giovedì 27 novembre 2014

Polpette al sugo

Una volta io e il signor Manicardi siamo andati in viaggio insieme. Anzi, ci siamo trovati nel posto dove eravamo tutti e due in viaggio, con delle altre persone. Ci siamo dati un appuntamento, con qualche difficoltà per via di mezzi di comunicazione intermittenti, e dopo una mattina in cui contrariamente alle nostre abitudini siamo andati in chiesa ci siamo incontrati per andare a pranzo. Eravamo io, il signor Manicardi e altri amici. Il posto l’avevo scelto io che a differenza del signor Manicardi do una grande importanza ai posti dove si va a mangiare. Il signor Manicardi, va annotato, non che non dia importanza a niente, dà importanza ad altre cose.

 (continua sull’eudemonico. L’ha scritto Diego Viarengo un po’ di tempo fa. Forse ci saranno delle altre puntate, se Diego Viarengo ha voglia.)

sabato 22 novembre 2014

L'arrosto di maiale

L’arrosto di maiale, tanti lo sanno fare bene, ma come lo faceva lei era buonissimo.
Ma come mai il suo arrosto di maiale era così buono? Cos’aveva di speciale? Era forse perché lei, prima di infornarlo, gli tagliava gli estremi e lo metteva nella padella così, amputato? Qualcuno si fece coraggio, e le chiese come mai, prima di metterlo in forno, lei tagliava gli estremi dell’arrosto, e se fosse quello lì il tocco speciale che rendeva il suo arrosto di maiale così buono rispetto a tutti gli altri.
«Se devo proprio essere sincera – rispose – non lo so. Faceva così mia madre, ho imparato da lei. Mi diceva sempre: “prima di mettere l’arrosto in padella e poi nel forno, devi tagliargli via la testa e il culo.”» 

martedì 11 novembre 2014

Suocera

L’altro giorno, a un corso di coaching, o di leadership, o di team building, o, insomma, durante una di quelle nuove occasioni lavorative che a un certo punto degli anni zero qualcuno si è inventato per il terziario avanzato facendole diventare inspiegabilmente importantissime, hanno chiesto a mia suocera, che di lavoro fa la responsabile delle risorse umane di un’azienda abbastanza grossa, di scrivere una frase che la rappresentasse, che fosse per lei una linea guida da seguire nel lavoro e, più in generale, nella vita. E lei ha scritto:

“Io c’ho i vuoti, lei c’ha i vuoti, insieme li riempiamo.”

Io, come genero, devo dire, non è una cosa scontanta, sono abbastanza orgoglioso.

venerdì 10 ottobre 2014

La svolta

Così, ieri sera, per caso, invece di prendere la pizza da asporto, come facciamo tutti i giovedì da qualche anno, sempre nella solita pizzeria di quartiere, ci è venuta voglia di sederci a un tavolo e di mangiarla lì.
Dopo un po’, nel tavolo di fianco, una tavolata lunga già preparata e prenotata, arriva un gruppetto di persone, alcune le conosciamo, alcune no, e ci sono anche un assessore e un signore coi capelli bianchi, che però vediamo solo di spalle. Noi intanto continuiamo a mangiare la nostra pizza.
Dal fondo della sala, dopo qualche minuto, si alza su un tizio, un tizio qualunque, e percorre tutta la stanza in diagonale con un bel sorriso tirato in faccia per andare a dare una pacca sulla spalla al signore che ci dà le spalle. E gli dice: «Signor Occhetto, lasci pure che dicano quello che vogliono, ma lei è un grande!»
Non posso fare a meno di battere le mani e di mettermi a ridere, mentre a voce abbastanza alta, senza controllo, dico: «Ma no! Ma c’è Achille Occhetto!»
Così, le due o tre persone che conosciamo al tavolo con lui si girano verso di noi che ridiamo, ci chiamano da loro e ce lo presentano.
Lui non dice tante parole e neanche noi. Io gli faccio i complimenti per l’incipit del suo libro del 2000 che s’intitola Secondo me e che fa così:

C’era una volta a Torino un bambino nato senza respirare. Quel bambino ero io. Non volevo nascere. Qualcosa doveva avermi insospettito.

Che è un incipit molto bello, secondo me.
Lui ringrazia. Noi salutiamo, poi andiamo via.

Achille Occhetto mangia una margherita ma lascia lì la crosta.
E beve del lambrusco di Sorbara, che bere il lambrusco con la pizza è una cosa che ormai la fanno quasi solo i giapponesi.

lunedì 22 settembre 2014

Dialogo sull'eterogenesi dei fini (uno di quei dialoghi dai quali bisognerebbe fuggire a gambe levate – come poi in effetti accade)

Marco: beh
è venuto su un bel dibattito
🙂
Diego: siamo gente piena di talento e creativa noi
(ho sentito quasi tutto il podcast di paolo nori http://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2014/09/scuola-elementare-di-scrittura-emiliana-per-non-frequentanti.mp3)
dice che non sa cosa sia il talento o l’essere creativi
quindi dicevo:
siam gente piena di cose che non sappiamo
io vado a leggere a casseta stasera
con wu ming, pensi
Marco: apperò

(continua sull’eudemonico –> L’eterogenesi dei fini)

giovedì 18 settembre 2014

Dialogo sulla musica degli anni duemila (uno di quei dialoghi che non si dovrebbero mai fare)

Diego: ma a proposito
lei che se ne intende di musica,
io pensavo che negli anni 2000 non avessero fatto dei dischi
Marco: (diciamo così)
Diego: invece scopro di sì
Marco: tipo?
(per vedere se ci intendiamo)
Diego: the national 2003 e 2010
libertines 2004 (meno notevole)
Marco: MA PER FAVORE

(Continua sull’eudemonico –> Anche negli anni duemila hanno fatto dei dischi ma non tutti sono venuti bene)

mercoledì 17 settembre 2014

Categorie di persone alle quali credo di non appartenere

Per esempio, quelli che ti dicono «Hai presente coso?».
«Coso chi?», gli rispondi
«Ma dai, coso, quello con la macchina del tal modello, di tal colore.»
«Non c’ho mica presente, scusa.»
«Vabbè, niente.»
«Eh, niente.»
«Comunque, coso, l’hai visto di sicuro, quello che parcheggia sempre nel tal posto.»
«No.»

(Per me le macchine sono una razza incomprensibile: tutte uguali, a guardarle. Quindi, riconoscere gli altri dalle loro macchine, no. Ci riesco dai cani.)

domenica 24 agosto 2014

Alcune cose sull'avanzamento tecnologico del Portogallo

I semafori che diventano rossi quando arriva una macchina che sta superando anche di pochissimo il limite di velocità.
Il distributore (gratuito) di sacchetti per raccogliere le deiezioni canine nei parchi.
Il distributore (gratuito) di posacenere all’ingresso della spiaggia.
Il bidet.

(Ci vuol tanto poco, delle volte.)

martedì 12 agosto 2014

Così va la vita

C’è stato un periodo, che è durato forse qualche mese, sarà stato il 1988 o giù di lì, avevo nove o dieci anni, che tutte le mattine mio padre entrava nella mia stanzetta e, mentre tirava su la tapparella per svegliarmi, diceva: «Gooood morning, Vietnaaaam!» Così va la vita.

mercoledì 16 luglio 2014

Non ti divertire troppo a Fusignano

Nel paese del ravennate dove il primo d’aprile del 1946, quasi per scherzo, nacque Arrigo Sacchi, il prossimo primo Agosto c’è un fesitvalino che si chiama PRIME OPEN AIR 2014.
Ci suonano, nell’ordine:

  • Urali (Drone – pop / Rimini)
  • DAGS! (Emo core / Milano)
  • Girless & the Orphan (Punk – folk / Viserba)
  • Il Buio (Punk / Vicenza)
  • Bob Corn (Indie-folk songwriter / San Martino Spino)

Nelle pause tra gli ultimi tre concerti, mi hanno chiesto di leggere dei pezzettini da Non ti divertire troppo. E io li leggo.
Se venite, tenete presente che “la piada di Ravenna ha uno spessore maggiore rispetto a quella di Santarcangelo e al palato è molto più morbida. Nonostante questa caratteristica, che mi piace molto, continuo a preferire la piada di Santarcangelo, di cui apprezzo la fragranza, ma anche quella di Ravenna è molto buona. Oso dire che è anche più saporita.”

(qui c’è l’evento su fb)

mercoledì 4 giugno 2014

Doctor Sleep

Vado a letto che è quasi l’una, circa, come sempre, ma stasera non ho sonno.
Infatti all’1.30 sono ancora fermo lì nella stessa posizione: non riesco a dormire.
Alle 2 passate ancora niente. Comincio a innervosirmi.
Verso le 4, sfinito, sposto un po’ le gambe e sveglio la gatta che ci sta dormendo sopra, lei miagola, si stira, si sposta; e io, cercando di non disturbare la morosa che dorme beata col suo bel respiro regolare del sonno, mi impietrisco in una nuova posizione. Di solito, quando voglio addormentarmi per forza, sto fermo impalato e respiro lentamente, mi metto a contare. Di solito funziona. Oggi no.

venerdì 30 maggio 2014

Divertiamoci un po'

Venerdì 6 giugno, alle 21 (trattabili), nella libreria The Book Room di Santarcangelo di Romagna (via Molinari 6), c’è la presentazione di un libro che si chiama Non ti divertire troppo (qui c’è scritto che libro è). Suonano i The Clever Square (qui li potete ascoltare), Francesco Farabegoli fa dei disegni dal vivo (cliccate qui se colpevolmente il nome non vi dice niente), e io leggo dei pezzi del libro. (Qui c’è l’evento su fb.) 

mercoledì 28 maggio 2014

Questa è l'acqua

La settimana scorsa, in preda a un calo d’attenzione credo dovuto in parte al nervoso che viene sempre col traffico dell’ora di punta, in parte alla sfiga, in parte che son scemo, ho fatto un incidente: ho centrato bel bello il fianco di una macchina che aveva la precedenza. Per fortuna non s’è fatto male nessuno.
Oggi, in pausa pranzo, stava succedendo la stessa cosa ma tutta al contrario: c’ero io che andavo per la mia strada con la precedenza e un camioncino è spuntato da un incrocio senza badare a me.

martedì 27 maggio 2014

E una cosa stranissima

La cosa stranissima è che abbiamo preso una busta di crocchette per la gatta, sopra c’è scritto: «non testato sugli animali.»

Una cosa bellissima e una cosa bruttissima

Una cosa bellissima è la firma sulla patente della cugina, e come tutte le firme sulle prime patenti ha quella grafia di una mano che trema scomposta per l’eccitazione e l’ansia e la liberazione.
Una cosa bruttissima è la bottiglia di lambrusco che ho comprato l’altro giorno a mio suocero, che lui oggi la apre, si versa un bicchiere, lo porta alle labbra, poi fa una smorfia: è amabile.

mercoledì 21 maggio 2014

Pensa te

In uno dei quattro angoli dell’incrocio tra Via Di Mezzo e Via Guercinesca, dove due file ininterrotte di macchine si intrecciano senza sosta da nord a sud e da est a ovest guardandosi rabbiose e prepotenti, c’è un piccolo bar. Mi fermo lì ad aspettare che mi vengano a prendere, ordino una birra media e l’appoggio su una delle tre pensiline che stanno appena fuori dalla porta. Gli avventori che mi circondano parlano un dialetto un po’ diverso dal mio, una miscela ben calibrata di modenese e bolognese, una specie di cantilena comica.

lunedì 19 maggio 2014

Un sogno

Siamo in sala parto e Caterina partorisce un bambino un po’ down, ma che comunque sa già parlare ed esordisce con un bel «Salve!» davanti alle nostre facce perplesse.
Il bambino ha quattro mani, due delle quali sono attaccate ai polsi di quelle normali. È abbastanza brutto.
Ci rimaniamo un po’ malino, anche perché abbiam sempre fatto tutti i controlli che c’erano da fare e non era saltato fuori niente. Ma vabbè, ormai è fatta.

sabato 17 maggio 2014

Così va la vita

Era il 1998, avevo 19 anni, con mio padre e mia sorella siamo andati in una casa di campagna dove c’erano questi batuffolini bianchi grandi come delle patate che si scaravoltavano uno sull’altro. Qualche secondo dopo essere entrati nella stanza, uno dei batuffoli, quello con le orecchie più a punta di tutti, è uscito dal mucchio e ha cominciato a tirarmi i lacci delle scarpe.
“Prendiamo lui,” devo aver detto. 

giovedì 24 aprile 2014

(Trilogia di Corrado – Episodio III) Ci vuole del coraggio

Mio nonno, Corrado, eran già dei mesi che stava in prigione, ma ultimamente se la passava meglio. Meglio di qualche mese prima, quando c’era quell’aguzzino fascista a comandare la galera, un tipo sadico e cattivo che ammazzava i prigionieri a suon di botte, uno al giorno, tutti i giorni.

(Trilogia di Corrado – Episodio II) La divisa del Balilla

Quando gli hanno spedito a casa la divisa del Balilla, mio nonno Corrado, che era nato nel 1925 e faceva le scuole elementari nei primi anni ’30, dato che aveva un vestito solo perché soldi ce n’erano pochi e quello che aveva gli toccava metterlo anche al pomeriggio, perché al ritorno da scuola doveva andare ad aiutare la famiglia nei campi, appena gli hanno spedito a casa la divisa del Balilla, mio nonno Corrado era molto contento. Mio bisnonno Archimede, suo padre, invece, mica tanto.

(Trilogia di Corrado - Episodio I) Schegge di legno del forcone

Mio bisnonno aveva un nome bellissimo, si chiamava Archimede. Non l’ho mai conosciuto, ma si dice che fosse l’uomo più forte del paese. Ma non forte tipo quelli che vincono a braccio di ferro, no. Lui, mi han detto, una volta ha fermato un toro per le corna e l’ha picchiato. Poi, tutte le volte che Archimede gli si avvicinava, il toro s’inginocchiava. Mi han detto proprio così: s’inginocchiava, era quasi un’attrazione. Forse un altro giorno la racconto, questa storia del toro. Adesso non c’entra.
Mio nonno, il figlio di Archimede, era un disertore.

martedì 11 marzo 2014

venerdì 21 febbraio 2014

Strisce pedonali

Marco Manicardi (io): il wurlitzer
Max Marmiroli: i sassofoni
Giancarlo Frigieri: tutto il resto
Da un disco intitolato Distacco (esce tra una settimana).
Registrato da Andrea Sologni (Sollo) all’iGloo di Correggio.

Sabato prossimo, il primo di marzo, alla Salumeria del Rock di Arceto di Scandiano (RE), presento Giancarlo Frigieri che presenta il suo ultimo disco, che si chiama Distacco. Il posto non è piccolissimo, ma se volete sedervi vi consigliamo di prenotare. Ci sono le birre buone.

domenica 16 febbraio 2014

Neve

Giancarlo Frigieri: testo, voce, musica, chitarre, eccetera
Max Marmiroli: fiati
Cesare Anceschi (Cico): percussioni
Marco Manicardi (io): wurlitzer
Da un disco intitolato Distacco (esce tra una quindicina di giorni).
Registrato da Andrea Sologni (Sollo) all’iGloo di Correggio.

Il primo di Marzo presentiamo il nuovo disco di Giarncarlo Frigieri, Distacco, alla Salumeria del Rock di Arceto di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia. Lo presentiamo, nel senso che io dovrei presentare Giancarlo Frigieri che dovrebbe presentare Distacco (e suonarlo e cantarlo, anche). Nevicherà.

martedì 28 gennaio 2014

È un periodo

È un periodo che, dopo quasi vent’anni, così, all’improvviso, m’ha ripreso la flippa per i supereroi, anche se, per non fare la figura del bambinone, per darmi un’aria casalinga da intellettuale sempre attento alla cultura pop, compro i giornaletti in lingua originale.
A guardarmi bene, son qui seduto nella vasca da bagno, la schiuma dalla vita in giù, che rido molto di gusto mentre con le mani, sul pelo dell’acqua, faccio ciàf ciàf.

Ciao mondo

Questo è un blog di backup. È comunque tutto qui: https://marcomanicardi.altervista.org/