giovedì 30 novembre 2017

Ho notato

E l’ho notato ieri sera, mentre stavo costruendo un CALEIDOSCOPIO, che sarà il regalo di Guido e dei suoi compagni di sezione durante la festa di Natale dell’asilo, e mi son messo lì a costruirlo insieme agli altri genitori sotto la guida delle tate, che avevano imparato qualche giorno prima seguendo dei tutorial su YouTube, e che ci hanno ospitati dalle sei alle otto di sera su delle seggioline piccole piccole, con dei tavolini piccoli piccoli, e tutte le forbicine a nostra disposizione avevano la punta arrotondata; ho notato, dicevo, che a pensarci bene, nella vita, le cose che faccio le faccio sempre principalmente attraverso due fattori:

  • 50% a occhio
  • 50% a culo

giovedì 9 novembre 2017

C.C.C.P.

Chiedevo sempre a mio padre cosa volesse dire C.C.C.P., quando lo leggevo sulle canottiere degli atleti ai mondiali o alle olimpiadi.
Mio padre rispondeva tutte le volte: «Col Cazzo Che Perdiamo!»
Avevo dieci anni quando cadde il muro. Quasi undici.

(una cosa che posto tutti gli anni, quando mi ricordo, il 9 novembre)

mercoledì 18 ottobre 2017

L'età della ragione

Un paio di mesi fa avevo scritto in giro per l’internet un piccolo componimento che diceva:

Comincia sullo scivolo
La fine dell’infanzia
Salendoci sicuri
Dalla parte della rampa.

L’altra sera siamo saltati di colpo al livello successivo. 

mercoledì 9 agosto 2017

martedì 1 agosto 2017

Mi sembra giusto ribadirlo

Visto che l’ho scoperto a 37 anni, e adesso ne ho 38, e lo so che c’è chi non ci crede, e chi non vuole ammetterlo, ma non lo so, è così basta, e cioè che la Riviera romagnola è il mare più bello del mondo.

mercoledì 5 luglio 2017

Un'altra lista

Adesso che Guido si avvicina ai due anni e mezzo e sta imparando a parlare sempre meglio, alcune parole ed espressioni stanno pian piano scomparendo e, abbiamo notato, anche se sono durate solo un anno o poco più ci mancheranno davvero un casino.
Per esempio:

  • Appa, con la lingua tra le labbra per la doppia p, che voleva dire Acqua.
  • Nonno Use, che era il suo modo di chiamare il nonno Iules (i perché e i percome del nome di mio padre li avevo già raccontati).
  • Popòm, che era l’ippopotamo (questa è sparita da una settimana, ma tornerei indietro subito e, anzi, firmerei adesso una petizione per cambiare nome agli ippopotami, cioè ai popòmmi).

È una lista in evoluzione permanente, quasi quotidiana.
Ma così vanno le cose. E vanno molto bene, peraltro, bisogna dirlo.

martedì 20 giugno 2017

Avevo i capelli lunghi fino alle spalle

OK Computer me lo fece ascoltare nel 1997 Roberto, che se lo portava in giro copiato dal fratello maggiore su una cassettina, o forse era un CD, non ricordo bene, me probabile che fosse una cassetta che macinava dentro a un walkman con l’autoreverse.
Roberto era già follemente innamorato di quel disco appena uscito. Non mi stupirei se fosse tuttora il suo disco preferito dei Radiohead, o il suo disco preferito in generale, la prossima volta che ci vediamo glielo chiedo. Ormai ci vediamo una volta ogni cinque o sei anni.

Il primissimo ascolto me lo fece sorbire in una stanza dell’Hotel Hungaria di Budapest, dove eravamo in gita scolastica. L’URSS non era morta da tantissimo tempo e il clima in città era ancora molto alieno per noi studentelli occidentali appena maggiorenni con le tasche piene di una moneta che là comprava di tutto, e abbastanza inclini alle bellezze locali, soprattutto notturne.
Mi ricordo che gli dissi una cosa del tipo: «Bella questa (era Karma Police) e anche quest’altra (era No Surprises), però è davvero una lagna».
Ascoltavo roba molto più pesa, all’epoca, avevo i capelli lunghi fino alle spalle e ancora la camicia a quadri sui jeans strappati alle ginocchia.
E gli anfibi, forse, quelli con la punta di metallo.
Mammamia.

Già l’anno dopo lo apprezzai di più, si vede che stavo pian piano crescendo.
Il mio disco preferito del 1998, se non ricordo male, fu UP dei REM, per dire.
Il mio disco preferito dei Radiohead è Hail to the Thief. Non saprei neanche spiegare il perché.

mercoledì 7 giugno 2017

Trent'anni fa

Era il 7 giugno del 1987, avevo otto anni, dormivo dai nonni insieme a mio papà, erano le quattro o le cinque del mattino e mi sono svegliato perché c’era del trambusto che veniva dal piano di sotto. Sono sceso dal letto, mi sono infilato le ciabattine e affacciandomi alle scale ho visto mio papà che, vestito per uscire, stava prendendo le chiavi della macchina.
«Papà, posso venire anch’io?» gli ho chiesto.
«No,» mi ha risposto, «domani devi andare a scuola, torna a letto.»
Qualche ora dopo ero in classe, in seconda elementare, erano gli ultimi giorni poi sarebbero iniziate le vacanze. Ho aspettato che la maestra finisse di fare l’appello, poi ho alzato la mano.
«Marco, cosa c’è?» ha chiesto la maestra.
«Devo dire una cosa,» ho risposto.
«Va bene, dilla pure.»
«Stanotte è nata mia sorella.»
E tutta la classe, mi ricordo, si è messa ad applaudire.

martedì 28 marzo 2017

Softer Than Velvet (la trascrizione)

[Venerdì 24 marzo, al C.S. Catomes Tôt di Reggio Emilia, Giancarlo Frigieri ha suonato i Velvet Underground, mentre Franco Ori dipingeva Andy Warhol e io leggevo delle cose che parlavano di Velvet Underground. Di seguito la scaletta, con le letture e i pezzi suonati da Frigieri (in grassetto). I brani che ho letto sono parole di Lou Reed, John Cale, Sterling Morrison, LaMonte Young, Rosebud, Paul Morrissey, Ronnie Cutrone, Danny Fields e Billy Name, ma durante la lettura non ho specificato chi dice cosa e quando, quindi non lo faccio neanche adesso.]
***

Suonavamo insieme, molto tempo fa. Vivevamo in un appartamento da trenta dollari al mese e non avevamo un soldo. Mangiavamo focacce d’avena mattina e sera e facevamo di tutto, tipo vendere il sangue e roba simile, oppure posavamo per quei settimanali spazzatura da dieci centesimi. Una volta uscì un articolo con la mia foto. Dicevano che ero un maniaco sessuale omicida che aveva ucciso quattordici bambini. Dicevano che avevo registrato tutto e che riascoltavo il nastro in un fienile del Kansas a mezzanotte. Quando uscì la foto di John Cale, dissero che aveva ucciso il suo amante perché quello voleva sposare sua sorella e lui non voleva che sua sorella sposasse un finocchio.

Sunday morning
I’m waiting for the man

mercoledì 15 marzo 2017

24 marzo: Softer Than Velvet

In occasione degli imminenti festeggiamenti per il centenario della Rivoluzione d’Ottobre e del 52esimo anniversario della formazione dei Velvet Underground, il 24 marzo 2017, un venerdì, al C.S. Catomes Tôt di Reggio Emilia, Giancarlo Frigieri (noto cantautore locale) suonerà e canterà dal vivo brani dei Velvet Underground; al suo fianco, dove riuscirà ad appoggiare il cavalletto, Franco Ori (noto pittore locale) dipingerà dal vivo quadri a tema Velvet Underground, mentre, non troppo distante, tanto tiene poco posto, Marco Manicardi (poco noto lettore locale) leggerà brani da libri che parlano dei Velvet Underground. Tutto ciò prende il nome, coniato in uno stanco pomeriggio invernale, di SOFTER THAN VELVET.

FAQ:
Sarà una cosa molto lunga? Non troppo.
Ci saranno pezzi dalla carriera solista di Lou Reed? No.
E di John Cale? Neanche.
Farete anche <il pezzo dei VU che mi piace tanto>? Certo.
Dopo posso comprare i quadri di Franco Ori? Sì.
Sarà un bello spettacolo? Ve lo consigliamo.
C’è l’evento su facebook? Che domande.
Bravi. Grazie.

mercoledì 1 febbraio 2017

Cose che succedevano quando c'era Obama

Quando sbarco al JFK incontro Diego, che è arrivato da Torino con un altro aereo. Dopo il controllo passaporti ci avviamo verso la metropolitana. Fa molto freddo, per le strade non girano macchine, c’è un metro di neve.
Alla fermata della metro ci aspetta Davide, ci è venuto a prendere e ci ospiterà per cinque giorni a Brooklyn, dove abita da un po’. Quando lo vediamo, sta confabulando con una poliziotta di colore, lei gli spiega che i treni stanno per essere fermati per mancanza di elettricità, colpa di questa maledetta bufera, la chiamano la bufera del secolo. Ma comunque, in qualche modo, dopo un giro di abbracci e di saluti, tutti imbacuccati con due giubbotti, quattro paia di braghe e il muco congelato sulle sciarpe, stipati nell’ultimo vagone disponibile riusciamo ad arrivare a casa di Davide. Quando entriamo siamo quasi assiderati, ci facciamo subito dei litri di caffè americano. Adoro il caffè americano. Poi ci chiudiamo nella stanza di Davide, chiacchieriamo tanto, soprattutto di fascismo e di revisionismo storico. Così passano i cinque giorni.
Quand’è ora di andare, Davide è dispiaciuto, si scusa per non essere riuscito a portarci fuori, a farci vedere New York. Non fa niente, gli dico, tanto l’avevo già vista.
Mentre salgo sul volo di ritorno, apro gli occhi. Sono a Carpi, è domenica mattina. C’è un bel sole, e nemmeno troppo freddo.

(01/02/2015)

mercoledì 25 gennaio 2017

Era inevitabile

Eccolo, è arrivato, infine, il primo vero conflitto madre-figlio.
La mamma stava bevendo per i fatti suoi, ma Guido aveva bisogno di lei, voleva andarle in braccio. Lei gli ha pur detto «Guido, un attimo, adesso arrivo», ma lui la voleva subito, immediatamente, qui, ora, e allora, e siamo in quel periodo vicino ai due anni in cui tenta continuamente di costruire delle frasi come fanno i grandi, ci è riuscito, l’ha detto: «MAMMA BIRRA NO!»

La mamma diventa una statua di sale.
Silenzio.
Lo prende in braccio.

Mentre si avvia verso il letto, con lui, accarezzandolo, gli dice con un mezzo rimprovero stupito: «Guido, non dirlo mai più.»
Ma ormai, lo sa anche lei, non ci sarà più scampo.

venerdì 13 gennaio 2017

Una domanda

Ma se Alessandro Magno ha tagliato con un colpo di spada il Nodo Gordiano, e se, per dire, anche il futuro capitano James Tiberius Kirk aveva alterato il codice sorgente della Kobayashi Maru per passare il test all’Accademia della Flotta Stellare, allora, chiedo, perché Achille, piè veloce, non ha mai pensato di piegare le gambe e allungare una manina per prenderla su, e non pensarci più, quella stramaledetta tartaruga?

Ciao mondo

Questo è un blog di backup. È comunque tutto qui: https://marcomanicardi.altervista.org/