lunedì 30 settembre 2019

I ferri del mestiere e L'altra canzone del sole (e poi La guerra degli affetti)

Lo so che adesso siete tutti lì ad ascoltarvi Battisti (Lucio) su Spotify e che non è il momento mediaticamente più opportuno per parlare di queste cose. Ma forse, invece, sì, perché l’altro giorno è uscito un disco intitolato I ferri del mestiere, di un noto cantautore locale che si chiama Frigieri (Giancarlo), e dentro c’è un pezzo bellissimo intitolato L’altra canzone del sole, che chiude un po’ il cerchio e torna a dare un senso a giorni nostri.
Poi, sempre dentro a I ferri del mestiere di Giancarlo Frigieri, c’è un altro pezzo intitolato La guerra degli affetti  dove ci sono anche io che suono il piano, ed è per questo che scrivo queste due righe e cioè per dire a tutti che finalmente è uscito IL MIO DISCO.
Disco che, comunque, è bello tutto. Se volete ascoltarlo, lo trovate qui:

giovedì 26 settembre 2019

Si può anche far senza (4)

Per esempio della pizza al metro, anche se non saprei spiegare bene il perché, ma il fatto che non sia tonda me la fa sembrare, boh, insensata.

mercoledì 25 settembre 2019

Mazzucchelli

E in un libro che si chiama Asterios Polypdel 2011, David John Mazzucchelli dice che poi di fatto ci vuole poco a capire gli altri, basta ignorare ciò che dicono e guardare cosa fanno.

martedì 24 settembre 2019

Il nervoso (che c'è)

Sono diventato molto permissivo rispetto a tanti anni fa, non me ne frega quasi più niente se qualcuno sbaglia un congiuntivo, se scrive qualcosa che grammaticalmente non va mica tanto bene, se sbaglia la punteggiatura, eccetera. Sono anche diventato molto zen quando sento i piuttosto che disgiuntivi o settimana prossima senza l’articolo, che sono due cose che mi mandavano nei matti, una volta. Adesso segno solo sui libri, con una bisciolina a matita sotto la parola, le decadi usate per i decenni e poco altro, e quando sono proprio imbufalito tiro una freccina che esce dal paragrafo e sul margine libero scrivo un bel “NO!”, ma sono cose che tengo per me. Ho scoperto che così si vive meglio.
Però poi quando sono lì che ho appena mandato un messaggio a qualcuno su Whatsapp, che non lo posso neanche modificare, e volevo scrivere tipo “ce n’è” e mi viene scritto magari “c’è ne” perché il correttore automatico del telefono vuole pensare al posto mio, mi vengono di quei nervosi che tiro dei cancheri a voce altissima e la gente si gira e mi guarda male. Poi mi calmo, dico vabbè, faccio finta di niente e vado avanti.
E mi sento sporco tutto il giorno.

lunedì 23 settembre 2019

Fruttero & Lucentini (2)

E in un libro che si chiama La donna della domenica, del 1972, Carlo Fruttero e Franco Lucentini usano un sacco di metafore e similitudini; una volta avevo provato a raccoglierle tutte e – ammesso che siano davvero tutte tutte, ma qualcosa mi sarà scappato di sicuro – dicono così:

sabato 21 settembre 2019

Miù Miù

«… Nel giardino dell’Eden c’era di tutto. Fegatini, rognoncini, carne tritata, pesciolini rossi e ciotole di latte. Solamente una cosa non si poteva mangiare: “la Lisca di Pesce Proibita”, che cresceva nel mezzo di questo magnifico Paradiso Terrestre. Un giorno Miù Miù, la prima gatta, incontrò il Diavolo vestito da topo…»

giovedì 19 settembre 2019

Thegiornalisti

Io se fossi Dio
maledirei davvero i Thegiornalisti
e specialmente tutti
che certamente non sono brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.

***

mercoledì 18 settembre 2019

Babel’

E invece in un libro che si chiama Racconti di Odessadel 1931, in un racconto intitolato Ljubka CosaccoIsaak Ėmmanuilovič Babel’ dice a un certo punto che il sole pendeva dal cielo come la lingua rosa di un cane assetato.
E poi, sempre nello stesso libro, ma in un altro racconto intitolato Padre, dice che gli ubriachi erano spaparanzati per il cortile come mobili rotti.

martedì 17 settembre 2019

Oggi

C’è un problema: il bar è chiuso. Però mi ha telefonato mia mamma, mi ha detto che ha comprato delle gallinelle (i pesci) e quindi adesso vado là. Va bene anche così.

lunedì 16 settembre 2019

Čechov

E in un racconto intitolato Il monaco nero, del 1894, Anton Pavlovič Čechov dice che la casa di Pesockij era enorme, con colonne, leoni da cui si scrostava l’intonaco e un lacchè in livrea all’ingresso. E che il parco antico, cupo e severo, in stile inglese, si stendeva per un chilometro buono dalla casa al fiume e lì terminava in una riva argillosa alta e scoscesa, su cui crescevano pini dalle radici nude simili a zampe pelose; e che, sotto, l’acqua scintillava inospitale, volavano con un lamentoso pigolìo i beccaccini, e c’era sempre un’atmosfera tale che veniva voglia di mettersi a scrivere ballate.

venerdì 13 settembre 2019

Una volta l’anno

Succede una volta l’anno, per tre giorni filati, tutti gli anni, che tra Carpi, Modena e Sassuolo vedi l’uomo della strada che va in giro a piedi per le vie del centro con la faccia tirata e lo sguardo sagace, e lo senti usare delle parole insolite, tipo «ontologia».

giovedì 12 settembre 2019

Pierino e il lupo e noi

Da un paio di mesi stiamo ascoltando molte volte al giorno, tipo sedici, «Pierino e il lupo» di Sergej Prokof’ev suonato dall’orchestra del Teatro Comunale di Bologna e narrato da Lucio Dalla. Stamattina ero a Bologna, per lavoro, e a un certo punto, mentre tornavo a prendere il treno, ho alzato gli occhi ed ero lì, cioè nel posto che si vede nella foto qui sotto.
E mi è venuto un magone che a spiegarlo faccio fatica.

venerdì 6 settembre 2019

Dei ricordi (2)

Il 6 settembre del 2014 era un sabato e scrivevo una cosa che diceva così:

La fine dell’estate coincide con la colazione al bar, verso mezzogiorno, fuori, nel tavolino al sole.

E il 6 settembre del 2015 ero a casa e scrivevo una cosa intitolata “siamo fatti così” che diceva:

Il pupazzetto preferito del Miny è una specie di Tyrannosaurus Rex con la coda e le zampette che scricchiolano quando le schiacci con le manine o le mordi con le gengive. L’abbiamo battezzato Marc Bolan.

E oggi piove.

giovedì 5 settembre 2019

Fruttero

E in un libro che si chiama Mutandine di chiffon, del 2010, Carlo Fruttero dice che chi ha avuto la passione della lettura sa che si tratta di una vera passione, feroce, esclusiva, come il gioco o il terrorismo, che fa sembrare insignificante qualsiasi altra cosa.

martedì 3 settembre 2019

Colagrande

E in un libro che si chiama La vita dispari, del 2019, Paolo Colagrande dice che pare che il soffrire sia un capitale monetizzabile in benevolenza divina, perché a Dio piace ricevere in dono le sofferenze degli uomini. E che è un passaggio oscuro, che la religione cristiana spiega così: il dono della sofferenza è un gesto compensativo verso Dio il quale, offrendoci la sua croce, si è fatto carico della nostra. E dice che ha sintetizzato molto, ma che il ragionamento si imbroglia nella sua stessa sintassi, perché se l’Onnipotente, salendo in croce, si fosse fatto carico della sofferenza dell’uomo, a quest’ora l’uomo non soffrirebbe. E che siccome invece l’uomo soffre, vien da pensare o che Dio si sia per così dire sovraesposto in programmi affrettati e velleitari (e del resto, dice, stiamo parliamo di un uomo su una croce, non seduto dietro a una scrivania), o che il discorso sia viziato da una grossolanità tipica degli uomini.

Ciao mondo

Questo è un blog di backup. È comunque tutto qui: https://marcomanicardi.altervista.org/