Ma io mi domando e dico: ma quando sceneggiate, scrivete, illustrate o traducete un adattamento o una riduzione di Pinocchio, ma cosa vi costa sceneggiare, scrivere, illustrare o tradurre “Pescecane”, invece di “Balena”? Cosa vi costa? Eh?
domenica 31 marzo 2019
sabato 30 marzo 2019
Mammi
E in un libro che si chiama L’uomo nel francobollo, del 2017, Gianfranco Mammi dice che le folle non si conquistano, si prendono in prestito.
venerdì 29 marzo 2019
La New Wave italiana (l'onda lunga – 4)
Ecco poi un’altra manciatina di blog, di quelli che non hanno mai smesso di scrivere ma che secondo me ultimamente scrivono di più (è solo una mia impressione). Li metto qui sotto, sempre in rigoroso ordine alfabetico così come sono stati aggiunti o spostati nel gruppetto dell’Onda lunga italiana del mio feedreader (uso feedly, quello gratis, se vi interessa).
giovedì 28 marzo 2019
Salinger
E in un racconto intitolato Il periodo blu di De Daumier-Smith, dentro a un libro che si chiama Nove racconti, del 1953, J.D. Salinger dice che è un fatto che appare sempre ovvio quando ormai è troppo tardi, ma la più spiccata differenza tra la felicità e la gioia è che la felicità è un solido e la gioia un liquido.
mercoledì 27 marzo 2019
martedì 26 marzo 2019
Adams
E in un libro che si chiama Ristorante al termine dell’Universo, del 1980, Douglas Adams dice che la storia di tutte le maggiori civiltà galattiche tende ad attraversare tre fasi distinte e ben riconoscibili, ovvero le fasi della Sopravvivenza, della Riflessione e della Decadenza, altrimenti dette fasi del Come, del Perché e del Dove. E che la prima fase, per esempio, è caratterizzata dalla domanda Come facciamo a procurarci da mangiare? La seconda dalla domanda Perché mangiamo? E la terza dalla domanda In quale ristorante pranziamo oggi?
lunedì 25 marzo 2019
Si può anche far senza / Si ricorderanno di noi / Cose che mi piacciono molto
Oggi ho deciso di inaugurare tre nuove rubriche, così, senza alcun motivo particolare, un po’ per noia, un po’ per riempire la giornata, un po’ perché è lunedì e il lunedì uno non sa mai bene cosa dire. Si intitoleranno “Si può anche far senza”, “Si ricorderanno di noi” e “Cose che mi piacciono molto” e se volete contribuire anche voi alle prossime puntate, chiunque voi siate, io sono molto contento (i contatti li trovate qui sopra, nell’ultima voce di menu che si chiama, appunto, “contatti”).
Come per i vecchi Trucchi della borghesia di Barabba, anche queste tre nuove rubriche parleranno sotto sotto della perdita dell’umanità e, all’incirca, della caduta della civiltà occidentale (quindi è roba serissima).
Fanno circa così:
domenica 24 marzo 2019
Tolstoj (2)
E in un libro che si chiama Anna Karenina, del 1877, Lev Tolstoj dice che il primo bicchiere di vodka ti soffoca, il secondo ti fa diventare ardito come un falco, e dopo il terzo, i bicchieri volano come uccellini.
sabato 23 marzo 2019
La Lutazia-Romagna, spiegata bene
E siccome bisogna battere il ferro finché è caldo, approfitterò ora per dire che lo stesso discorso del fiume vale per la via Emilia, celebre strada consolare di Marco Emilio Lepido console romano avversario politico di Quinto Lutazio Catulo. Perché purtroppo in queste terre orgogliose golenali va di moda a tutti i livelli sociali economici ideologici idrogeologici dire la via Emilia di qua, e la via Emilia di là, e la via Emilia e Hollywood, e la via Emilia e il Far West, e la via Emilia e la California, e la via Emilia e Nashville, e la via Emilia e Memphis, la via Emilia e la statale diciassette lungo nastro di catrame, figli della via Emilia, abbiam pianto sulla via Emilia, abbiamo amato sulla via Emilia, abbiam giocato al calcio sulla via Emilia.
Andate a girare, vien voglia di dire, figli e cantori della via Emilia, sulla via Emilia. Provateci, a far tutte quelle cose, amare piangere concepire crossare e dribblare ripartire e fluidificare, sulla via Emilia, se siete capaci, col traffico pesante. Prova te a far la via Emilia la mattina alle otto, vedi te sospirare amare dribblare: ti stirano, sulla via Emilia coi camion a rimorchio che poi passano e ripassano sui brani insanguinati della tua carne effimera; in mezzo all’inquinamento atmosferico e acustico ed elettromagnetico; altro che amare e crossare, e piollare; magari piangere sì, o tirar dei sacramenti, o trapassare, sulla mistica via Emilia. Altro che Hollywood e il Far West.
A me, bisogna che lo dica, la via Emilia, senza nessun risentimento per il console, che avrà anche indovinato a livello pianificazione del territorio e di viabilità, non sto a sindacare, ma la via Emilia devo essere onesto mi fa cagare. E adesso che l’ho detto mi sento più libero. Mi fa cagare la via Emilia e per par condicio mi fan cagare Hollywood e la California e Nashville, anche se non ci son mai stato. Che poi ci si riempie la bocca con questa via Emilia, che invece se Quinto Lutazio Catulo non veniva indagato per reati contro il buon governo cesariano e di conseguenza non cadeva in disgrazia, politicamente parlando, la via Emilia l’avrebbe fatta lui e si chiamerebbe via Lutazia e la feconda regione si chiamerebbe Lutazia-Romagna e l’Appennino tosco emiliano si chiamerebbe lutazio-toscano e la rigogliosa città di Reggio Emilia si chiamerebbe Reggio in Lutazia; e il console Emilio Lepido, che adesso si dà delle arie per via di tutti i richiami onomastici che lo celebrano, nel panorama storico politico della Roma repubblicana passava da sfigato e i posteri lo ricorderebbero solo marginalmente come quello sconfitto dall’insigne Quinto Lutazio Catulo. Anche i nomi propri sarebbero tutti di conseguenza: Emiliano Zapata, rivoluzionario messicano, si chiamerebbe Lutaziano Zapata, Carlo Emilio Gadda, ingegnere e scrittore milanese, si chiamerebbe Carlo Lutazio Gadda, e si chiamerebbe Lutazio anche il protagonista di Senilità di Italo Svevo; e anche la canzone del cantautore direbbe: Vero aperto finto strano | chiuso anarchico verdiano | brutta razza il lutaziano.
(Paolo Colagrande, Kammerspiel, Alet 2011)
venerdì 22 marzo 2019
giovedì 21 marzo 2019
Ginsberg
E in una poesia che si intitola Poesia razzo, in un libro che si chiama Kaddish e altre poesie, del 1961, in Italia pubblicato dentro una raccolta che si chiama Jukebox all’idrogeno, del 1965, Allen Ginsberg dice che solo lo scienziato è vero poeta, e che egli (lo scienziato) ci regala la luna, ci promette le stelle, ci farà un nuovo universo se sarà necessario. E dice che avrebbe dovuto mandare a Einstein i suoi (di Ginsberg) manoscritti fiammeggianti, e che avrebbe dovuto anche pellegrinare ai suoi (di Einstein) capelli bianchi.
mercoledì 20 marzo 2019
Con estrema precisione
Era arrivato quel giorno dell’anno in cui di solito decidevo di abbandonare il giaccone in favore della giacchetta. Era sempre il giorno sbagliato.
martedì 19 marzo 2019
Asimov
E in un libro che si chiama La fine dell’eternità, del 1955, Isaac Asimov riporta un dialogo tra il protagonista del romanzo, un tecnico di nome Andrew Harlan, e un altro personaggio, un sociologo di nome Voy; il primo, a un certo punto, dichiara brevemente: «Io non sono un sociologo, signore.»
E Voy gli risponde sorridendo: «Splendido. Quando si comincia col dichiarare una mancanza di competenza in un campo specifico, generalmente si sottintende che, quasi subito dopo, si esprimerà un’opinione completa in proposito.»
lunedì 18 marzo 2019
#truestory (al bar)
Venerdì sera, mentre ero lì che bevevo tranquillo la mia Guinness al bar, sono stato molestato da un tizio che si definiva cinqueverde e che ho cominciato a chiamare grillista un po’ così, per ridere; è arrivato dicendo cose a caso sull’Europa, rivolto a me che neanche lo conoscevo, e io ero lì che pensavo «che due maroni, adesso come me lo levo di dosso?»
Poi, a un certo punto, è saltato su puntandomi il dito con una cosa del tipo «perché poi quando abbiamo venduto la Corsica ai francesi nel 1975…» e continuando con un ragionamento che non ho ascoltato bene perché ci ero rimasto talmente di sasso che ho capito subito che dovevo cominciare ad assecondarlo, perché coi matti non si sa mai.
E alla fine abbiamo deciso che il problema principale dell’Italia è il LIBERO ARBITRIO, che una possibile soluzione al problema dell’integrazione è che dobbiamo cominciare a DISINTEGRARCI, e che bisognerebbe votare quel partito che proponga per primo di SPOSTARE L’ITALIA, perché non sia più quella specie molo in mezzo al Mediterraneo che è diventata adesso, quindi dovremmo provare a ruotarla per schiacciarla tipo verso la Francia o magari traslarla verso la costa jugoslava.
Alla fine mi sono anche divertito. Lui era serissimo.
L’ho salutato e sono andato a letto.
domenica 17 marzo 2019
O’Kelly
E in un libro che si chiama La tomba del tessitore, del 1919, Seumas O’Kelly dice che la cosa più chiara nella mente di un uomo è spesso la più oscura da capire per quella della sua dolce metà. E che, per esempio, un santo può calcare le strade del mondo convinto in cuor suo che tutti facciano caso alla sua aureola splendente; ma così non è, perché, se lo fosse, il santo verrebbe preso a sassate.
sabato 16 marzo 2019
venerdì 15 marzo 2019
La New Wave italiana (il blogroll – 5 / per posta – 3 / e un socialino)
Poi sta succedendo un’altra cosa strana, nel suo piccolo eccitantissima, ma ve la spiego dopo. Prima metto qui sotto un paio di link di blog rinati o rinascenti che vado a elencare, in rigoroso ordine alfabetico, così come sono stati aggiunti o spostati nel gruppetto della New Wave italiana del mio feedreader (uso feedly, quello gratis, se vi interessa).
giovedì 14 marzo 2019
Wallace
E in un libro che si chiama Infinite Jest, del 1996, David Foster Wallace dice che quasi nessuna delle cose importanti ti accade perché l’hai progettata così. E che il destino non ti avverte; il destino sbuca sempre da un vicolo e, avvolto nell’impermeabile, ti chiama con un Psss che di solito non riesci neppure a sentire perché stai correndo da o verso qualcosa di importante che hai cercato di pianificare.
mercoledì 13 marzo 2019
Una cosa fighissima
Parco della Preistoria di Rivolta d’Adda, esterno giorno, una domenica assolata dei primi di Marzo. Il Many e Grushenka stanno contemplando la riproduzione di una scena di vita quotidiana tra Uomini di Neanderthal: una caverna con un piccolo fuoco centrale tenuto acceso da due uomini accucciati, un terzo uomo sta tornando alla grotta con una lancia in una mano e una preda nell’altra, una donna è seduta su un masso di fianco all’ingresso mentre allatta un bambino di pochi mesi e ha lo sguardo perso nel vuoto.
Il Miny è ancora affascinato dai tre giganteschi mammut poco distanti e tiene la testa girata da quella parte ignorando i discorsi dei genitori.
Grushenka: E noi quindi veniamo da lì, da questi qui.
Many: Beh, non esattamente… l’Uomo di Neanderthal apparteneva a una specie diversa dall’Homo Sapiens. Cioè, erano proprio due cose distinte, come gli asini e i cavalli.
G.: Ah, ma dai.
M.: Eh sì, poi nella lotta tra le specie ha prevalso il Sapiens e l’Uomo di Neanderthal si è estinto. Non esiste più.
G.: Siamo proprio degli stronzi.
M.: Beh, però sembra comprovato che ci siano stati degli incroci, soprattutto in Europa dove le due specie convivevano, quindi una piccola parte di sangue di Neanderthal potremmo avercela anche noi. Piccola piccola. Però potrebbe esserci.
I due si perdono un attimo nel silenzio e nel cinguettio primaverile del parco. Il Miny è sempre preso dai mammut lì di fianco, adesso gli sta presentando Alex, il piccolo T-Rex che si è portato da casa, e ancora non bada ai genitori.
M.: L’evoluzione è una cosa fighissima, no?
G.: Sì, succede tutto con delle trombate.
martedì 12 marzo 2019
Catalano
E in una poesia intitolata il mare visto da un poeta, dentro a un libro che si chiama Motosega, del 2007, Guido Catalano dice che una cosa che gli dà noia dei poeti è che difficilmente se gli chiedi di controllarti l’olio o le pasticche dei freni sono capaci.
lunedì 11 marzo 2019
Un modo di dire dell'est?
C’è un post sul blog di Casu dove Casu cita cinque frasi che ha ereditato da film che ha visto e che usa (quasi) comunemente nelle conversazioni di tutti i giorni. Lo trovate qui.
Stamattina mi sono svegliato con l’idea di fare altrettanto, ma poi, alla fine, mi sono accorto che le frasi che ho ereditato da film che ho visto e che uso (quasi) comunemente nelle conversazioni di tutti i giorni non sono cinque. Anzi, ce n’è praticamente una sola, anche se la uso spesso, specie in ambito lavorativo con clienti e colleghi, quando questi si disperano dopo che gli ho detto che una certa cosa non sarà fatta o che molto probabilmente non si può neanche fare:
«A volte sei tu che mangi l’orso e altre volte è l’orso che mangia te.»
E oggi è proprio tutto quello che avevo da dire.
domenica 10 marzo 2019
Allen
E in un libro che si chiama Come si diventa nazisti. Storia di una piccola città (1930-1935), del 1965, William Sheridan Allen dice che l’estremismo di massa, l’intolleranza, il desiderio disperato di un cambiamento radicale – tutti fattori che rendono impossibile una stabile democrazia – sono difficili da suscitare. E dice che quando nella comunità c’è sicurezza, gli agitatori politici si ritrovano a declamare in sale quasi vuote: è necessaria una paura ossessiva, l’improvvisa coscienza di pericoli fino a quel momento non sospettati, per riempire le sale di ascoltatori che vedano nell’agitatore colui che li salverà.
sabato 9 marzo 2019
Quando è moda è moda
Era il 1994, avevo quindici anni, e una mattina prestissimo, che c’era ancora buio, i miei mi avevano caricato su un pullman della CGIL alla stazione delle corriere di Carpi per portarmi con loro a Roma a una manifestazione. Era la prima grande manifestazione contro Silvio Berlusconi e mi ricordo che quando siamo arrivati al Circo Massimo io non vedevo più la gente, che era tantissima, molta di più di quella che avessi mai incontrato in vita mia, tutta raccolta in un posto solo e per lo stesso motivo, ma io ero lì in mezzo a quella folla del Circo Massimo e davanti agli occhi avevo solo i cavalli che correvano frustati dagli aurighi e le bighe che si spintonavano in curva, eccetera. Ero fatto così, sempre con la testa tra le nuvole.
venerdì 8 marzo 2019
Tolstaja
E su una pagina del proprio diario Sof’ja Tolstaja, moglie di Lev Nikolàevič Tolstoj, scriveva che nella sua anima stava avvenendo una battaglia fra il desiderio ardente di andare a Pietroburgo a sentire Wagner e altri concerti e il timore di dare un dispiacere a Lev Nikolaevič e di sentirsi questo dispiacere sulla coscienza. Quella notte aveva pianto a causa di quella pesante sensazione di mancanza di libertà che gravava sempre più su di lei. Di fatto, naturalmente, era libera. Aveva soldi, cavalli, vestiti, tutto: avrebbe potuto fare le valigie, salire in carrozza e andare. Era libera di leggere le bozze, di comprare le mele per L. N., di cucire i vestiti per Saša e le camicie per il marito, di fotografarlo in tutte le pose, di ordinare il pranzo, di sbrigare le faccende di tutta la famiglia; era libera di mangiare, di dormire, di tacere e di rassegnarsi. Ma non era libera di pensare a modo suo, di amare quello e quelli che sceglieva lei stessa, di andare dove le interessava e dove si sentiva spiritualmente a proprio agio; non era libera di occuparsi di musica, non era libera di cacciar fuori dalla propria casa quelle innumerevoli persone inutili, noiose e spesso molto cattive e di ricevere persone buone, piene di talento, intelligenti e interessanti. In casa loro non avevano bisogno di persone simili: con cui bisognava misurarsi e porsi su un piano di parità, mentre lì si amava stare in posizione di superiorità e insegnare… E per lei la vita era poco allegra, difficile… Ma poi scrive che non aveva usato la parola giusta: «allegria». Che non aveva bisogno di quello. Aveva bisogno di vivere una vita ricca di contenuto, tranquilla, e invece viveva nervosamente, con difficoltà e in modo vuoto.
Così scriveva su una pagina del proprio diario Sof’ja Tolstaja, moglie di Lev Nikolàevič Tolstoj, l’8 marzo del 1898.
giovedì 7 marzo 2019
Bravi
E in un libro che si chiama Sud 1982, del 2008, Adrián N. Bravi dice che c’era da fare il punto della situazione, piuttosto; e per fare il punto della situazione, in quel mese d’inverno del 1982, non serviva il futuro, serviva solo smussare il passato e accettarlo per quello che era. Entrare nel domani con la schiena, come diceva suo padre.
mercoledì 6 marzo 2019
martedì 5 marzo 2019
Così va la vita (senza censura)
Una cosa che mi ricordo del 1997, o forse era già il 1998, è che stavo sveglio la notte, quasi sempre, e avevo sentito dire da qualcuno che dopo la mezza sarebbe passato ogni tanto il video di Smack My Bitch Up senza censura. Non mi ricordo se poi l’avessi visto davvero o se era solo una balla, se provo a sforzare la memoria mi sembra che fosse vero, ma non è detto. Perché c’è da dire che se c’era una cosa che non mancava mai a notte fonda in televisione, verso la fine degli anni novanta, erano le tette.
Comunque, adesso, se uno vuole vederlo senza censura, in rete lo trova senza problemi; è anche molto bello, secondo me, guardandolo bene col senno di poi. Però c’è da dire che se c’è una cosa che non manca mai a qualsiasi ora del giorno e della notte in rete, in questo periodo, sono le tette.
Così va la vita.
lunedì 4 marzo 2019
Chiang
E in un racconto intitolato Storia della tua vita, del 1998, che è anche dentro a un libro che si chiama Storie della tua vita, del 2002, Ted Chiang dice a un certo punto che la protagonista del racconto si ricorda una battuta che aveva sentito una volta da un’attrice comica, e diceva così: «Non sono sicura di essere pronta ad avere bambini. Allora mi sono rivolta a un’amica che ne ha. ‘Supponi che io abbia dei figli’, le ho detto. ‘Che farò se da grandi mi danno la colpa di tutto quello che gli va storto nella vita?’. Si è messa a ridere e mi ha detto: ‘Che significa se?’». Era la sua battuta preferita.
domenica 3 marzo 2019
Note to self
Mai, mai, mai, ma proprio mai regalare un giocattolo nuovo a tuo figlio il sabato sera. Perché poi il giorno dopo ci tiene davvero tanto a farti sapere quanto ti vuole bene e quanto ti ringrazia e quanto è felice, tipo alle 6:30 o giù di lì.
sabato 2 marzo 2019
Šklovskij (e Chaplin)
E in un libro che si chiama Zoo o Lettere non d’amore, del 1923, Viktor Šklovskij dice che Chaplin diceva che la situazione più comica per un uomo si verifica quando questi, trovandosi in una posizione incredibile, finge che non sia accaduto nulla. E Šklovskij dice che, per esempio, è comico un uomo che, penzolando a testa in giù, cerca di aggiustarsi la cravatta. E che noi tutti viviamo, cercando di aggiustarci la cravatta.
venerdì 1 marzo 2019
La New Wave italiana (il blogroll – 4 / l’onda lunga – 3 / e un'altra cosa)
Pensavo che quello di venerdì scorso fosse l’ultimo post sull’argomento, invece son saltati fuori degli altri link di blog rinati o rinascenti che vado ora a elencare, in rigoroso ordine alfabetico, così come sono stati aggiunti o spostati nel gruppetto della New Wave italiana del mio feedreader (uso feedly, quello gratis, se vi interessa).
Ciao mondo
Questo è un blog di backup. È comunque tutto qui: https://marcomanicardi.altervista.org/
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E l’8 marzo del 1898, su una pagina del diario , scritto tra il 1862 e il 1910, Sòf’ja Andrèevna Bers, detta Sonja, diventata poi Sof’ja To...
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Tutti i martedì sono uguali, ma alcuni martedì sono più uguali degli altri: </ferie>