venerdì 28 giugno 2019

Lethem

E in un libro che si chiama La fortezza della solitudine, del 2003, di Jonathan Lethem, c’è un padre che dice al figlio che è il momento che impari che il mondo è più pazzo di un cavallo. E che, se non può difendersi, deve scappare, correre e mettirsi a urlare “al fuoco!” o “mi vogliono violentare!”, che deve essere ancora più pazzo di loro, che deve avere il fuoco tra i capelli: questo è il suo consiglio.

giovedì 27 giugno 2019

L'Emilia-Romagna, spiegata bene (d'estate)

E comunque, e al netto della costa ferrarese che meriterebbe poi un discorso a parte, volevo dirvi una cosa che forse non sapete, e cioè che d’estate c’è il mare anche in Emilia, solo che è nebulizzato.

mercoledì 26 giugno 2019

McCarthy

E in un libro che si chiama La strada, del 2006, Cormac McCarthy dice che non c’è nessun Dio e noi siamo i suoi profeti.

lunedì 24 giugno 2019

Invecchiare (3)

L’altro giorno ero a lavare la macchina, una cosa che faccio circa una volta l’anno specie quando la devo portare a dei controlli, ed ero in fila dietro a quattro pensionati all’autolavaggio, cinque se consideriamo anche quello che aveva l’auto sotto le spazzole quando sono arrivato. Tutti e quattro, o tutti e cinque, avevano scelto il programma automatico più costoso, con doppia osmosi inversa, qualunque cosa sia, lucidatura puntuale, pulizia fine degli interstizi, rituali personalizzati, incantesimi e cabala; io invece avevo optato per il programma di lavaggio medio, un po’ perché era già un’ora che aspettavo e un po’ perché non sono un perfezionista.
Comunque, quello che volevo dire è che l’unica differenza tra la mia macchina e le loro, prima di lavarle, era che la mia era sporca.

domenica 23 giugno 2019

Ouředník

E in un libro che si chiama Europeana, breve storia del XX secolodel 2005, Patrik Ouředník dice che i chimici proposero un modo per trasformare il grasso dei cadaveri in sapone per i soldati tedeschi facendo cuocere per tre ore cinque chili di grasso in dieci litri d’acqua e aggiungendo un chilo di soda e un po’ di sale finché non si fosse formata una crosta e facendo poi raffreddare la mistura una prima volta e facendola bollire ancora e prima che si raffreddasse di nuovo aggiungendo una soluzione speciale che avrebbe eliminato i cattivi odori. E che un soldato tedesco di stanza a Danzica impazzì perché prima della guerra aveva avuto un’amante che ignorava fosse ebrea e che in seguito era stata deportata ad Auschwitz e i suoi compagni gli dissero per scherzo che il sapone con cui si lavava da una settimana proveniva dalla sua amante e che l’avevano saputo dal direttore dell’obitorio di Danzica dove venivano trasportati i cadaveri per trasformarli in sapone. E che poi il soldato impazzì e bisognò trasferirlo in un manicomio in Germania.

venerdì 21 giugno 2019

La New Wave italiana (il blogroll – 10)

Un paio blog rinati o resuscitati nel 2019 mi stavano sfuggendo, per fortuna li ho intercettati. Li vado a elencare, in rigoroso ordine alfabetico, così come sono stati aggiunti o spostati nel gruppetto della New Wave italiana del mio feedreader (uso feedly, quello gratis, se vi interessa).

Poi, di solito metto qui sotto un pezzo preso dalla New Wave italiana (quella vera, quella musicale) e cerco di non ripetere mai la stessa band o lo stesso cantautore, ma oggi è giusto rendere omaggio a Nico Gamma e quindi…

Musica:

giovedì 20 giugno 2019

Paura e delirio a San Martino Spino

L’altro giorno stavo tornando da Venezia dove ero andato a lavorare e visto che non dovevo tornare a casa, ma fermarmi da un’altra parte a lasciare giù la macchina aziendale, Google mi ha fatto fare una strada diversa dal solito, e a un certo punto mi sono ritrovato a San Martino Spino.
Appena me ne sono accorto, dopo tanti chilometri noiosissimi di autostrade e strade e stradine sotto il sole del primo pomeriggio, mi sono ritrovato a sorridere, perché San Martino Spino è uno dei posti della mia formazione musicale, con tutte le volte che sono andato a casa di Bob Corn a sentire dei concertini e per tutto il tempo passato a Musica nella Valli quando lo facevano lì, tra le scuole elementari e il Barchessone vecchio. E ho cominciato a pensare all’ultima volta che ero stato a San Martino Spino e forse era tre anni fa, a uno spettacolo di burattini, ci avevo portato il Miny che aveva poco più di un anno.
E, insomma, mi è partita un po’ di nostalgia. E mentre pensavo a tutte queste cose e sorridevo contento e ascoltavo il nuovo disco dei Sebadoh, così, senza neanche farci caso, che normalmente non sono uno che fa queste cose di mettersi in mostra, e anche questa volta non l’ho fatto apposta, mi è venuto proprio automatico, ho alzato tantissimo il volume dello stereo e ho attraversato San Martino Spino dando un po’ fastidio.
C’era un bar con degli anziani che stavano all’ombra a farsi i fatti loro, si sono tutti voltati a guardarmi, girando la testa da destra a sinistra mentre gli passavo davanti. Avevano delle facce che a interpretarle dicevano una cosa tipo: “ecco, mo, un altro degli amici di Tizio…”

E poi, niente, questo è tutto quello che mi è successo l’altro giorno mentre tornavo da Venezia e andavo a lasciare giù la macchina aziendale passando per San Martino Spino.

mercoledì 19 giugno 2019

Cose che mi piacciono molto (4)

Tipo l’odore del cavolo che sta cuocendo al vapore e che si sparge per la casa. L’odore del cavolo che sta cuocendo al vapore sa un po’ di scoreggia, ma è quel tipo di scoreggia che ci è familiare: la mia per me, la tua per te, perfettamente tollerabile e, anzi, accattivante e quasi confortevole. Si può dire che l’odore del cavolo che sta cuocendo al vapore sia la scoreggia universale.

lunedì 17 giugno 2019

Moore

E in un libro che si chiama Jerusalem, del 2016, Alan Moore dice che David, uno dei personaggi, oggi non legge più fumetti, anche se sono diventati di moda al punto che anche gli adulti possono comprarli senza sentirsi ridicoli. E dice che paradossalmente per David ciò li rende ancora più ridicoli di quando i fumetti erano solo uno strumento, perfettamente legittimo e spesso stupendo, per divertire i bambini. E poi dice che, a tredici anni, l’idea di David del paradiso era quella di un luogo dove tutti leggevano fumetti e c’erano sempre nuove storie disponibili con dozzine di film spettacolari con i suoi supereroi preferiti. E che ora che ha cinquant’anni e il suo paradiso è tutto intorno a lui, David la trova un’idea deprimente. Concetti e idee per bambini di quarant’anni fa: è questo – si chiede David – il meglio che il ventunesimo secolo sa offrire? Con tutto quello che accade, la reazione più adatta – si chiede ancora David – sono davvero le fantasie postbelliche di Stan Lee focalizzate sulla legittimazione del nevrotico maschio bianco americano della classe media?

domenica 16 giugno 2019

Il bilancio di un decennio su Twitter

Twitter mi dice che sono su Twitter da 10 anni, cioè da giugno del 2009, anche se poi ho cominciato a usarlo da luglio, sempre del 2009. In 10 anni, Twitter mi è servito una volta sola, ma quella volta che mi è servito, mi è servito per davvero:

venerdì 14 giugno 2019

Fitzgerald (2)

E in un libro che si chiama Belli e dannati, del 1922, Francis Scott Fitzgerald dice che un classico è un libro di successo che è sopravvissuto alle reazioni dell’età o della generazione successiva. E che dopodiché può star tranquillo perché, come uno stile architettonico o un mobile d’epoca, avrà acquisito una pittoresca dignità che prende il posto della moda.

mercoledì 12 giugno 2019

Ho cambiato idea

Il 2 di gennaio del 2013 avevo scritto un post che si chiamava Non è un proposito per l’anno nuovo, è un atto politico dove l’atto politico in questione consisteva nel:

Non ringraziare quando qualcuno ti fa passare sulle strisce pedonali; non aspettarti un grazie quando fai passare qualcuno sulle strisce pedonali.

Ecco, ho cambiato idea.
L’inversione di tendenza non è arrivata deliberatamente e neanche in una data precisa, sono cose che misteriosamente accadono, ma a un certo punto mi sono accorto che non stavo più seguendo quell’atto politico che mi ero prefissato di seguire nel 2013 e, anzi, mi ritrovavo spesso, quasi sempre, a ringraziare alzando la mano e sorridendo quando qualcuno mi faceva passare sulle strisce; e poi, anche se tuttora non mi aspetto un grazie quando a far passare qualcuno sulle strisce sono io, se quel qualcuno che faccio passare mi ringrazia, ho scoperto che spesso alzo le dita della mano che sta sul volante e anche qui sorrido, piegando un po’ la testa di lato come a dire: «Ma no, ma valà, ma si figuri.»
E ho scoperto che a far così si sta meglio.

martedì 11 giugno 2019

Beckett

E nel secondo atto di un’opera teatrale che si chiama Aspettando Godot, del 1953, di Samuel Beckett, c’è un personaggio di nome Vladimiro che dice a un altro personaggio di nome Estragone che tutto comincia a non aver più senso.
E Estragone gli risponde che ne ha ancora troppo.

lunedì 10 giugno 2019

La critica costruttiva

Siamo stati all’Handmade Festival di Guastalla. Suonava un sacco di gente.
A un certo punto ho avuto un dialogo col Miny:

«Di tutti questi concerti ti è piaciuto qualcosa?»
«Niente.»
«Ma come niente?»
«Nessuno fa TU-TU-PA con la batteria!»

Poi hanno iniziato a suonare i Diaframma, gli sono piaciuti.

sabato 8 giugno 2019

Capa

E in un libro che si chiama Leggermente fuori fuoco, del 1947, Robert Capa, nato col nome di Endre Ernő Friedmann, dice che, tornato di notte su quella spiaggia, trovò i colleghi giornalisti nella soffitta di una fattoria normanna dove avevano sistemato il primo centro stampa francese. Se ne stavano accovacciati sulla spiaggia intorno a un paio di mozziconi di candela, bevendo un liquido giallo da un barilotto. Come tavolino, la custodia di una macchina da scrivere.
Dice che erano passati già due giorni dal “D-Day”, e che la bevanda era una specialità del luogo, un brandy di mela chiamato Calvados e la festa era una veglia francese in suo onore. S’era sparsa la voce che avesse fatto una brutta fine: un sergente aveva visto il suo corpo galleggiare nell’acqua con le macchine fotografiche intorno al collo. Era stato dato per disperso per quarantotto ore, la sua morte era diventata ufficiale e il cerimoniale aveva già predisposto un necrologio. E l’improvvisa materializzazione del suo fantasma con la gola secca diede così una scossa allo stato d’animo depresso dei suoi amici, che gli presentarono subito il loro Calvados.

venerdì 7 giugno 2019

Trentadue anni fa

Era il 7 giugno del 1987, avevo otto anni, dormivo dai nonni insieme a mio papà, erano le quattro o le cinque del mattino e mi sono svegliato perché c’era del trambusto che veniva dal piano di sotto. Sono sceso dal letto, mi sono infilato le ciabattine e affacciandomi alle scale ho visto mio papà che, vestito per uscire, stava prendendo le chiavi della macchina.
«Papà, posso venire anch’io?» gli ho chiesto.
«No,» mi ha risposto, «devi andare a scuola, torna a letto.»
Qualche ora dopo ero in classe, in seconda elementare, erano gli ultimi giorni poi sarebbero iniziate le vacanze. Ho aspettato che la maestra finisse di fare l’appello, poi ho alzato la mano.
«Marco, cosa c’è?» ha chiesto la maestra.
«Devo dire una cosa,» ho risposto.
«Va bene, dilla pure.»
«Stanotte è nata mia sorella.»
E tutta la classe, mi ricordo, si era messa ad applaudire.

martedì 4 giugno 2019

Scrivo troppo su Facebook e perdo consenso / mi allontano da tutto persino da te

Ho pensato che ormai sono passati più di cinque mesi, dal primo di gennaio di quest’anno, e adesso siamo entrati nel sesto e ho davvero scritto un post al giorno come mi ero prefissato (non è vero: un giorno di gennaio non avevo scritto niente, ma poi c’è stato un giorno di maggio che ne ho scritti due, quindi il conto è in pari) e forse non sono poi così contento. C’è che per scrivere un post al giorno ho usato dei sotterfugi, per esempio ho riportato delle citazioni un po’ indirette, ho iniziato delle rubriche raffazzonate e delle volte, che non sapevo cosa scrivere, ho scritto che andavo al bar, che era anche vero ma resta comunque un sotterfugio.
E insomma, non che interessi a qualcuno in particolare, a parte me, ma ho deciso che da oggi, anzi da domani, provo a scrivere meno e, se ci riesco, magari, provo a scrivere meglio.

Un altro pensiero che ho fatto, anche questo sicuramente privo di importanza per il regolare svolgimento della vita su questo pianeta, è che non tutto quello che scriverò qui sopra lo condividerò sempre su facebook, su twitter o sugli altri socialcosi. Per esempio le citazioni, o quando vado al bar, o forse addirittura questo post. Così rompo un po’ meno i maroni sulle bacheche e nelle homepage altrui, e forse me li rompo un po’ meno anch’io.
C’era una cosa, però, che volevo raccontare ed era anche il motivo per cui mi ero rimesso a scrivere regolarmente, ed era la storia del mio 15-18, e invece, nell’ansia di postare tutti i giorni e nella foga di essere amato e glorificato, non sono arrivato neanche a metà.
Ecco, magari adesso mi concentro sulle questioni importanti.

E poi, niente, oggi vado al mare.
Vediamo come va.

lunedì 3 giugno 2019

Dostoevskij (2)

E sempre in un libro che si chiama Memorie dal sottosuolo, del 1864, di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, il protagonista dice che non solo non era stato capace di diventare cattivo, non era stato capace di diventare niente: né cattivo, né buono, né disonesto, né onesto, né un eroe, né un insetto. E che adesso vivacchia, oramai, nel suo angolino, dicendo che è cattivo, eccitandosi con una malvagia, inutile idea consolatoria, che un uomo intelligente non può seriamente diventar niente, e che diventano qualcuno soltanto i coglioni.

domenica 2 giugno 2019

Relativa pace in Europa

Pensavo stamattina, mentre ero ancora a letto e la luce del giorno arrivava dal corridoio e le campane che chiamavano i fedeli alla messa mi tiravano fuori da un sogno che adesso non mi ricordo, pensavo che quando era nato mio padre la guerra era finita da meno di otto anni, e quando sono nato io la guerra era finita da meno di trentaquattro anni, e poi quando è nata mia sorella la guerra era finita da circa quarantadue anni e, per ultimo, quando è nato mio figlio la guerra era finita ormai da settant’anni; e dopo ho pensato che, per la prima volta da quando esiste questo stato delle cose, nel comune in cui vivo si va al ballottaggio per le amministrative e che probabilmente questo è l’ultimo giro di giostra per la sinistra locale che, questa volta forse no, anzi speriamo proprio di no, ma la prossima volta, tra cinque anni, se perderà, la guerra sarà finita da circa ottant’anni; e alla fine ho pensato che, se tutto va bene, tra circa venticinque o ventisei anni la guerra sarà finita da cento anni, cioè da un secolo, e chissà quanto durerà questo periodo qui, al quale i posteri probabilmente si riferiranno come a quel periodo lunghissimo e forse inedito e forse addirittura stupefacente di relativa pace in Europa, una cosa che non si era mai vista.
E poi sono andato a fare la doccia. E dopo ho bevuto un caffè.

sabato 1 giugno 2019

Mammi (2)

E in un libro che si chiama Casellanti, del 2016, Gianfranco Mammi dice che secondo Castellazzi l’orecchio umano, a guardarlo proprio bene, non ha quasi niente di umano.

Ciao mondo

Questo è un blog di backup. È comunque tutto qui: https://marcomanicardi.altervista.org/