E sempre in un libro che si chiama Memorie dal sottosuolo, del 1864, di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, il protagonista dice che non solo non era stato capace di diventare cattivo, non era stato capace di diventare niente: né cattivo, né buono, né disonesto, né onesto, né un eroe, né un insetto. E che adesso vivacchia, oramai, nel suo angolino, dicendo che è cattivo, eccitandosi con una malvagia, inutile idea consolatoria, che un uomo intelligente non può seriamente diventar niente, e che diventano qualcuno soltanto i coglioni.
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Ciao mondo
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