela, bevendo un liquido giallo da un barilotto. Come tavolino, la custodia di una macchina da scrivere.
Dice che erano passati già due giorni dal “D-Day”, e che la bevanda era una specialità del luogo, un brandy di mela chiamato Calvados e la festa era una veglia francese in suo onore. S’era sparsa la voce che avesse fatto una brutta fine: un sergente aveva visto il suo corpo galleggiare nell’acqua con le macchine fotografiche intorno al collo. Era stato dato per disperso per quarantotto ore, la sua morte era diventata ufficiale e il cerimoniale aveva già predisposto un necrologio. E l’improvvisa materializzazione del suo fantasma con la gola secca diede così una scossa allo stato d’animo depresso dei suoi amici, che gli presentarono subito il loro Calvados.
venerdì 7 giugno 2019
Trentadue anni fa
Era il 7 giugno del 1987, avevo otto anni, dormivo dai nonni insieme a mio papà, erano le quattro o le cinque del mattino e mi sono svegliato perché c’era del trambusto che veniva dal piano di sotto. Sono sceso dal letto, mi sono infilato le ciabattine e affacciandomi alle scale ho visto mio papà che, vestito per uscire, stava prendendo le chiavi della macchina.
«Papà, posso venire anch’io?» gli ho chiesto.
«No,» mi ha risposto, «devi andare a scuola, torna a letto.»
Qualche ora dopo ero in classe, in seconda elementare, erano gli ultimi giorni poi sarebbero iniziate le vacanze. Ho aspettato che la maestra finisse di fare l’appello, poi ho alzato la mano.
«Marco, cosa c’è?» ha chiesto la maestra.
«Devo dire una cosa,» ho risposto.
«Va bene, dilla pure.»
«Stanotte è nata mia sorella.»
E tutta la classe, mi ricordo, si era messa ad applaudire.
martedì 4 giugno 2019
Scrivo troppo su Facebook e perdo consenso / mi allontano da tutto persino da te
Ho pensato che ormai sono passati più di cinque mesi, dal primo di gennaio di quest’anno, e adesso siamo entrati nel sesto e ho davvero scritto un post al giorno come mi ero prefissato (non è vero: un giorno di gennaio non avevo scritto niente, ma poi c’è stato un giorno di maggio che ne ho scritti due, quindi il conto è in pari) e forse non sono poi così contento. C’è che per scrivere un post al giorno ho usato dei sotterfugi, per esempio ho riportato delle citazioni un po’ indirette, ho iniziato delle rubriche raffazzonate e delle volte, che non sapevo cosa scrivere, ho scritto che andavo al bar, che era anche vero ma resta comunque un sotterfugio.
E insomma, non che interessi a qualcuno in particolare, a parte me, ma ho deciso che da oggi, anzi da domani, provo a scrivere meno e, se ci riesco, magari, provo a scrivere meglio.
Un altro pensiero che ho fatto, anche questo sicuramente privo di importanza per il regolare svolgimento della vita su questo pianeta, è che non tutto quello che scriverò qui sopra lo condividerò sempre su facebook, su twitter o sugli altri socialcosi. Per esempio le citazioni, o quando vado al bar, o forse addirittura questo post. Così rompo un po’ meno i maroni sulle bacheche e nelle homepage altrui, e forse me li rompo un po’ meno anch’io.
C’era una cosa, però, che volevo raccontare ed era anche il motivo per cui mi ero rimesso a scrivere regolarmente, ed era la storia del mio 15-18, e invece, nell’ansia di postare tutti i giorni e nella foga di essere amato e glorificato, non sono arrivato neanche a metà.
Ecco, magari adesso mi concentro sulle questioni importanti.
E poi, niente, oggi vado al mare.
Vediamo come va.
lunedì 3 giugno 2019
Dostoevskij (2)
E sempre in un libro che si chiama Memorie dal sottosuolo, del 1864, di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, il protagonista dice che non solo non era stato capace di diventare cattivo, non era stato capace di diventare niente: né cattivo, né buono, né disonesto, né onesto, né un eroe, né un insetto. E che adesso vivacchia, oramai, nel suo angolino, dicendo che è cattivo, eccitandosi con una malvagia, inutile idea consolatoria, che un uomo intelligente non può seriamente diventar niente, e che diventano qualcuno soltanto i coglioni.
domenica 2 giugno 2019
Relativa pace in Europa
Pensavo stamattina, mentre ero ancora a letto e la luce del giorno arrivava dal corridoio e le campane che chiamavano i fedeli alla messa mi tiravano fuori da un sogno che adesso non mi ricordo, pensavo che quando era nato mio padre la guerra era finita da meno di otto anni, e quando sono nato io la guerra era finita da meno di trentaquattro anni, e poi quando è nata mia sorella la guerra era finita da circa quarantadue anni e, per ultimo, quando è nato mio figlio la guerra era finita ormai da settant’anni; e dopo ho pensato che, per la prima volta da quando esiste questo stato delle cose, nel comune in cui vivo si va al ballottaggio per le amministrative e che probabilmente questo è l’ultimo giro di giostra per la sinistra locale che, questa volta forse no, anzi speriamo proprio di no, ma la prossima volta, tra cinque anni, se perderà, la guerra sarà finita da circa ottant’anni; e alla fine ho pensato che, se tutto va bene, tra circa venticinque o ventisei anni la guerra sarà finita da cento anni, cioè da un secolo, e chissà quanto durerà questo periodo qui, al quale i posteri probabilmente si riferiranno come a quel periodo lunghissimo e forse inedito e forse addirittura stupefacente di relativa pace in Europa, una cosa che non si era mai vista.
E poi sono andato a fare la doccia. E dopo ho bevuto un caffè.
sabato 1 giugno 2019
Mammi (2)
E in un libro che si chiama Casellanti, del 2016, Gianfranco Mammi dice che secondo Castellazzi l’orecchio umano, a guardarlo proprio bene, non ha quasi niente di umano.
venerdì 31 maggio 2019
La New Wave italiana (il blogroll – 9)
Stavo aspettando che ne spuntassero uno o due in più, ma visto che ho questo link in canna già da una settimana e mezzo e ho voglia di linkarlo, allora lo linko, così com’è stato aggiunto al gruppetto della New Wave italiana del mio feedreader (uso feedly, quello gratis, se vi interessa).
giovedì 30 maggio 2019
Melville (3)
E, ancora, in un libro che si chiama Moby Dick o La balena, del 1851, Herman Melville dice che qualunque sia la superiorità intellettuale di un uomo, essa non può mai assumere una supremazia pratica e utile sugli altri senza l’aiuto di qualche artificio o schermo, che in sé stesso sarà sempre più o meno basso e meschino.
(di simone rossi)
mercoledì 29 maggio 2019
Domenica scorsa avevo scritto due post in un giorno solo, una cosa mai successa
Quindi oggi posso andarmene tranquillo al bar.
martedì 28 maggio 2019
Tolstoj (3)
E nella terza parte del secondo volume di un libro che si chiama Guerra e pace, del 1869, Lev Tolstoj dice che la contessa Vera Il’inična Rostova parlava del proprio tempo come in generale amano fare le persone d’una intelligenza limitata, le quali si figurano di aver scoperto e valutato le particolarità della loro epoca e sono convinte che la natura umana debba mutare coi tempi.
lunedì 27 maggio 2019
domenica 26 maggio 2019
Così va la vita (della tribù dei Modenesi)
All’inizio di un libro che si chiama Gli spiriti non dimenticano, del 1996, Vittorio Zucconi racconta di quando partecipò a una cerimonia degli Oglala Sioux per avere il benestare della tribù al proseguimento delle sue ricerche sulla vita di Cavallo Pazzo:
Presi posto nel circolo attorno al totem e alla coperta. Alla destra mia moglie Alisa, perfettamente tranquilla come se lei, milanese, avesse passato tutta la vita fra i Sioux. Dall’altra parte, alla mia sinistra, si sedette una bambina, avrà avuto forse dieci anni. Mi fece un piccolo sorriso nervoso. «Sono della tribù dei Winnebago» mi disse a voce bassa, con la manina davanti alla bocca per non farsi sentire «e questa è la seconda cerimonia alla quale partecipo. Vengo per chiedere l’aiuto dello Spirito per la mia nonna.» Che cos’ha la tua nonna? «Sta morendo e prego perché vada nel cielo delle mille tende, insieme ai suoi antenati, quando morirà.» Mi fissò con uno sguardo inquieto: «Ho sempre un po’ paura, sa, a queste cerimonie degli Oglala, forse perché sono una Winnebago». Figùrati io, bambina, che sono della tribù dei Modenesi.
E quindi, non lo so come si fa, in questi casi, ma forse possiamo almeno pregare un po’, perché nel cielo delle mille tende ci sia un posto anche per uno della nostra tribù.
Così va la vita.
sabato 25 maggio 2019
Quel friccicorino in cabina…
… e la paura di sbagliare, piegare le schede con cura.
Prima di entrare, fermarsi a guardare i tabelloni, cercando di non sostare troppo su una lista, ché non si facciano delle idee. Con la matita tiri una linea troppo lunga e arrivi quasi alla fine del quadrato, e hai paurissima di invalidarla. Fare quindi la ics pian pianino, precisa, attenta. Ripassarla due, tre volte, ché sembra sempre troppo sottile, o troppo chiara. Mettere da parte le schede, però non ci stanno, quindi controllare che mentre fai la ics non ce ne sia una sotto per sbaglio. Poi piegarla e metterla da parte. E via con la seconda. Magari hai anche le regionali, quindi scrivere per bene la preferenza. Non come le altre volte, che volevi scrivere un nome, e poi ti sei scordato.
Riaprire le schede, ricontrollare.
Sei dentro da troppo tempo? Si staranno chiedendo qualcosa? Il tempo dev’essere giusto, non devono pensare che sei arrivato impreparato, o che hai dei dubbi. E ogni volta vorresti uscire e chiedere brandendo ansiosamente la scheda: signorina me la controlli lei, ho fatto giusto? È valido?
E le vuoi mettere tu nell’urna. Ma lo sai che non potresti? Sì, lo sai, ma hai questo moto d’egoismo, così protettivo. Guardi la signorina presidente, sta scrivendo delle cose. Lo faccio? Non lo faccio? Lo fai. Controlli millemila volte i colori, trattieni la scheda a metà del foro, ricontrolli. La lasci andare. Respirare.
Dai che hai fatto anche tu lo scrutatore, cerca di essere preciso, la matita è da restituire, e saluta con un sincero “Buon Lavoro”.
Poi esci dal seggio con la profonda impressione di aver dimenticato qualcosa di importantissimo. Tutti questi drammi pre e post elezioni e vivi nel terrore di esserti annullato la scheda, come un coglione. Apri la tessera, guardi il timbro. E lo rifai due o tre volte, nel tragitto verso casa.
Mi spiegate perché una cosa che dovrebbe essere a prova di idiota nei fatti è pensata per far uscire esseri umani adulti e alfabetizzati col terrore di avere sbagliato?
Che roba buffa, la democrazia.
Musica:
Don't Panic
Volete sapere qual è la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto? Adesso ve la dico. C’è una foto che mi vede esultante, sedicenne, pischello, in braghette da ciclista, maglietta attillata rossa e bianca della Ciclistica Novese Confezioni Carsil, caschetto aerodinamico ben allacciato e occhiali Briko a mosca come andavano di moda a quei tempi là, negli anni novanta. Quando la faccio vedere in giro, di solito, dico: «Ecco, qui ero sullo Stelvio».
Mica vero: dovevamo ancora salire.
Eravamo io e mio padre con le bici, e mio nonno col furgone, che ci seguiva. E poi, sì, c’era lo Stelvio. Lo Stelvio, che non finiva mai.
E quindi, dopo aver scattato la foto, prendiamo le bici, io e mio padre, mio nonno sale sul furgone e partiamo. Il racconto che segue, che metto tutto al presente per rendere meglio l’idea e la fatica, inizia al decimo tornante; prima avevamo fatto qualche chilometro di pianura per scaldarci un po’ e nove tornanti erano già andati via abbastanza lisci.
***
venerdì 24 maggio 2019
Adams (3)
E sempre in un libro che si chiama Ristorante al termine dell’Universo, del 1980, Douglas Adams dice che il maggior problema, ossia uno dei maggiori problemi (ce ne sono tanti) che l’idea di governo fa sorgere è questo: chi è giusto che governi? O meglio, chi è così bravo da indurre la gente a farsi governare da lui?
E dice anche che, a ben analizzare, si vedrà che: a) chi più di ogni altra cosa desidera governare la gente è, proprio per questo motivo, il meno adatto a governarla; b) di conseguenza, a chiunque riesca di farsi eleggere Presidente dovrebbe essere proibito di svolgere le funzioni proprie della sua carica, per cui: c) la gente e il suo bisogno di essere governata sono una gran rogna.
giovedì 23 maggio 2019
Si può anche far senza (3)
Per esempio della parola ambaradàn usata così a cuor leggero, e per spiegare meglio il concetto riporto un pezzetto di un libro che si chiama Point Lenana, del 2013, dove Wu Ming 1 e Roberto Santachiara dicono che:
Dal 10 al 19 febbraio [del 1936], durante la battaglia dell’Amba Aradam, l’artiglieria italiana spara 1367 proiettili caricati ad arsine. Al termine della battaglia l’aviazione insegue, mitraglia e bombarda col vescicante le colonne di nemici in ritirata. Lo stesso Badoglio riferirà l’utilizzo, in questa circostanza, di sessanta tonnellate di iprite. Raccontando di questo giorno, il generale Colombini scriverà:
Vidi scene raccapriccianti: la pelle degli etiopici si scioglieva, si rompeva, si sfogliava e veniva via lasciando la piaga aperta. Così era per i guerrieri dell’esercito nemico come per le donne e i bambini (fortunatamente pochi) che vivevano in quei luoghi.
Rossa è la carne viva esposta dall’azione dell’iprite. Come diceva quel divertente stornello? «Se l’abissino è nero, gli cambierem colore».
Dai resoconti e ricordi edulcorati della strage deriverà il termine scherzoso «ambaradàn», che gli italiani useranno per dire baraonda, trambusto, grande confusione.
Ma l’impiego dei gas è soltanto una delle tante atrocità di questa guerra. Fra il dicembre 1935 e il marzo 1936, l’aviazione italiana bombarda ripetutamente ospedali da campo e ambulanze della Croce Rossa. E poi i rastrellamenti, le fucilazioni di massa, le decine di migliaia di capanne (i tucul) incendiate, gli stupri.
Di tutto ciò, nella madrepatria, gli italiani rimangono all’oscuro.
mercoledì 22 maggio 2019
Hobsbawm (2)
E in un libro che si chiama Anni interessanti: Autobiografia di uno storico, del 2002, Eric J. Hobsbawm dice che, dopo il sesso, l’attività che permette di combinare al massimo grado esperienze corporee con intense emozioni è la partecipazione a una manifestazione di massa in tempi di grande esaltazione pubblica.
E dopo dice anche che il 25 gennaio 1933 il partito comunista organizzò l’ultima sua manifestazione legale, una marcia di massa nel buio di Berlino, che terminò al quartier generale del partito, il Liebknechthaus in Bülowplatz (oggi Rosa-Luxemburg-Platz), in risposta a una provocatoria parata di massa delle SA nella stessa piazza.
E dice anche che fu un evento indimenticabile, anche se non riesce a ricordare i particolari della manifestazione. Ricorda solo interminabili ore di marcia, o meglio un susseguirsi di movimenti e soste, nel gelo pungente – gli inverni berlinesi sono duri – tra le file di edifici in penombra (e di poliziotti?) lungo le buie vie invernali.
E si ricorda che cantavano e tra un canto e l’altro calavano cupi silenzi. Cantavano l’Internazionale, la canzone della guerra dei contadini Des Geyers schwarzer Haufen [La Banda Nera di Geyer], il sentimentale e funebre ritornello di Der kleine Trompeter [Il piccolo trombettiere] e cantavamo anche Dem Morgenrot entgegen [Verso l’aurora], la canzone dell’aviazione militare sovietica, Der rote Wedding [Il rosso Wedding] di Hanns Eisler, e il lento, solenne, ieratico Brüder zur Sonne zur Freiheit [Fratelli, verso il sole, verso la libertà]. E dice che erano tutti uniti da un’idea comune. E che lui tornò a casa a Halensee in una specie di trance.
Cinque giorni più tardi Hitler fu nominato cancelliere.
martedì 21 maggio 2019
Una fake news
Mi è venuto in mente oggi, così, all’improvviso, out of the blue, come dicono gli inglesi, che io e i miei amici, che compravamo una volta per uno The Games Machine e ce lo passavamo di mano in mano per un mese consultandolo sempre con tanta foga da sfaldargli le pagine, avevamo letto sul numero di aprile del 1993, quando avevamo tra i tredici e quattordici anni e avevamo passato gli ultimi mesi in tre o in quattro a casa di Paolo a finire Il segreto di Monkey Island e Monkey Island 2: La vendetta di LeChuck, che ce li aveva prestati uno dei nostri fratelli o sorelle maggiori piratandoli su una pila di dischetti da tre pollici e mezzo, una notizia che diceva che la LucasArts stava per far uscire Monkey Island 3: Un pirata nello spazio, dove Guybrush Threepwood, temibile pirata, si sarebbe barcamenato in un’avventura ambientata in un universo a mezza via tra Guerre Stellari e Star Trek, e a quella notizia noi eravamo andati davvero nei matti.
Non mi ricordo se c’era poi stata la smentita, sul numero successivo, che diceva che era stato tutto un pesce d’aprile o se a un certo punto lo avessimo intuito noi che era una balla, ma mi ricordo che ci eravamo rimasti di un male che anche adesso, quando ci ripenso, mi viene ancora su il dispiacere.
Ciao mondo
Questo è un blog di backup. È comunque tutto qui: https://marcomanicardi.altervista.org/
-
E l’8 marzo del 1898, su una pagina del diario , scritto tra il 1862 e il 1910, Sòf’ja Andrèevna Bers, detta Sonja, diventata poi Sof’ja To...
-
E in un libro che si chiama Point Lenana , del 2013, Wu Ming 1 e Roberto Santachiara dicono che in quelle settimane di sbandamento, per dir...
-
Tutti i martedì sono uguali, ma alcuni martedì sono più uguali degli altri: </ferie>