Quello che si ferma lungo l’autostrada quando gli scappa, e piscia una parabola di due metri e mezzo contro il guardrail, spalle alla carreggiata, senza starci troppo a pensare o a preoccuparsi degli osservatori, della famiglia chiusa in macchina o dei passanti in pieno controesodo, e si tira poi su la patta nell’atto della rotazione verso il traffico, spavaldo e virilissimo, a tratti compiaciuto, mento alto e mezzo sorridente; è lo stesso uomo che poi troviamo la mattina presto al centro prelievi, il contenitore delle urine insacchettato a doppia mandata di cellophane e stagnola ficcato in tasca, stretto nel pugno, fino a quando viene chiamato allo sportello d’accettazione, cui s’avvicina ingobbito, imbarazzato, scarta il sacchetto, consegna la provetta con sopra il nome e la data di nascita, non senza controllare più e più volte, sospettoso, con la coda dell’occhio prima a destra e poi a sinistra, che non se ne accorga qualcun altro, uno dei trenta o quaranta uomini in fila come lui, ognuno ingobbito e imbarazzato, con un po’ di piscio stretto in tasca.
venerdì 15 giugno 2018
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