giovedì 13 dicembre 2018

Si stava meglio quando si stava meglio: un ebook

Alla fine, un po’ per vecchiaia, un po’ per narcisismo, un po’ perché non avevo delle altre cose da fare, ho raccolto i racconti sui miei antenati, quelli che mi è capitato di leggere dal vivo due o tre volte negli ultimi tempi, e li ho messi in un ebook gratuito che si chiama, appunto, Si stava meglio quando si stava meglio.
L’ho pubblicato con la mia casa editrice inesistente, Barabba Edizioni, e si scarica gratuitamente da qui.

Dentro si parla di Novi e dei novesi, di nonni e di bisnonni, di maghi, prestigiatori e circhi itineranti, di mezzadri e di un toro, di piccole lotte private contro il fascismo e di tante altre cose che, nel Novecento, sembravano normalissime.
Esce oggi che è Santa Lucia, perché quando ero bambino era il giorno più importante di tutto l’anno. Più del Natale o dei compleanni.

Buona lettura e Buona Santa Lucia.

venerdì 7 dicembre 2018

Così va la vita (con la maglietta delle grandi occasioni)

Era il 2004 quando, una notte caldissima d’estate al Festival di Benicásim, in Spagna, mi rubarono uno zaino da trekking con dentro, insieme alle mutande e ai pantaloni, tutte le mie magliette dei gruppi rock, punk, eccetera accumulate durante anni di concerti e concertini. Tutte tranne quella degli (International) Noise Conspiracy, ok, ma solo perché ce l’avevo addosso. Quel giorno feci la promessa solenne di non comprare mai più magliette dei gruppi, non avrei mai più acquistato capi d’abbigliamento cui mi sarei affezionato, mai più guardato le magliette ai banchetti dei concerti. E così andò davvero per circa otto anni.
Nel 2012, non so se ve lo ricordate, ma qui nella bassa emiliana abbiamo avuto il terremoto. In quelle settimane, dopo aver messo in salvo le nostre cose, le nostre case, gli amici e i parenti, io e la Grushenka ci siamo presi un weekend lungo di riposo e siamo andati lontano dal trambusto, su su nel trentino, a Riva del Garda. Proprio in quei giorni, lì vicino, nella Località Oltra di Dro, se non mi ricordo male, in un posto abbastanza isolato tra la SS45bis e un palco montato davanti a una rupe altissima e scoscesa a picco su una valle piatta, suonavano i Buzzcocks. Fu un concerto bellissimo per tanti motivi: loro erano davvero in forma nonostante l’età, le canzoni avevano un bel tiro, la birra era tanta ed era buona, di gente ce n’era ma non troppa da togliere il fiato, la serata giusta per scrollarsi di dosso le tensioni dei giorni passati e risistemare i nervi e il cervello dopo un mese di scosse di assestamento. Quella sera ruppi la promessa e comprai una maglietta nera con sopra una scritta Buzzcocks arancione.
E fino a oggi di magliette ai concerti ne avrò comprate altre due o tre, non di più, sempre senza affezionarmici troppo. Alle altre. A quella dei Buzzcocks, invece, sì che mi sono affezionato, anche troppo. È diventata un po’ per caso, perché poi è semplice e bella da mettere e sta bene con tutto, la maglietta “delle grandi occasioni”.
È la maglietta che mi metto quando vado ai concerti belli e ai festival, quelli dove tutti guardano tutti per vedere cos’hanno scritto sul petto, e mi è capitato due o tre volte che qualcuno mi fermasse per dirmi “Oh! Grande! Grandi i Buzzcocks!”
È la maglietta che mi metto, quando capita, alle manifestazioni.
È la maglietta che mi metto sotto la camicia, la cravatta e la giacca quando devo andare a fare una cosa importante per lavoro, magari in una banca o in qualche altro posto esotico del genere.
È la maglietta che avevo il 28 marzo del 2015, in sala parto, quando per la prima volta ho preso in braccio il Miny e in quel momento il mondo intorno è scomparso ed eravamo solo noi due, io ero diventato improvvisamente un papà e lui, la prima cosa che ha fatto, mi ha fatto la cacca in mano. Piccolo minuscolo punk.

Ieri sera è morto Pete Shelley, il cantante e cofondatore dei Buzzcocks, e ci sono rimasto un po’ male. Poi sono andato a cercarla nell’armadio, ho preso la sua maglietta, e sono andato a dormire con quella.
Così va la vita.

lunedì 19 novembre 2018

1 dicembre: Si stava meglio quando si stava meglio

Sabato 1 dicembre, all’Arci TAVERNA, dopo una cena per la presentazione del nuovo CD del Coro delle Mondine di Novi di Modena, che, se posso permettermi, visto il menu e vista la compagnia, fossi in voi prenoterei subito, si rifà uno spettacolo che era piaciuto così tanto, quando l’ho presentato un mese fa, che, appunto, mi han chiesto di rifarlo:

SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA MEGLIO
Dove si parlerà di Novi e dei novesi, di nonni e di bisnonni, di maghi, prestigiatori e circhi itineranti, di un toro, di piccole lotte private contro il fascismo e di tante altre cose che, nel Novecento, sembravano normalissime.
– Parole di Marco Manicardi
– Musiche di Giancarlo Frigieri Gianluca Magnani

Marco Manicardi sono io.
Giancarlo Frigieri è miomarito, ma si è procurato una tenue calcificazione del trochite omerale e non può suonare.  Quindi suonerà Gianluca Magnani, quello dei Flexus.

lunedì 12 novembre 2018

Così va la vita (scritta e sceneggiata da Stan Lee)

Il primo numero che comprai in edicola dell’Uomo Ragno non era scritto da Stan Lee: erano quasi finiti gli anni 80 e lui aveva smesso di scrivere le storie dell’Arrampicamuri già da un bel po’. Una delle prime cose che feci, dopo aver letto qualche numero di quello che divenne istantaneamente il mio fumetto preferito di sempre e per sempre, fu quella di cercare di leggere tutte le storie dell’Uomo Ragno uscite prima della prima storia che avevo letto.
Per fortuna, nel 1991 cominciò a uscire L’Uomo Ragno Classic, che ripartiva a raccogliere le storie da Amazing Spider-Man 1, e da lì a qualche anno, di riffe o di raffe, tra un Uomo Ragno Classic e un fumetto Corno e Star Comics comprati a due lire nei mercatini e nelle fumetterie della bassa emiliana, riuscii a colmare tutto il mio buco di continuity.
Sono passati trent’anni e le storie dell’Uomo Ragno le leggo ancora. Oggi le leggo in lingua originale, sul tablet, ma non cambia niente. Ci sono stati molti periodi, alcuni durati anni, in cui ho smesso di leggerlo, e dopo ognuno di questi periodi, per un motivo o per l’altro, mi sono sempre ritrovato con una copia dell’Uomo Ragno in mano. La prima cosa che facevo quando capitava era di cercare di colmare tutto il buco di continuity che mi separava dal periodo precedente.
Ok, Stan Lee ha scritto le sue storie fino alla prima metà degli anni 70, ma c’è sempre stata la sua anima, anche dopo, anche oggi, negli spazi bianchi tra le vignette del mio fumetto preferito. E forse è questo, penso, l’unico modo in cui un’anima possa esistere davvero.
Non è che esageri dicendo che non sarei quello che sono senza l’Uomo Ragno, anche se dire una cosa del genere è un po’ da sfigati, o forse lo era qualche anno fa, quando eravamo dei nerd senza saperlo e certe passioni le dovevamo coltivare quasi di nascosto, adesso sembra invece che andiamo di moda. Ma, comunque, no, non esagero neanche un po’. Praticamente, una parte consistente di quello che sono è stata scritta e sceneggiata da Stan Lee.
Così va la vita.

giovedì 8 novembre 2018

C.C.C.P.

Chiedevo sempre a mio padre cosa volesse dire C.C.C.P., quando lo leggevo sulle canottiere degli atleti ai mondiali o alle olimpiadi.
Mio padre rispondeva tutte le volte: «Col Cazzo Che Perdiamo!»
Avevo dieci anni quando cadde il muro. Quasi undici.

(una cosa che posto tutti gli anni, quando mi ricordo, il 9 novembre)

mercoledì 3 ottobre 2018

13 ottobre: Si stava meglio quando si stava meglio

Ehi ciao, ben ritrovati, era un po’ che non.
La presente per comunicarvi che il 13 ottobre, a Novi di Modena, durante la Fera d’Utober, che in dialetto novese vuol dire Fiera d’Ottobre, verso le 21:30 al Parco della Resistenza, che i novesi chiamano “La Taverna” per via del Bar Taverna che sorge alle porte del parco, leggo delle cose durante e dopo una cena preparata dai volontari dell’ARCI Ghiottone e dalle ragazze del Coro delle Mondine di Novi di Modena.
Più formalmente, come dovrebbe esserci scritto sul volantino:

SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA MEGLIO
Dove si parla di Novi e dei novesi, di nonni e di bisnonni, di maghi, prestigiatori e circhi itineranti, di ciclismo, di un toro, di piccole lotte private contro il fascismo e di tante altre cose che, nel Novecento, sembravano normalissime.
– Parole di Marco Manicardi
– Musiche di Gianluca Magnani

Marco Manicardi sono io.
Gianluca Magnani è quello dei Flexus.

Se volete partecipare, secondo noi viene un bel lavoro.

venerdì 15 giugno 2018

È lo stesso uomo

Quello che si ferma lungo l’autostrada quando gli scappa, e piscia una parabola di due metri e mezzo contro il guardrail, spalle alla carreggiata, senza starci troppo a pensare o a preoccuparsi degli osservatori, della famiglia chiusa in macchina o dei passanti in pieno controesodo, e si tira poi su la patta nell’atto della rotazione verso il traffico, spavaldo e virilissimo, a tratti compiaciuto, mento alto e mezzo sorridente; è lo stesso uomo che poi troviamo la mattina presto al centro prelievi, il contenitore delle urine insacchettato a doppia mandata di cellophane e stagnola ficcato in tasca, stretto nel pugno, fino a quando viene chiamato allo sportello d’accettazione, cui s’avvicina ingobbito, imbarazzato, scarta il sacchetto, consegna la provetta con sopra il nome e la data di nascita, non senza controllare più e più volte, sospettoso, con la coda dell’occhio prima a destra e poi a sinistra, che non se ne accorga qualcun altro, uno dei trenta o quaranta uomini in fila come lui, ognuno ingobbito e imbarazzato, con un po’ di piscio stretto in tasca.

lunedì 9 aprile 2018

Un'altra lista (continua)

Dopo una prima lista di parole che avevamo salutato con malinconia quasi un anno fa, ora che Guido ha tre anni dobbiamo dire addio ad alcune altre parole bambinose cui eravamo particolarmente affezionati. Tra queste:

  • Cocciolàto (che uno dice, vabbè, è il cioccolato; ma il cocciolato è più gustoso)
  • Ticeàpoto (che però non è scomparsa del tutto, visto che non riuscirò mai più a dire Triceratopo senza invertire la t e la p)
  • Vìgiolo (che era lo scivolo, sui cui si facevano delle gran vigiolàte di culo, di pancia e di testa)

E, infine, addio anche alla mia preferita, ahimè:

  • Cincèo (Sea Turtle… l’aveva imparata su youtube, come tutto l’inglese che padroneggia adesso e che non è poco, anzi, ha un accento che noi non riusciremmo a eguagliare anche emigrando a Cambridge per un decennio; per esempio, quando vede un polpo, come dice /ˈɒktəpəs/ lui secondo me voi mica ci riuscite)

Avanti così.

martedì 27 marzo 2018

NOT MOVING - Live in the 80’s (12 anni dopo)

[Il 10 marzo del 2006 pubblicai su HateTv – vecchia e gloriosa webzine – la recensione di Live in the 80’s, una specie di best of dei Not Moving con tanto di documentario in DVD. Ora che HateTV è stata chiusa e l’articolo è sparito dall’internet (anche se continua a essere citato nella pagina di Wikipedia dei Not Moving), e visto che venerdì Lilith, Dome La Muerte e Tony Face vengono a Carpi con una specie di reunion acustica all’interno di una rassegna sul punk che mi rende particolarmente orgoglioso della biblioteca della mia città, ripubblico qui quella vecchia recensione e ci aggiungo qualche annotazione a pie’ di pagina, se uno clicca sui numerelli che incontra durante la lettura. Buona lettura.]

mercoledì 14 marzo 2018

Così va la Vita (l'Universo, l'Amore e tutto quanto)

Un ricordo che mi è esploso stamattina nel cervello risale al 2005, stavo con Grushenka da nemmeno un mese, sul finire di una notte d’aprile, ero solo in casa. Era successo che dopo tre o quattro giorni infuocati dal primo bacio, tre o quattro giorni accesi sulla coda di una cometa che passa vicino al sole, lei era dovuta partire, era andata a Parigi dove abitavano degli zii, doveva stare via un bel po’, quasi un mese, era stato come separare due elettromagneti potentissimi, ma era un viaggio organizzato da tempo, da molto prima del primo bacio, doveva andarci, e ci è andata. 

lunedì 12 marzo 2018

Il consiglio di un amico

Mi ha scritto Giancarlo Frigieri, in una mail intitolata «Una cosa che devi dire a Guido»:

Guido, quando un giorno a scuola durante l’ora di matematica insegneranno LE PROPORZIONI, mi raccomando stai attento e NON USCIRE DI LÌ FIN QUANDO NON AVRAI IMPARATO BENE COME SI FA. Questo ti farà partire, con uno sforzo piccolo piccolo, in posizione di ESTREMO VANTAGGIO su tante persone, che rimarranno impressionate da te come tu quando hai visto lo squalo all’Acquario di Cattolica.

È uno di quei consigli che sono solito rubricare sotto la categoria «Vangelo».

giovedì 8 marzo 2018

Le donne russe, per esempio

[Ripubblico qui, oggi che è l’8 marzo, un pezzetto che avevo scritto su Barabba nel 2012, dopo che ero tornato dal viaggio di nozze in Russia. L’ho rimaneggiato, ma pochino.]

Mi sembra di aver letto da qualche parte che, come gli esquimesi han tante parole per dire “bianco” o “neve”, e gli aborigeni per dire “verde”, e gli italiani per nominare il nome di Dio invano, ecco, i russi devono avere una trentina di termini diversi per dire “ubriaco”. Sarà per quello, penso, che uomini anziani, ma anziani per davvero, in Russia non ne abbiamo incontrati.
Le donne, invece, le donne anziane, anche anziane per davvero, ce ne sono dappertutto. Le chiamano babushke: vuol dire “donna anziana”, babushka, una parola che nei romanzi, in italiano, spesso traducono con “nonnina”.  

martedì 30 gennaio 2018

La comprensione del testo

Esempio 1 di gruppo Whatsapp dei genitori dell’asilo:
«Ciao a tutti, mi dite chi non ci sta a fare <una cosa a caso tipo il carnevale in piazza>?»
«Io ci sto.»
«Io ci sto.»
«Io ci sto.»
«Io no.»
«Io ci sto.»
«Io ci sto.»
«Io ci sto.»
«Io non lo so.»
«Io ci sto.»
«Io ci sto.»
«Io ci sto.»
«Io no.»
«Io ci sto.»
«Io ci sto.»
«Io no.»
«Io ci sto.»
«Io ci sto.»
«Io ci sto.»
«Qual era la domanda?»

Ciao mondo

Questo è un blog di backup. È comunque tutto qui: https://marcomanicardi.altervista.org/