[Ieri l’elena e Chettimar si sono sposati. Meglio: li ho sposati io. Quello che segue è il discorso che ho pronunciato nella sala delle cerimonie di Palazzo Reale, a Milano. Ci sono molte virgole, le ho usate tutte ogni volta per deglutire e mandare giù il magone.]
Bungiorno a tutti
Si sente se parlo così?
Anche là in fondo?
Bene.
Forse alcuni di voi si staranno domandando perché c’è un tizio con l’accento emiliano che è venuto fino in Lombardia per mettersi una fascia tricolore e, secondo la legge, unire in matrimonio un brianzolo e una molisana.
Ecco, io, oggi, sono una persona molto fortunata, perché mi è capitata una cosa che non capita a tutti. E non sto parlando solo del fatto che io sia qui a officiare l’unione di due persone a cui vogliamo un bene che non si può spiegare, ma sto parlando anche del perché oggi siamo in questa sala bellissima, tutti vestiti in ghingheri e commossi oltremisura per quello che sta succedendo. Sto parlando di come sono andate le cose. Di come tutto è cominciato, tra Elena e Simone. Forse voi non lo sapete, ma io sì. O forse lo sapete, ma bisogna che io lo ripeta, perché oggi è il giorno in cui un racconto finisce per farne iniziare un altro.
Tutto è cominciato tre anni fa,