giovedì 27 settembre 2012

Mi son trovato davanti alla prova tangibile della fine delle cose costruite dall’uomo

… e nello specifico erano le cose costruite dall’uomo sotto le quali ho vissuto, giocato, amato, parlato, gridato e fatto a botte, delle volte, per almeno venticinque anni della mia esistenza.

Così dicevo qualche mese fa, quando sono andato a vedere come stavano i miei nel natìo borgo selvaggio, trovandoli inevitabilmente tutti, i miei e il borgo selvaggio, in pessime condizioni. Avevo anche scattato una foto, quel giorno là, una sola, in quel memorabile 29 maggio 2012  alle sei del pomeriggio o giù di lì, mentre i miei, insieme ai vicini, stavano preparando la cena in giardino, sul prato dove avrebbero dormito, mangiato e vissuto per almeno un paio di mesi tondi e tremolanti.

E niente, il comune di Novi di Modena ha deciso di inserire i suoi monumenti, anche quelli che non ci son più, nella campagna Wiki Loves Monuments di Wikipedia, e io gli ho regalato la mia foto. Le cose cadono, purtroppo.

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lunedì 24 settembre 2012

Una specie di prefazione con una dedica alla fine

Quand’ero piccolo, ma piccolo piccolo, diciamo in prima media, mia mamma m’aveva regalato di sua spontanea volontà un computer: era un Olivetti PC1, un 8086 senza disco fisso, con 512Kb di RAM, lo schermo monocromatico verde e due porte per i dischetti da tre pollici e mezzo. Ero il bambino più felice della Terra. Non che immaginassi che quel computer m’avrebbe poi condizionato la vita, le passioni, le scelte e, insomma, il futuro. Ma questa è un’altra storia.
Quand’ero piccolo, ma un po’ meno piccolo, diciamo fino alla prima superiore, quando poi me ne han comprato uno più potente e a colori e col disco fisso, con quel computer lì, con l’Olivetti PC1, ci facevo di tutto; e in particolare è sul quel computer lì che ho cominciato a scrivere. Mi ricordo che avevo un dischetto, con l’etichetta “RACCONTI”, in cui raccoglievo tutto quello che scrivevo nella mia stanzetta, davanti allo schermo monocromatico verde, dove avevo anche imparato a scrivere usando quasi tutte le dita e senza guardare la tastiera, che è una cosa che è come andare in bicicletta, poi uno non si dimentica più come si fa.
Chissà dov’è andato a finire, il dischetto “RACCONTI”, anche se, comunque, nel caso in cui saltasse fuori adesso, improvvisamente, non saprei davvero come fare a leggerlo. Però di due racconti che c’eran dentro mi ricordo qualcosa, non i titoli, ma mi ricordo che erano entrambi incompiuti.
In uno si parlava di un bambino che veniva strappato alla madre subito dopo il travaglio e veniva chiuso in una stanza buia da un gruppo di ricercatori; poi questi ricercatori l’hanno sfamato e lavato fino all’adolescenza, e tutte le volte che entravano nella stanza buia in cui l’avevano chiuso, gli parlavano a caso, con delle parole che non esistono, senza senso, le prime combinazioni di suoni che passavan per la testa, tipo “asdurubala scuri scalavateri” o “sberfi maraviona patori” o “pleburi tani tuttidrugini bibbi” e così via; e il bambino, arrivato a quindici o sedici anni, si era creato un linguaggio tutto suo, nella sua testa, ed era anche riuscito a scappare non ricordo come. Poi il racconto si interrompeva lì, immagino che fosse perché non sapevo come andare avanti.
Nell’altro racconto, c’era un uomo che entrava in un bar, ordinava una bevanda dal nome strano, aveva una valigetta piena di soldi ed era incazzato nero perché l’avevano fregato in certe questioni illegali che non erano specificate perché era l’inizio del racconto e si vede che volevo tenere alta la tensione; poi l’uomo, mentre beveva la bevanda dal nome strano, guardava sempre l’orologio perché aspettava qualcuno per risolvere quelle certe questioni illegali che non avevo ancora specificato, e a un certo punto guarda il bicchiere e si accorge che sta bevendo una roba blu, che era un colore sbagliato per una bevanda del genere, e allora pensa una cosa del tipo Ma guarda te che incapaci, non sanno neanche impostare bene il colore, quando esco da questa realtà virtuale del cavolo denuncio i programmatori. Poi anche quel racconto si interrompeva, immagino che fosse perché non sapevo bene come andare avanti tenendo alta la tensione.
Dev’essere stato a quei tempi lì che ho cominciato a capire di non essere uno scrittore ma un lettore (una cosa che a dirla si fa sempre bella figura, anche se è una cosa abbastanza paracula, e infatti uno che la diceva sempre era Borges). Ci ero rimasto male, a quell’età lì, ma dopo un po’, crescendo, ci avevo fatto pace, con l’idea di non essere uno scrittore, men che meno uno scrittore di fantascienza, e infatti per questa raccolta chiamata L’ennesimo libro della fantascienza non ho scritto neanche un racconto.
Però un lettore sì, lo ero e lo sono sempre stato, e ora, in questo momento, che non son più piccolo piccolo, di fantascienza ne leggo ancora a palate, anche se a trent’anni bisogna stare attenti a dove la si dice, una cosa del genere. Ma a voi posso confessarlo: io sono un appassionato di fantascienza. E anzi, meglio: io la fantascienza la amo.

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Continua su L’ennesimo libro della fantascienza, del quale è la prefazione, e anche su l’ennesimo blog della fantascienza, pensa te.

venerdì 21 settembre 2012

The SKY's the limit

C’è che non so mica dire di no, e quando mi han telefonato, non sapendo cosa dire, ho detto sì. Quindi domani pare che si possa vedere il mio faccione su SKY Premium HD, dove trasmettono il “concertone” del Campovolo, che si chiama Italia Loves Emilia. Da quello che ho capito, SKY dovrebbe trasmettere una canzone su tre per ogni artista sul palco e, durante le altre due, staccare ogni tanto sul backstage dove qualcuno fa delle domande a qualcun altro e, ecco, io dovrei esser lì insieme a Leonardo. E insomma, mi son dovuto tagliare i capelli.

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martedì 4 settembre 2012

Delle cose che fan tremar le gambe

Il terremoto, per esempio, è una cosa che fa tremar le gambe. Appena hanno smesso di tremare, le gambe, anzi, meglio, mentre stavano smettendo di tremare, avevo scritto qualche post dove spiegavo cosa fosse stato per me il mio personale tremar di gambe, e anche quello della mia famiglia.

Poi, una sera, le ragazze del Coro delle Mondine di Novi di Modena ci han chiamati a leggere di fronte ai novesi, e io avevo preso questi post, li avevo mischiati e riscritti, e me li ero portati dietro, un po’ intimorito. Quella sera là, il 24 di giugno, era la prima volta che i novesi uscivano di casa, chi aveva ancora una casa, o dalle tende, o dai camper e dai container, per passare una serata tutti insieme e tirare un po’ di fiato. Giocava l’Italia agli Europei, quella sera là, e all’inizio speravamo ingenuamente in una partita corta, novanta minuti canonici più i recuperi e via, ma alla fine è andata bene che fossimo arrivati ai rigori, ché voleva dire star più tempo all’aria aperta insieme, a ridere e scherzare, ed era un periodo, quello, l’abbiam capito dopo, che c’era una gran voglia di stare insieme all’aria aperta a ridere e a scherzare. E infatti, alle due di notte, quando abbiam finito di leggere, di suonare, di cantare e di guardar l’Italia, erano tutti ancora lì sulle tribune del Parco della Resistenza, i novesi, anche i vecchi e i bambini, e mio nonno mi diceva che era da quando aveva trent’anni, negli anni cinquanta, che non andava a letto così tardi: era contentissimo. Quella sera là, leggere davanti ai miei concittadini la storia della mia famiglia durante e dopo il terremoto, anche quella è stata una cosa da far tremar le gambe. Forse più del terremoto.

E alla fine, ieri sono uscite le nomination per i Macchianera Italian Awards, una specie di Notte degli Oscar della blogsfera, e mi son ritrovato in nomination nella categoria “Miglior articolo o post dell’anno” con uno dei post che avevo scritto e che avevo intitolato Generi di prima necessità. In verità, per metà l’ha scritto mia sorella, o meglio: le ho rubato delle parole che aveva scritto su facebook, e lei non era così convinta di farmele pubblicare, che si vergognava, ma vabbè, sono pur sempre il fratello grande e le ho prese lo stesso. E insomma, niente, se avete voglia, votateci (qui),  avete tempo fino al 26 di settembre. Poi, se non vinciamo, fa lo stesso, ché io, personalmente, son già contento così, talmente contento che è una cosa da far tremar le gambe. Forse più del terremoto.

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(Se votate anche Barabba nella categoria “Miglior sito letterario”, grazie, ci fa piacere.)

Ciao mondo

Questo è un blog di backup. È comunque tutto qui: https://marcomanicardi.altervista.org/