Stavo aspettando che ne spuntassero uno o due in più, ma visto che ho questo link in canna già da una settimana e mezzo e ho voglia di linkarlo, allora lo linko, così com’è stato aggiunto al gruppetto della New Wave italiana del mio feedreader (uso feedly, quello gratis, se vi interessa).
venerdì 31 maggio 2019
giovedì 30 maggio 2019
Melville (3)
E, ancora, in un libro che si chiama Moby Dick o La balena, del 1851, Herman Melville dice che qualunque sia la superiorità intellettuale di un uomo, essa non può mai assumere una supremazia pratica e utile sugli altri senza l’aiuto di qualche artificio o schermo, che in sé stesso sarà sempre più o meno basso e meschino.
(di simone rossi)
mercoledì 29 maggio 2019
Domenica scorsa avevo scritto due post in un giorno solo, una cosa mai successa
Quindi oggi posso andarmene tranquillo al bar.
martedì 28 maggio 2019
Tolstoj (3)
E nella terza parte del secondo volume di un libro che si chiama Guerra e pace, del 1869, Lev Tolstoj dice che la contessa Vera Il’inična Rostova parlava del proprio tempo come in generale amano fare le persone d’una intelligenza limitata, le quali si figurano di aver scoperto e valutato le particolarità della loro epoca e sono convinte che la natura umana debba mutare coi tempi.
lunedì 27 maggio 2019
domenica 26 maggio 2019
Così va la vita (della tribù dei Modenesi)
All’inizio di un libro che si chiama Gli spiriti non dimenticano, del 1996, Vittorio Zucconi racconta di quando partecipò a una cerimonia degli Oglala Sioux per avere il benestare della tribù al proseguimento delle sue ricerche sulla vita di Cavallo Pazzo:
Presi posto nel circolo attorno al totem e alla coperta. Alla destra mia moglie Alisa, perfettamente tranquilla come se lei, milanese, avesse passato tutta la vita fra i Sioux. Dall’altra parte, alla mia sinistra, si sedette una bambina, avrà avuto forse dieci anni. Mi fece un piccolo sorriso nervoso. «Sono della tribù dei Winnebago» mi disse a voce bassa, con la manina davanti alla bocca per non farsi sentire «e questa è la seconda cerimonia alla quale partecipo. Vengo per chiedere l’aiuto dello Spirito per la mia nonna.» Che cos’ha la tua nonna? «Sta morendo e prego perché vada nel cielo delle mille tende, insieme ai suoi antenati, quando morirà.» Mi fissò con uno sguardo inquieto: «Ho sempre un po’ paura, sa, a queste cerimonie degli Oglala, forse perché sono una Winnebago». Figùrati io, bambina, che sono della tribù dei Modenesi.
E quindi, non lo so come si fa, in questi casi, ma forse possiamo almeno pregare un po’, perché nel cielo delle mille tende ci sia un posto anche per uno della nostra tribù.
Così va la vita.
sabato 25 maggio 2019
Quel friccicorino in cabina…
… e la paura di sbagliare, piegare le schede con cura.
Prima di entrare, fermarsi a guardare i tabelloni, cercando di non sostare troppo su una lista, ché non si facciano delle idee. Con la matita tiri una linea troppo lunga e arrivi quasi alla fine del quadrato, e hai paurissima di invalidarla. Fare quindi la ics pian pianino, precisa, attenta. Ripassarla due, tre volte, ché sembra sempre troppo sottile, o troppo chiara. Mettere da parte le schede, però non ci stanno, quindi controllare che mentre fai la ics non ce ne sia una sotto per sbaglio. Poi piegarla e metterla da parte. E via con la seconda. Magari hai anche le regionali, quindi scrivere per bene la preferenza. Non come le altre volte, che volevi scrivere un nome, e poi ti sei scordato.
Riaprire le schede, ricontrollare.
Sei dentro da troppo tempo? Si staranno chiedendo qualcosa? Il tempo dev’essere giusto, non devono pensare che sei arrivato impreparato, o che hai dei dubbi. E ogni volta vorresti uscire e chiedere brandendo ansiosamente la scheda: signorina me la controlli lei, ho fatto giusto? È valido?
E le vuoi mettere tu nell’urna. Ma lo sai che non potresti? Sì, lo sai, ma hai questo moto d’egoismo, così protettivo. Guardi la signorina presidente, sta scrivendo delle cose. Lo faccio? Non lo faccio? Lo fai. Controlli millemila volte i colori, trattieni la scheda a metà del foro, ricontrolli. La lasci andare. Respirare.
Dai che hai fatto anche tu lo scrutatore, cerca di essere preciso, la matita è da restituire, e saluta con un sincero “Buon Lavoro”.
Poi esci dal seggio con la profonda impressione di aver dimenticato qualcosa di importantissimo. Tutti questi drammi pre e post elezioni e vivi nel terrore di esserti annullato la scheda, come un coglione. Apri la tessera, guardi il timbro. E lo rifai due o tre volte, nel tragitto verso casa.
Mi spiegate perché una cosa che dovrebbe essere a prova di idiota nei fatti è pensata per far uscire esseri umani adulti e alfabetizzati col terrore di avere sbagliato?
Che roba buffa, la democrazia.
Musica:
Don't Panic
Volete sapere qual è la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto? Adesso ve la dico. C’è una foto che mi vede esultante, sedicenne, pischello, in braghette da ciclista, maglietta attillata rossa e bianca della Ciclistica Novese Confezioni Carsil, caschetto aerodinamico ben allacciato e occhiali Briko a mosca come andavano di moda a quei tempi là, negli anni novanta. Quando la faccio vedere in giro, di solito, dico: «Ecco, qui ero sullo Stelvio».
Mica vero: dovevamo ancora salire.
Eravamo io e mio padre con le bici, e mio nonno col furgone, che ci seguiva. E poi, sì, c’era lo Stelvio. Lo Stelvio, che non finiva mai.
E quindi, dopo aver scattato la foto, prendiamo le bici, io e mio padre, mio nonno sale sul furgone e partiamo. Il racconto che segue, che metto tutto al presente per rendere meglio l’idea e la fatica, inizia al decimo tornante; prima avevamo fatto qualche chilometro di pianura per scaldarci un po’ e nove tornanti erano già andati via abbastanza lisci.
***
venerdì 24 maggio 2019
Adams (3)
E sempre in un libro che si chiama Ristorante al termine dell’Universo, del 1980, Douglas Adams dice che il maggior problema, ossia uno dei maggiori problemi (ce ne sono tanti) che l’idea di governo fa sorgere è questo: chi è giusto che governi? O meglio, chi è così bravo da indurre la gente a farsi governare da lui?
E dice anche che, a ben analizzare, si vedrà che: a) chi più di ogni altra cosa desidera governare la gente è, proprio per questo motivo, il meno adatto a governarla; b) di conseguenza, a chiunque riesca di farsi eleggere Presidente dovrebbe essere proibito di svolgere le funzioni proprie della sua carica, per cui: c) la gente e il suo bisogno di essere governata sono una gran rogna.
giovedì 23 maggio 2019
Si può anche far senza (3)
Per esempio della parola ambaradàn usata così a cuor leggero, e per spiegare meglio il concetto riporto un pezzetto di un libro che si chiama Point Lenana, del 2013, dove Wu Ming 1 e Roberto Santachiara dicono che:
Dal 10 al 19 febbraio [del 1936], durante la battaglia dell’Amba Aradam, l’artiglieria italiana spara 1367 proiettili caricati ad arsine. Al termine della battaglia l’aviazione insegue, mitraglia e bombarda col vescicante le colonne di nemici in ritirata. Lo stesso Badoglio riferirà l’utilizzo, in questa circostanza, di sessanta tonnellate di iprite. Raccontando di questo giorno, il generale Colombini scriverà:
Vidi scene raccapriccianti: la pelle degli etiopici si scioglieva, si rompeva, si sfogliava e veniva via lasciando la piaga aperta. Così era per i guerrieri dell’esercito nemico come per le donne e i bambini (fortunatamente pochi) che vivevano in quei luoghi.
Rossa è la carne viva esposta dall’azione dell’iprite. Come diceva quel divertente stornello? «Se l’abissino è nero, gli cambierem colore».
Dai resoconti e ricordi edulcorati della strage deriverà il termine scherzoso «ambaradàn», che gli italiani useranno per dire baraonda, trambusto, grande confusione.
Ma l’impiego dei gas è soltanto una delle tante atrocità di questa guerra. Fra il dicembre 1935 e il marzo 1936, l’aviazione italiana bombarda ripetutamente ospedali da campo e ambulanze della Croce Rossa. E poi i rastrellamenti, le fucilazioni di massa, le decine di migliaia di capanne (i tucul) incendiate, gli stupri.
Di tutto ciò, nella madrepatria, gli italiani rimangono all’oscuro.
mercoledì 22 maggio 2019
Hobsbawm (2)
E in un libro che si chiama Anni interessanti: Autobiografia di uno storico, del 2002, Eric J. Hobsbawm dice che, dopo il sesso, l’attività che permette di combinare al massimo grado esperienze corporee con intense emozioni è la partecipazione a una manifestazione di massa in tempi di grande esaltazione pubblica.
E dopo dice anche che il 25 gennaio 1933 il partito comunista organizzò l’ultima sua manifestazione legale, una marcia di massa nel buio di Berlino, che terminò al quartier generale del partito, il Liebknechthaus in Bülowplatz (oggi Rosa-Luxemburg-Platz), in risposta a una provocatoria parata di massa delle SA nella stessa piazza.
E dice anche che fu un evento indimenticabile, anche se non riesce a ricordare i particolari della manifestazione. Ricorda solo interminabili ore di marcia, o meglio un susseguirsi di movimenti e soste, nel gelo pungente – gli inverni berlinesi sono duri – tra le file di edifici in penombra (e di poliziotti?) lungo le buie vie invernali.
E si ricorda che cantavano e tra un canto e l’altro calavano cupi silenzi. Cantavano l’Internazionale, la canzone della guerra dei contadini Des Geyers schwarzer Haufen [La Banda Nera di Geyer], il sentimentale e funebre ritornello di Der kleine Trompeter [Il piccolo trombettiere] e cantavamo anche Dem Morgenrot entgegen [Verso l’aurora], la canzone dell’aviazione militare sovietica, Der rote Wedding [Il rosso Wedding] di Hanns Eisler, e il lento, solenne, ieratico Brüder zur Sonne zur Freiheit [Fratelli, verso il sole, verso la libertà]. E dice che erano tutti uniti da un’idea comune. E che lui tornò a casa a Halensee in una specie di trance.
Cinque giorni più tardi Hitler fu nominato cancelliere.
martedì 21 maggio 2019
Una fake news
Mi è venuto in mente oggi, così, all’improvviso, out of the blue, come dicono gli inglesi, che io e i miei amici, che compravamo una volta per uno The Games Machine e ce lo passavamo di mano in mano per un mese consultandolo sempre con tanta foga da sfaldargli le pagine, avevamo letto sul numero di aprile del 1993, quando avevamo tra i tredici e quattordici anni e avevamo passato gli ultimi mesi in tre o in quattro a casa di Paolo a finire Il segreto di Monkey Island e Monkey Island 2: La vendetta di LeChuck, che ce li aveva prestati uno dei nostri fratelli o sorelle maggiori piratandoli su una pila di dischetti da tre pollici e mezzo, una notizia che diceva che la LucasArts stava per far uscire Monkey Island 3: Un pirata nello spazio, dove Guybrush Threepwood, temibile pirata, si sarebbe barcamenato in un’avventura ambientata in un universo a mezza via tra Guerre Stellari e Star Trek, e a quella notizia noi eravamo andati davvero nei matti.
Non mi ricordo se c’era poi stata la smentita, sul numero successivo, che diceva che era stato tutto un pesce d’aprile o se a un certo punto lo avessimo intuito noi che era una balla, ma mi ricordo che ci eravamo rimasti di un male che anche adesso, quando ci ripenso, mi viene ancora su il dispiacere.
lunedì 20 maggio 2019
Unamuno
E in un libro che si chiama Vita di Don Chisciotte e Sancio Panza, del 1905, Miguel de Unamuno dice che non si capisce nemmeno più la follìa. E che perfino del pazzo dicono che, se lo fa, deve averci un tornaconto o un motivo. E che di fronte a un atto qualsiasi di generosità, d’eroismo, di follìa pura, a tutti codesti stupidi baccellieri, parroci e barbieri dei nostri giorni non viene in mente altro che una domanda: «Perché mai lo farà?»
domenica 19 maggio 2019
Salinger (2)
E in un libro che si chiama Franny e Zooey, del 1963, J.D. Salinger dice che i fatti parlano da sé, si dice, ma i fatti che ci toccano da vicino parlano, gli pare, una lingua un po’ più volgare degli altri.
sabato 18 maggio 2019
Oggi sono a Bilbao, ho lavorato tantissimo, non ho scritto niente
E poi sono stato anche due ore al Guggenheim con la faccia incantata davanti alle cose di Jenny Holzer. Ma comunque, adesso, non c’è da preoccuparsi perché qui è pieno di bar.
venerdì 17 maggio 2019
Record
C’è che negli ultimi anni mi capita abbastanza frequentemente di passare le notti in hotel e alberghi di tutta Italia e delle volte anche del mondo, ogni tanto sono hotel e alberghi di quelli molto belli, di fascia alta, con quattro o cinque stelle e tutte le comodità eccetera, e secondo me, anzi sono proprio quasi sicuro, credo di essere il detentore di un record che forse lo potrei segnalare alla commissione del Guinness dei Primati, se qualcuno mi spiega come si fa. E questo record è che io, in tutti questi anni, negli hotel e negli alberghi dove sono stato, in Italia e delle volte anche nel mondo, non ho mai acceso la tv.
giovedì 16 maggio 2019
Lo stato delle cose
Da due mail di Giancarlo Frigieri che mi sono arrivate ieri.
(E che lui mi ha autorizzato a pubblicare)
mer 15 mag, 15:47
subject: natural
Abbiamo una magnolia di fianco alla parete a vetro dell’ufficio.
Dalla magnolia abbiamo visto che due gazze giganti hanno preso un piccione relativamente giovane e lo hanno sbattuto giù, spezzandogli le zampe e un’ala. Poi lo hanno beccato più volte per picchiarlo e sono tornate sulla magnolia.
Ora il piccione è di fianco a me, per terra, fuori, e sta lì, pigolando immobile.
Già tempo fa andai fuori e ne uccisi uno che era messo uguale spaccandogli in testa un campione di 60×60 in gres.
Oggi non ho il coraggio.
Che due maroni.
mer 15 mag, 18:04
subject: il piccione
Non c’è più.
Deve essere passato il gatto.
mercoledì 15 maggio 2019
Occhetto
E nell’incipit di un libro che si chiama Secondo me, del 2000, Achille Occhetto dice che c’era una volta a Torino un bambino nato senza respirare. Quel bambino era lui. Non voleva nascere, qualcosa doveva averlo insospettito.
martedì 14 maggio 2019
Il nervoso (col dress-code)
Io non lo so, che cos’ho, se sono solo io o se faccio parte di un insieme di persone come me, per adesso ho visto che sono solo io, ma magari c’è qualcun altro, nel mondo, che gli capita la stessa cosa, e questa cosa è che io da un po’ di anni, due o tre, diciamo, ci sono dei giorni che mi alzo al mattino e mi devo vestire bene, per lavoro, con la giacca, la camicia e tutto, e poi devo prendere la macchina, o un treno, e arrivo dai clienti e le persone che incontro dai clienti sono tutte vestite bene anche loro, con la giacca, la camicia e tutto, e anche loro magari si sono alzati al mattino e hanno dovuto prendere la macchina, o un treno, come me, e io li guardo, e poi mi guardo, e vedo che hanno tutti le camicie stirate, dritte, perfette, in tiro… E allora non lo so, che cos’ho, se sono solo io o se succede anche a qualcun altro, nel mondo, ma com’è che quando mi alzo al mattino e mi metto una camicia e lei è bella stirata, tutta dritta, perfetta e in tiro, che mi guardo allo specchio e mi stimo tutto inorgoglito di fronte e di profilo, com’è che dopo dieci minuti che mi son messo la cintura in macchina, o che son seduto sul treno nel mio posto prenotato, sembra sempre che sono andato a dormire vestito?
lunedì 13 maggio 2019
Roth
E in un libro che si chiama Pastorale americana, del 1997, Philip Roth dice che, in ogni modo, capire la gente non è vivere. E che vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma, dice sempre Philip Roth, se ci riuscite… Beh, siete fortunati.
domenica 12 maggio 2019
Il free jazz punk inglese (2)
Oggi piove, e io mi son messo qui a cliccare e a seguire un sentierino di link e blogroll stranieri che attraversa posti pieni di compilation, bootleg e dischi fuori catalogo da mettere sulla chiavetta USB, quella che uso in macchina mentre vado a lavorare o torno a casa la sera (un’ora abbondante tutti i giorni). Alla voce Il free jazz punk inglese, come avevo fatto l’altra volta, li sto mettendo tutti nel mio feedreader (uso feedly, quello gratis, se vi interessa).
sabato 11 maggio 2019
Fruttero & Lucentini
E in un libro che si chiama I ferri del mestiere: Manuale involontario di scrittura con esercizi svolti, del 2003, Carlo Fruttero e Franco Lucentini dicono che, quando vennero invitati a parlare alla Fiera del Libro di Francoforte, citando letteralmente e coraggiosamente i Parerga und Paralipomena di Schopenhauer, affermarono che Serse pianse, secondo Erodoto, contemplando il suo immenso esercito e riflettendo che di tutti quei guerrieri, di lì a cento anni, nessuno sarebbe più stato in vita. E chiesero al pubblico: «chi non piangerebbe, contemplando il poderoso catalogo della Fiera, se riflettesse che di tutti quei libri non uno sarà più in vita tra dieci anni?»
E dicono che seguì un così lungo momento di silenzio da fargli pensare che la cosa migliore sarebbe stata di salutare e ritirarsi. Ma poi tutta la sala, comprese le prime file, occupate principalmente da editori e librai, scoppiò nel più caloroso, gioioso, fragoroso applauso che fosse mai toccato loro. E che proprio allora – per una soprannaturale coincidenza – le campane della vicina Cattedrale si misero a suonare a festa, portando al colmo l’entusiasmo e la gioia di tutti. Le risate e i battimani non finivano più. Ed era come se l’inaugurazione della Fiera, all’improvviso, si fosse trasformata in una grande Festa di Liberazione dalla Schiavitù del Nuovo e dell’Ultima Novità.
venerdì 10 maggio 2019
Si può anche far senza (2)
Per esempio della birra nei bicchieri di plastica, che, al di là della plastica in sé e del pattume in più e del danno ambientale eccetera, come diceva in perfetta langue d’oïl uno che adesso non mi ricordo chi era: «bere una birra nella plastica è come leccare una **** con le mutande».
giovedì 9 maggio 2019
Adams (2)
E in un libro che si chiama Guida galattica per gli autostoppisti, del 1979, Douglas Adams dice che l’esilio tassato è il destino riservato a coloro che sono decisi a dare spettacolo di sé in pubblico.
mercoledì 8 maggio 2019
martedì 7 maggio 2019
Zamjatin
E in un libro che si chiama Noi, del 1924, Eugenij Zamjatin dice che la velocità al secondo della lingua deve essere sempre un po’ inferiore alla velocità al secondo del pensiero, non certo l’opposto.
lunedì 6 maggio 2019
Una richiesta elettorale
L’avevo espressa su Facebook già nel 2014, non mi aveva ascoltato nessuno. La riscrivo qui nel 2019: sarebbe molto bello, penso, se nel programma o nelle promesse elettorali del prossimo candidato Sindaco di Carpi (a Carpi si votano anche le Amministrative, tra una ventina di giorni) ci fosse un po’ di sfrontatezza culturale, qualche proposta volta a valorizzare appieno la città, Carpi e i carpigiani, e anche – perché no? – Carpi nel mondo; qualcosa come una statua per Ernest Borgnine.
O magari solo un busto, diciamo, per ora, se proprio non vogliamo esagerare.
Una cosa sobria, tipo così:
domenica 5 maggio 2019
Nori (e Lacan)
E in un libro che si chiama Manuale pratico di giornalismo disinformato, del 2015, Paolo Nori dice che Jacques Lacan era uno che aveva modificato la psicanalisi, o la psicologia, nel senso che il matto, dopo il lavoro di Lacan, non era più quello che si metteva lo scolapasta in testa ed era convinto di essere Napoleone, il matto era Napoleone che era convinto di essere Napoleone.
sabato 4 maggio 2019
Balbi
E in un libro che si chiama Seconda stella a destra, del 2010, Amedeo Balbi dice che l’onda d’urto causata dall’esplosione di una supernova sparge a distanze enormi tutti gli elementi che erano stati creati nella stella. E che è in questo modo che l’universo si è lentamente riempito degli elementi chimici che occorrono per formare diverse altre cose, oltre alle stelle, come per esempio i pianeti e gli astronomi.
venerdì 3 maggio 2019
La New Wave italiana (il blogroll – 8)
Siamo già quasi a metà dell’anno del blogroll, e altri blog continuano a rinascere o a resuscitare. Ne vado a elencare un paio, in rigoroso ordine alfabetico, così come sono stati aggiunti o spostati nel gruppetto della New Wave italiana del mio feedreader (uso feedly, quello gratis, se vi interessa).
giovedì 2 maggio 2019
Cose che mi piacciono molto (3)
Tipo l’imbarazzo dei colleghi poco avvezzi ai socialcosi quando rispondo con un <3 a una mail di lavoro, su skype, eccetera.
mercoledì 1 maggio 2019
Hobsbawm
E in un saggio intitolato Il Primo maggio: nascita di una ricorrenza, del 1990, dentro a un libro che si chiama Gente non comune, del 1998 o del 2000, Eric Hobsbawm dice che i socialisti italiani, vivamente consapevoli del fascino spontaneo della nuova Festa del lavoro agli occhi di una popolazione in gran parte cattolica e analfabeta, usarono l’espressione «Pasqua dei lavoratori» almeno a partire dal 1892, e simili analogie diventarono correnti in campo internazionale dalla seconda metà degli anni Novanta. E dice che è facile capirne il motivo. E che la somiglianza del nuovo movimento socialista con un movimento religioso e perfino, nei primi anni eroici della Festa del lavoro, con un movimento di rinascita religiosa a tinte messianiche, era evidente. E per certi versi, uguale era la somiglianza dei leader, attivisti e propagandisti di quel movimento con una gerarchia ecclesiastica, o almeno con un ordine missionario. E poi dice anche di possedere uno straordinario volantino del 1898 proveniente da Charleroi, in Belgio, riproducente quella che può essere solo definita una predica da Primo maggio; nessun’altra etichetta sarebbe adeguata. Fu stilato dai, o a nome dei, dieci deputati e senatori del Parti Ouvrier Belge – atei dal primo all’ultimo, senza dubbio – sotto il duplice motto «Lavoratori di tutto il mondo unitevi (Karl Marx)» e «amatevi gli uni con gli altri (Gesù)». Qualche citazione dà un’idea del contenuto:
Ciao mondo
Questo è un blog di backup. È comunque tutto qui: https://marcomanicardi.altervista.org/
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E l’8 marzo del 1898, su una pagina del diario , scritto tra il 1862 e il 1910, Sòf’ja Andrèevna Bers, detta Sonja, diventata poi Sof’ja To...
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Tutti i martedì sono uguali, ma alcuni martedì sono più uguali degli altri: </ferie>