E in un libro che si chiama La vita dispari, del 2019, Paolo Colagrande dice che pare che il soffrire sia un capitale monetizzabile in benevolenza divina, perché a Dio piace ricevere in dono le sofferenze degli uomini. E che è un passaggio oscuro, che la religione cristiana spiega così: il dono della sofferenza è un gesto compensativo verso Dio il quale, offrendoci la sua croce, si è fatto carico della nostra. E dice che ha sintetizzato molto, ma che il ragionamento si imbroglia nella sua stessa sintassi, perché se l’Onnipotente, salendo in croce, si fosse fatto carico della sofferenza dell’uomo, a quest’ora l’uomo non soffrirebbe. E che siccome invece l’uomo soffre, vien da pensare o che Dio si sia per così dire sovraesposto in programmi affrettati e velleitari (e del resto, dice, stiamo parliamo di un uomo su una croce, non seduto dietro a una scrivania), o che il discorso sia viziato da una grossolanità tipica degli uomini.
martedì 3 settembre 2019
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