giovedì 31 dicembre 2015
lunedì 14 dicembre 2015
Penne incazzate
Il lunedì, nel posto in cui vado a mangiare in pausa pranzo, io sono un abitudinario, ordino sempre le penne all’arrabbiata. Da circa un anno, cioè da quella volta che mi è scappato detto che mi piace molto mangiare piccante, si è instaurata questa tacita sfida tra il cuoco e le mie papille gustative, per cui, ogni lunedì che passa, lui, il cuoco, aumenta di un pochino il piccare delle penne, che adesso più che all’arrabbiata sono diventate incazzate, quasi incazzatissime. Devo dire che siamo arrivati al limite, e se non è il prossimo lunedì, sarà quello dopo, cioè il primo disponibile nell’anno nuovo, a vedermi alzare bandiera bianca, quando mi tirerò su dalla sedia e andrò direttamente in cucina col duplice obiettivo di riconsegnare il piatto pieno al cuoco e stendergli la mano celebrando così la sua vittoria culinaria e la resa delle mie papille.
Comunque, oggi, bisogna ammetterlo, mi è andato via quell’accenno di raffreddore che sentivo arrivare da quando mi sono svegliato.
venerdì 11 dicembre 2015
Una nuova speranza
Ho prenotato un posto in prima fila e in prima serata per Star Wars, mercoledì prossimo. O meglio, non ho prenotato io, che col bimbo piccolo e tutte le cose che ultimamente si succedono nella mia vita non avevo ancora avuto modo di organizzarmi e stavo quasi per perdere il treno, così ci ha pensato mio cognato, Francesco, che ha diciassette anni e mi ha detto «Ma vieni con noi!», intendendo con lui e i suoi amici, e aggiungendomi seduta stante a un gruppetto di Whatsapp intitolato “Star Wars”.
In quel gruppetto di Whatsapp intitolato “Star Wars” e popolato da diciassettenni iperconnessi ho notato e capito due cose, che vado qui a elencare:
- I diciassettenni usano Whatsapp come fosse un loro organo di comunicazione primario, tipo la bocca, gli occhi o le mani. Nello specifico, l’organizzatore della prenotazione, che qui chiameremo Jackson, includeva ed escludeva continuamente altre persone nel e dal gruppo. Includeva chi pensava potesse essere interessato, e subito escludeva i titubanti e quelli che per cause di forza maggiore (esempio una verifica di matematica il giorno dopo) non avrebbero potuto presenziare all’evento. Questa cosa di aggiungi e togli con frenesia è andata avanti per qualche ora, quando siamo rimasti in cinque, piccolo manipolo di intrepidi superstiti disposti a sedersi in prima fila nella proiezione delle 20. Tutti diciassettenni più il sottoscritto, trentaseienne. Sono sincero: non vedo l’ora che venga mercoledì.
- I diciassettenni, forse coadiuvati dal completamento automatico delle parole negli smartphone moderni, devo dire che scrivono in un italiano molto (ma molto molto molto) più corretto di quanto facciano i trentenni su facebook. E questa cosa mi fa sentire bene.
mercoledì 2 dicembre 2015
Natasha
Una delle mie paure ricorrenti è che dopo avermi fatto per cinque minuti «meow, meow» davanti alla ciotola vuota, e io, preso da compassione, gliel’ho riempita con una nuova razione di crocchini, la mia gatta, Natasha, si giri verso di me e guardandomi negli occhi compiaciuta mi dica: «Grazie!»
Ci sono qualità vocali peculiari agli uomini, e qualità vocali peculiari agli animali; ed è terribile riconoscere le une in qualcosa che dovrebbe produrre le altre.
(H.P. Lovecraft, Il richiamo di Cthulhu, 1928)
giovedì 26 novembre 2015
Sulla ragione
L’altro giorno, sul socialcoso dove stanno tutti, facendo un rapido bilancio di questi primi sette mesi, quasi otto, dicevo che adesso Guido fa essenzialmente quello che gli pare e che noi siamo completamente in sua balìa. Conclusione: Guido, a sette mesi, quasi otto, è un gatto.
Dopo, sempre sul socialcoso dove stiamo tutti, mi ha contattato la mia amica kumquat, che mi ha detto, a proposito di quella cosa di Guido che era fondamentalmente un gatto, che lei ultimamente stava notando numerose similitudini tra la nipote di dieci mesi e la canetta di quattro mesi, e che «quindi forse le fasi evolutive dei nani passano da gatto a cane».
Mi è venuto da pensare che questa cosa dell’evoluzione umana che passa da uno stato felino a uno stato canino dev’essere un po’ colpa del progressivo aumento della ragione, che ci istupidisce.
mercoledì 18 novembre 2015
4 novembre 2014
niente, qua oggi c’è una puzza, ma una puzza che pare che s
(trovato nelle bozze di Gmail)
mercoledì 11 novembre 2015
Della massima importanza
L’unica cosa che mi abbia mai detto il vecchio signore al bar nel tavolino di fianco al mio, dopo un paio d’anni di colazioni quotidiane gomito a gomito, ognuno a testa bassa perso nelle proprie letture, io di Tenera è la notte sul Kindle, lui sulle pagine calcistiche della Gazzetta dello Sport, è stata, oggi, cercando il mio sguardo con una sicurezza innaturale, questa: «io davvero non capisco come mai i piccioni fanno la cacca bianca sulle macchine nere, e la cacca nera sulle macchine bianche.»
Sono ancora qui che ci penso.
mercoledì 4 novembre 2015
Tutto ok
Stamattina prima di uscire ho dato un bacino a Caterina. Poi ho dato un bacino a Guido. Lui si è svegliato, ha aperto gli occhietti, mi ha sorriso e ha scoreggiato.
Sono venuto a lavorare saltellando.
mercoledì 30 settembre 2015
Cliché
Stamattina siamo andati in banca (ero con la Caterina e Guido, Guido è nostro figlio) per fare una cosa un po’ onerosa, e ci hanno fatti accomodare in una bella stanza con un tavolo ovale in radica, un bel tappeto ricamato, parquet in legno chiaro, una lampada di design, foto anonime incorniciate alle pareti, e un libro, uno solo, appoggiato in un angolo di un mobiletto basso in completa nonchalance, un libro soltanto, cartonato, copertina bordeaux rilegata a filo e titolo impresso in oro, un migliaio di pagine a occhio e croce. Mentre aspettavamo l’impiegata, che ci aveva detto «accomodatevi» e «arrivo subito», intanto che ci sfilavamo le giacche che sta cominciando ad arrivare la stagione fredda, e tiravamo fuori Guido dal passeggino per mettercelo sulle ginocchia che sarebbe stata una chiacchierata non troppo corta, ho allungato il collo verso il mobiletto e ho letto il titolo: Adam Smith, La ricchezza delle nazioni.
Capirai, ho pensato.
D’altra parte uno ha i miti fondativi (o fondanti, non so mai come si dice) che si sceglie. Io, per esempio, mentre entravamo nella banca spingendo il passeggino, con la Caterina di fianco che dava un dito a Guido, Guido che guardava col naso all’insù le porte a vetri che si aprivano da sole al passaggio del passeggino, camuffando la voce e ingobbendo le spalle per imitare un vecchio decrepito dicevo: «due penny, Guido… due penny.»
E la Caterina mi rispondeva: «No, devo darci da mangiare ai piccioni.»
Siamo fatti così.
martedì 29 settembre 2015
La rivista di musica perfetta
Discuto spesso con il Poeta della Musica (un amico cantautore locale) sulle dinamiche del giornalismo musicale (di carta e online) e negli anni abbiamo messo giù una specie di lista delle caratteristiche che dovrebbe avere la nostra rivista di musica perfetta (come se fossimo lì a sprizzare dalle orecchie voglia di fondare una rivista di musica perfetta), e cioè:
- Si parla solo di dischi molto belli (saranno completamente ignorati, secondo gli insindacabili giudizi e gusti della redazione, i dischi dal mediocre al brutto).
- Se proprio si deve parlare di un disco dal mediocre al brutto, ci si limita a pubblicare in una sezione separata della rivista il comunicato stampa col quale è arrivato in redazione (i comunicati stampa sono sempre molto belli).
- Le interviste si compongono di due sole domande fondamentali all’artista o al gruppo X che abbia composto il disco Y: «Perché?» e poi «È bello?»
- Non si recensisce alcun demo perché, come diceva un giornalista musicale che adesso mi sfugge, a forza di recensire dei demo si diventa brutti.
lunedì 21 settembre 2015
Elisir
Ultimamente, per alcuni motivi di lavoro (perché lavoro lontano da casa) e altri contingenti (che sono essenzialmente i fatti miei), mi capita di girare molto in macchina. Per la teoria della relatività di Einstein che lega il tempo e la velocità, si può affermare che io stia invecchiando più lentamente anche se in maniera impercettibile (si parla dell’ordine di dieci alla meno tantissimissimo, ma, oh, è pur sempre un rallentamento). Per questo motivo, quando mi vedi (magari per la strada), o se ci incrociamo (a piedi o in qualche bar), sappi che sono impercettibilmente più giovane di quanto credi.
C’è purtroppo da aggiungere che andare tanto in macchina aumenta vertiginosamente lo scoglionamento (si parla dell’ordine di dieci alla qualcosa, anche se io sono uno che fuori lo fa vedere poco). Quindi quando mi incontri per la strada, o se ci incrociamo a piedi o in qualche bar, sono per la precisione un pelino più giovane ma anche un po’ più incazzato di quello che vedi.
(E basta, questo è quello che volevo dire oggi.)
mercoledì 16 settembre 2015
In bianco
Ieri sera sono andato a cena dai miei, e mi sono portato dietro la seggiolina da attaccare alla tavola per metterci dentro Guido (mio figlio si chiama Guido), che è già una settimana che la usiamo e funziona abbastanza bene (nel senso che lui sta lì buono a sgagnare i suoi giochini mentre noi mangiamo e non c’è bisogno di seggioloni plasticonsi che tengono solo del posto e sono anche brutti da vedere). E insomma, mia mamma ha questa fissa dello stare a tavola tutti insieme e la prende pressoché religiosamente, e ieri sera, dopo la seconda bruschetta con l’aglio e il pomodoro piccante, mentre Guido era lì che sgagnava un sonaglino calmo calmo, e ogni tanto alzava la testa e rideva in faccia a qualcuno, lei, mia mamma, con gli occhi lucidi lucidi ha guardato mio padre e ha esordito con: «Ma Iules (mio padre si chiama Iules), ci pensi che siamo qui a tavola col figlio di Marco?»
E mio padre, rincarando la dose (ché c’erano anche mio nonno e mia sorella seduti lì), ha aggiunto: «Ci sono cinque generazioni di Manicardi!»
In quel momento avrei potuto tranquillamente farmi intestare la casa.
lunedì 14 settembre 2015
Cuspide
Eravamo, stamattina, in tre in una stanza per questioni di lavoro. Non so neanche più il perché e il percome siamo finiti sul discorso, ma è venuto fuori che tutti e tre avevamo letto La fisica di Star Trek di Lawrence M. Krauss.
Ci si sente sempre un po’ strani, in quei momenti lì.
giovedì 3 settembre 2015
Una lista
Sto cercando di compilare una lista di dritte da dare a Guido (mio figlio, che adesso ha cinque mesi) o da lasciargli in eredità (non si sa mai) per quando sarà grande. La mia intenzione è quella di tramandargli due o tre cose che ho capito della vita (cioè quasi niente) nel caso mi dimenticassi di dirgliele a voce (che è probabilissimo).
Per adesso la lista delle dritte è composta da un solo punto, questo qui: «Lascia pure che dicano quelli che “chi dorme non piglia pesci” o che “il mattino ha l’oro in bocca” o che “io dopo quattro o cinque ore sono già riposato”, eccetera, lascia che dicano; tu, invece, cerca di dormire più che puoi, dove riesci, quando vuoi, ma il più possibile. Dormi delle belle dormite, dei sonni profondi, dei sonnellini, penniche, pennichelle, passacuori, fai del sonno quasi una religione, che poi, vedrai, a far così si sta meglio anche da svegli.»
(Spero che mi venga in mente qualcos’altro. Ma comunque, per adesso, come lista va già molto bene.)
martedì 1 settembre 2015
Non sono il solo
Ho scoperto, pensa te, che ci sono delle altre persone, oltre a me, e non sono poche, che pensano che il vero capodanno venga verso la fine d’agosto. Non dico proprio il 31 agosto, fa lo stesso un giorno qualsiasi tra la seconda metà di agosto e l’inizio di settembre, non è importante. Volessimo fare una cosa precisa, si potrebbe far coincidere il capodanno col primo di settembre, anche se la vera fine dell’anno arriva sempre insieme a una specie di fenomeno isterico chiamato controesodo (o, se vogliamo, l’inizio delle scuole).
Ho scoperto, poi, che ci sono delle altre persone, oltre a me, non tantissime, in verità, ma qualcuna c’è, che hanno cominciato senza premeditazione a troncare il duemila degli anni quando pensano e quando parlano. E quindi adesso siamo nel quindici, e le cose passate che sono successe in questo secolo sono successe nell’undici, o nel dieci, o nel nove, nel tredici, e così via. Che è un modo come un altro, ma abbastanza drastico, per ammazzare il Novecento (sarebbe anche ora)
mercoledì 1 luglio 2015
domenica 7 giugno 2015
L'unico consiglio
L’unico consiglio che mi sento di poter dare a chi sta per avere un bambino o ne abbia uno da pochissimi mesi è questo: quando andrete in giro col pancione, o una carrozzina o un ovetto o un passeggino, incontrerete e avrete a che fare con un bel numero di genitori, nonni, cugini e zii, bisnonni, almeno sette gradi di parentele, tre ordini di amici e amici di amici, vecchie signore e giovani fricchettone, gente di cui avevate perso le tracce da anni che spunta all’improvviso da un angolo cieco della strada, persone con dieci figli e gente senza figli, vicini e non vicini, conoscenti e sconosciuti, eccetera eccetera eccetera, e ognuno di loro, nessuno escluso, prima di andarsene e di salutarvi, sicuro come la morte, ci terrà davvero, sinceramente, con tutto il cuore, a darvi almeno un consiglio su come portare avanti la gravidanza o come si tirano su i figli; ecco, voi, senza scortesia, senza augurare del male a nessuno, sentitevi liberissimi e arrogatevi il diritto, riguardo quei consigli, a prescindere dall’autorevolezza morale, sociale o gerarchica che attribuite a chi ve li sta dando, di non seguirne neanche uno. E questo mio non fa eccezione.
giovedì 28 maggio 2015
Quanti libri hai letto nel 2014?
Mah, una sessantina suppergiù.
Quanti dall’inizio del 2015?
Due. Cioè, sono a metà del secondo.
mercoledì 27 maggio 2015
Una cosa divertente, che schiarisce la testa, anche se bisognerebbe non premeditarla, ma, insomma, si fa quel che si può
Bisognerebbe, non tutte le volte, basta una sola, diciamo una volta l’anno, durante la bella stagione, tra maggio e settembre circa, quando vengon giù di quelle piogge improvvise che durano sì e no mezza giornata, uscire senza l’ombrello.
domenica 17 maggio 2015
E un giorno di maggio che dirvi non so
A mio modestissimo avviso, credo che negli ultimi sessant’anni non si sia discusso abbastanza sulla tragicità della terza strofa di Papaveri e papere.
E un giorno di maggio che dirvi non so,
avvenne poi quello che ognuno pensò
Papavero attese la Papera al chiaro lunar…
e poi la sposò.
Ma questo romanzo ben poco durò:
poi venne la falce che il grano tagliò,
e un colpo di vento i papaveri in alto portò.
Così Papaverino se n’e’ andato,
lasciando Paperina impaperata…
Altro che Bob Dylan.
mercoledì 13 maggio 2015
All'inizio inizio
Dormire, mangiare, fare la cacca.
Adesso, non è per fare lo psicologo da bar, però penso che sia davvero una fortuna, in termini di sanità mentale personale e collettiva, che il nostro cervello sia tarato in modo da non serbare alcun ricordo di quando non facevamo altro, nei primi mesi di vita, tutto il giorno, tutti i giorni, che quelle tre cose lì.
All’inizio inizio, addirittura, delle volte, contemporaneamente.
giovedì 30 aprile 2015
Volevo solo dire
Ieri sono andato al CUP (Centro Unico di Prenotazione per gli esami ospedalieri dell’Emilia-Romagna) spingendo la carrozzina, dentro la carrozzina c’era Guido, eravamo solo io e lui. Siamo entrati, ho preso il numerello, abbiamo aspettato il nostro turno, c’era molta gente.
E, sì, funziona.
Poi io sono irreprensibile, sia chiaro, ma comunque, sì, funziona.
mercoledì 22 aprile 2015
Ma com'è che fate?
Ma com’è che fate, voi, ad aver già cambiato le gomme il ventidue d’aprile, a presentarvi con le case sempre belle spolverate quando uno viene a trovarvi, a lavar la macchina una volta a settimana senza neanche bagnarvi la camicia e la punta delle scarpe? Come fate?
Non è una critica, la mia, è una domanda. Come fate?
Che se me lo dite, io analizzo meglio questo mio sentimento, che ho qui, che mi rode, nei confronti vostri. Non lo so, magari è invidia.
martedì 14 aprile 2015
Star Woah
Circa due settimane e mezzo fa, al mattino, ero seduto sul letto dove dormiva la Caterina, e lei a un certo punto si è svegliata perché un po’ sentiva parlottare, un po’ sentiva dei respironi strani. Quando ha aperto gli occhi ha visto che ero effettivamente io a fare quei respiri, e tra un respiro e l’altro dicevo: «Io sono tuo padre; Guido, tu puoi distruggere l’Imperatore. Lui lo ha previsto, questo è il tuo destino. Unisciti a me e insieme potremo governare la Galassia come padre e figlio. Guido… Vieni con me. È l’unica strada.»
E a quel punto la Caterina era tutta combattuta tra un grande compatimento generale, una grossa commozione, e lo stare attenta a non cadere dal letto dal ridere.
(Ciao, qui non l’avevo ancora detto, ma il 28 marzo scorso, alle cinque e mezza del pomeriggio, sono diventato padre di un robino che, lo direi anche se non fosse mio, è molto molto bello, forse il robino più bello del mondo. Qualche mese fa, quando avevamo scoperto che era un maschio, mentre cercavamo un nome da dargli avevamo cominciato convenzionalmente a chiamarlo Guido. E poi è andata a finire ci è piaciuto. E adesso siamo mamma e papà di Guido. Fate ciao a Guido.)
giovedì 12 marzo 2015
FriendFu
Le parole per dire cosa mi succede dentro la testa e dentro la pancia quando penso che FriendFeed tra meno d’un mese morirà, non lo so, non le trovo.
Forse dovrei raccontare di come sono finito su FriendFeed, nella tarda primavera del 2009, ma non mi ricordo più il perché. Forse dovrei dire che senza il FriendFeed il mio parco amici sarebbe molto ma molto più ridotto, adesso come adesso, e che ci sono persone che ho conosciuto nel 2010 ma che reputo amici d’infanzia per tutte le cose che abbiamo fatto, detto, letto, condiviso, eccetera negli anni, ma sono cose personali. Forse dovrei parlare di come grazie al FriendFeed mi sia capitato di ritrovarmi a leggere racconti ad alta voce in pubblico, una cosa che non avevo mai nemmeno pensato di poter pensare di fare, prima del Friendfeed, ma l’avrò già detto millemila volte.
Mi ricordo la prima discussione cui partecipai in quella tarda primavera del 2009, appena decisi username, password e avatar, e dopo aver cliccato sulla Home dove stavano le discussioni degli altri. Era un thread di un utente di nome bloggo, si parlava dell’opportunità o meno di fare la pipì nella doccia, nella propria e in quelle altrui.
Era esattamente il posto nel mondo in cui volevo stare.
martedì 3 marzo 2015
Una cosa da niente
C’è della gente che non riesce a dire lo pneumatico, non ce la fa proprio. Dobbiamo fargliene una colpa?
Ci sono quelli che hanno il dialetto così radicato in testa che tagliano la sarsiccia con il cortello. E dormono la notte.
Io, per esempio, penso che neanche sotto tortura possiate costringermi a dire cece. Si vive bene poi lo stesso.
venerdì 27 febbraio 2015
Così va la vita
Quand’ero piccolo, con la mano destra ci riuscivo senza problemi, con la sinistra invece no. E allora mi arrabbiavo, m’incaponivo, e per riuscirci mi legavo l’indice e il medio con un elastico, poi l’anulare e il mignolo con un altro elastico. Stavo così per delle mezz’ore.
Il mio primo cagnetto era molto bello e aveva delle orecchie che, quando con mio padre e mia sorella eravamo andati a prenderlo, tanti anni fa, avevamo subito deciso il nome. Era praticamente mio fratello.
Così va la vita.
giovedì 26 febbraio 2015
Coming Out
Non posso mica tenermelo dentro tutta la vita che a me, ecco, scusate, scusate proprio tanto, ma, oh, purtroppo è così: Jar Jar Binks non mi è mai dispiaciuto.
martedì 24 febbraio 2015
martedì 17 febbraio 2015
Solo canzonette
C’è un mio amico che tutte le volte che sente Rastaman Vibration di Bob Marley la canta così: «Rastaman vibration, yeah, positive. Nixon Brahmaputra.»
Io tutte le volte che sento quel pezzo famoso di Grease che tutti conoscono lo canto così: «You’re the one that I want (Assurbanipal) uh! uh! uh!»
L’altro giorno stavo canticchiando Innuendo dei Queen mentre facevo le pulizie, e cantavo: «Surrender your ego, be free, bre free…»
La mia signora è spuntata da un angolo del salotto aprendo le braccia e urlando: «BEYONCÉÉÉÉÉ!»
E se ci ripenso rido in modo sguaiato da solo davanti al computer anche adesso.
Questo, più o meno, è tutto quello che volevo dire oggi.
sabato 14 febbraio 2015
Una rosa è una rosa è una rosa?
Dunque, avrò avuto quattro o cinque anni, ero tipo al secondo o al terz’anno di scuola materna e quando la mamma mi chiedeva una di quelle cose che chiedono i genitori ai figli piccoli per antropomorfizzarli come adulti e soprattutto per far scappare da ridere agli altri adulti lì intorno, tipo «Ce l’hai la morosa?», io rispondevo deciso: «Sì che ce l’ho!»
«E chi è? Una tua compagna di classe?»
«Sì, si chiama Marcella,» dicevo fiero.
Non che fossimo davvero morosi, a quattro o cinque anni, figuratevi. Ma c’era la prassi di dire che una bambina era la tua morosa solo perché ti piaceva, e perché dovevi per forza incasellarti in uno stile di vita che ti imponevano gli adulti: sei un maschio, hai quattro o cinque anni, ti dovranno per forza piacere le femmine.
lunedì 9 febbraio 2015
Invecchiare
L’altra sera, era il mio trentaseiesimo compleanno, sono andato a vedere Birdman, e il ragazzino seduto dietro di me non aveva mai visto Batman.
Quando siamo usciti sono rimasto un po’ lì a guardarli, i giovani del cinema del sabato sera che si muovevano in grossi nugoli di compagnie rumoreggianti, molti delusi da un film che non si aspettavano, alcuni contenti, un paio estasiati. Erano tutti vestiti malissimo.
giovedì 5 febbraio 2015
Giallo-arancione
Una cosa che mi piace molto e che sta succedendo nella mia città, devo dire, è che stanno pian pianino sostituendo l’illuminazione notturna a luce giallo-arancione cui mi ero abituato senza volerlo negli ultimi trentacinque anni della mia vita con l’illuminazione a luce bianca, che fa sembrare la notte un po’ più vera e un po’ più notte; ed è strano, la sera, quando vado al parco, tirar su le merde del mio cane dall’erba che è di un verde che è il suo verde, e buttare il sacchetto nel cestino che è di un colore che è effettivamente il colore del cestino e, appena prima, dare una sbirciata per vedere se è una merda sana o se è una merda di un colore che mi devo preoccupare.
Raskolnikov, più o meno, invece, è sempre uguale: giallo-arancione.
Raskolnikov è il nome del mio cane.
venerdì 23 gennaio 2015
Ossessione
Da due giorni c’è un post-it attaccato alla macchinetta del caffè, dice: «La macchinetta mi ha mangiato 2 euro – sono nell’ultimo ufficio in fondo al corridoio – Cinzia – [numero interno di telefono]»
Dieci minuti fa sono andato a prendere un caffè. Ho messo il post-it cinque centimetri più in alto di dov’era appiccicato prima.
M’immagino la Cinzia. Chi sarà stato? L’uomo delle macchinette? E allora perché non è passato in ufficio a ridarle i 2 euro? O a scusarsi per l’accaduto, magari. E perché ha spostato il biglietto? Ma non l’ha buttato via. Perché non ha telefonato? Eccetera.
Non so chi sia, la Cinzia, peraltro. Non sono mai stato nell’ultimo ufficio in fondo al corridoio.
Le ho rovinato il weekend. (Risata da villain.)
giovedì 15 gennaio 2015
Ciao mondo
Questo è un blog di backup. È comunque tutto qui: https://marcomanicardi.altervista.org/
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E l’8 marzo del 1898, su una pagina del diario , scritto tra il 1862 e il 1910, Sòf’ja Andrèevna Bers, detta Sonja, diventata poi Sof’ja To...
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E in un libro che si chiama Point Lenana , del 2013, Wu Ming 1 e Roberto Santachiara dicono che in quelle settimane di sbandamento, per dir...
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Tutti i martedì sono uguali, ma alcuni martedì sono più uguali degli altri: </ferie>