Il primo numero che comprai in edicola dell’Uomo Ragno non era scritto da Stan Lee: erano quasi finiti gli anni 80 e lui aveva smesso di scrivere le storie dell’Arrampicamuri già da un bel po’. Una delle prime cose che feci, dopo aver letto qualche numero di quello che divenne istantaneamente il mio fumetto preferito di sempre e per sempre, fu quella di cercare di leggere tutte le storie dell’Uomo Ragno uscite prima della prima storia che avevo letto.
Per fortuna, nel 1991 cominciò a uscire L’Uomo Ragno Classic, che ripartiva a raccogliere le storie da Amazing Spider-Man 1, e da lì a qualche anno, di riffe o di raffe, tra un Uomo Ragno Classic e un fumetto Corno e Star Comics comprati a due lire nei mercatini e nelle fumetterie della bassa emiliana, riuscii a colmare tutto il mio buco di continuity.
Sono passati trent’anni e le storie dell’Uomo Ragno le leggo ancora. Oggi le leggo in lingua originale, sul tablet, ma non cambia niente. Ci sono stati molti periodi, alcuni durati anni, in cui ho smesso di leggerlo, e dopo ognuno di questi periodi, per un motivo o per l’altro, mi sono sempre ritrovato con una copia dell’Uomo Ragno in mano. La prima cosa che facevo quando capitava era di cercare di colmare tutto il buco di continuity che mi separava dal periodo precedente.
Ok, Stan Lee ha scritto le sue storie fino alla prima metà degli anni 70, ma c’è sempre stata la sua anima, anche dopo, anche oggi, negli spazi bianchi tra le vignette del mio fumetto preferito. E forse è questo, penso, l’unico modo in cui un’anima possa esistere davvero.
Non è che esageri dicendo che non sarei quello che sono senza l’Uomo Ragno, anche se dire una cosa del genere è un po’ da sfigati, o forse lo era qualche anno fa, quando eravamo dei nerd senza saperlo e certe passioni le dovevamo coltivare quasi di nascosto, adesso sembra invece che andiamo di moda. Ma, comunque, no, non esagero neanche un po’. Praticamente, una parte consistente di quello che sono è stata scritta e sceneggiata da Stan Lee.
Così va la vita.