martedì 27 ottobre 2020

Lamberti (2)

E in un libro che si chiama Perché comincio dalla fine, del 2019, Ginevra Lamberti dice che i nostri oggetti non scompaiono quando noi scompariamo, che ci mettono di più, ma vero è che anche noi non scompariamo subito. E che l’involucro che siamo stati dev’essere smistato, messo in un sacco nero, sotto un lenzuolo bianco. E che ci sono determinate questioni che, perseguitandoci in vita, lo fanno anche in morte. Come le distanze, le tempistiche, i soldi, la densità di popolazione. E che in ogni caso e qualsiasi cosa accada, appare evidente che qualcuno deve pur occuparsene.

venerdì 23 ottobre 2020

Rodari

E in un libro che si chiama La freccia azzurra, del 1964, Giovanni Rodari, detto Gianni, dice che per Franco fu una notte indimenticabile quando i pastelli, uno dopo l’altro, gli mostrarono quello che sapevano fare. E che, per esempio, gli disegnarono e dipinsero tante bandiere, che la stanza sembrava un giorno di festa nazionale. E che fecero la bandiera tricolore e la bandiera rossa, e si accapigliarono perché ciascuno voleva che la propria bandiera fosse la più bella, poi fecero la pace e disegnarono tutti insieme una bandiera di sette colori. E poi dissero: «Ecco qui, ci siamo tutti e sette e non si fa torto a nessuno. Ora andremo veramente d’accordo.»

giovedì 22 ottobre 2020

Un giorno ideale per i ragni tarantola

«Oggi ci siamo messi in cerchio a parlare dei ragni tarantola, che fanno le ragnatele e che mangiano le mosche, e io ho alzato la mano, mi sono alzato in piedi e ho spiegato che prima di mangiarle le mosche le devono catturare, e che le catturano avvolgendole e imbozzolandole con la ragnatela.»

Non so voi, ma di sicuro io oggi non ho fatto niente di altrettanto interessante.
Neanche ieri e l’altro ieri, per dire.
Se posso fare una previsione, secondo me, neanche domani.

lunedì 19 ottobre 2020

Thoreau (2)

E sempre in un libro che si chiama Walden ovvero Vita nei boschi, del 1854, Henry David Thoreau, nato David Henry Thoreau, dice che noi conosciamo pochissimi uomini, ma una quantità innumerevole di giacche e calzoni. E che se addobbiamo uno spaventapasseri con il nostro ultimo completo e ci mettiamo nudi accanto a lui, chi non saluterebbe lo spaventapasseri per primo?

venerdì 16 ottobre 2020

Dei ricordi (21)

Il 16 ottobre del 2009, ne è passato di tempo, ero a lavorare, molto probabilmente in pausa davanti ai distributori automatici, e scrivevo una cosa senza titolo che diceva così:

È una pessima giornata quella in cui selezioni una Fiesta al distributore automatico e ti esce un Balconi choco&latte

Ho ancora il nervoso.

venerdì 9 ottobre 2020

Dei ricordi (20)

Il 9 ottobre del 2014, poco dopo cena, scrivevo una cosa intitolata “truestory” e che diceva così:

Ero in pizzeria, nel tavolo di fianco c’era Achille Occhetto che mangiava una margherita. Che si sappia: non mangia la crosta.

E questi sono alcuni dei commenti che mi erano arrivati:

  • D’Alema, invece, mangia tutto, anche le croste degli altri.
  • Non mangiare la crosta della pizza è di destra.
  • Io ce l’avevo di fianco in treno tornando da Roma, quando siam stati a vedere i Kraftwerk.
  • Sarà un fan di Report.
  • Ho fatto un sogno: Occhetto con una margherita e Natta con una marinara con l’aglio che parlano di Cernenko a una Festa de l’Unità a Modena nel 1985. Occhetto vorrebbe una Coca-Cola. Natta gli dice “troppo riformista” e bevono una Henninger da 66 in due.

E poi mi è venuto in mente che nell’incipit di un libro che si chiama Secondo me, del 2000, Achille Occhetto inizia dicendo che c’era una volta a Torino un bambino nato senza respirare. Quel bambino era lui. Non voleva nascere, qualcosa doveva averlo insospettito.

giovedì 8 ottobre 2020

Funziona anche quest'anno

Una cosa che avevo scritto nel 2015 che diceva così:

A me il nobel per la letteratura piace un sacco perché tutti gli anni scopro uno scrittore nuovo.

Per amor di cronaca, devo dire che aveva funzionato anche nel 2017, nel 2018 e nel 2019; nel 2016, invece, no, non aveva funzionato.

martedì 6 ottobre 2020

10 ottobre: presentazione di NovinBici a Novi di Modena

Era una cosa che dovevamo fare in marzo, poi è andata come è andata. Quindi la recuperiamo sabato 10 ottobre, dalle 17, nella Sala Civica E. Ferraresi (che per noi novesi sarà sempre il piano superiore dell’ex Coop della piazza) di Novi di Modena, il natìo borgo selvaggio. Parlo al plurale, ma la presentazione di un libro che racconta la storia dei ciclisti e della bicicletta a Novi di Modena, Rovereto sulla Secchia e Sant’Antonio in Mercadello, e che si chiama NovinBici (sottotitolo: tra Otto e Novecento. Storia, costume, sport e tempo libero), la fa l’autore, Claudio Malavasi. Io mi limito a leggere delle cosine ogni tanto in mezzo alla presentazione. Delle cose come quella che scriveva nel 1911 un giovane membro di un circolo socialista sulle pagine del giornale Luce:

Pare che un vento apportatore di malattia sia passato sopra la terra , lasciandovi ovunque i germi malarici ed insidiosi. Intendo parlare di quella malattia pericolosa che è lo sport. Si vedono infatti i nostri giovani (eccetto pochi) che lungi dall’interessarsi di tutto ciò che loro si svolge attorno, specialmente in questi giorni di scioperi economici e generali, in questi giorni di rinascenze militaresche e guerresche, si vedono questi giovani, dico, che quasi inconsapevoli del dovere che ha ogni libero cittadino, di dare il proprio e modesto contributo al continuo e fatale ascendere del progresso sociale; dedicano interamente la loro gioventù i loro sforzi muscolari ed intellettuali, al correre forte in bicicletta, ai balli di gara e di resistenza. Bisogna vederli questi giovani, come sono imbevuti di questa pericolosa follia sportiva, sono sempre assieme, sempre intenti a parlare di corridori, di ballerini e di tutto ciò che riguarda lo sport. E dire che in certi momenti osano dirsi più socialisti di noi. A meno che non si possa fare del socialismo correndo e ballando, io credo di no.

domenica 4 ottobre 2020

Thoreau

E in un libro che si chiama Walden ovvero Vita nei boschi, del 1854, Henry David Thoreau, nato David Henry Thoreau, dice che avevano una gran fretta di costruire un telegrafo magnetico che collegasse il Maine al Texas; ma che poteva essere che il Maine e il Texas non avessero nulla di importante da comunicarsi.
E dopo dice che erano così ansiosi di costruire un tunnel sotto l’Atlantico e avvicinare di alcune settimane il vecchio mondo al nuovo; ma che forse la prima notizia che sarebbe trapelata attraverso il tunnel fino al grande e pendulo orecchio americano sarebbe stata che la principessa Adelaide aveva la tosse asinina.

Ciao mondo

Questo è un blog di backup. È comunque tutto qui: https://marcomanicardi.altervista.org/