E oggi pomeriggio ero fermo a un semaforo, e il tizio della macchina nella corsia di fianco alla mia mi ha dato un’occhiata veloce, ha tirato fuori uno swiffer e si è messo a spolverare il cruscotto. Poi è arrivato il verde, lui ha messo via lo swiffer nella tasca dello sportello, ha aspettato che la macchina di fronte alla sua partisse, ed è partito anche lui, verso sinistra. Io andavo dritto.
Ecco, volevo solo lasciare qui una testimonianza, magari per dei futuri archeologi digitali, di quest’epoca pazza in cui viviamo.
lunedì 28 giugno 2021
Quest'epoca pazza
sabato 26 giugno 2021
Dei ricordi (32)
Il 26 giugno del 2017 era un lunedì, verso sera tornavo a casa da Milano con un treno velocissimo, e scrivevo una cosa che diceva così:
La musica è quella cosa che, per esempio, sei in trasferta per lavoro a Milano da un cliente importante per la prima volta, magari sei lì a bere il caffè che ti stanno offrendo, state parlando di dettagli lavorativi, accordi importanti, progetti futuri, ma poi salta fuori che l’altro giorno eri andato a vedere Eddie Vedder e da lì, almeno fino alla fine del caffè, sono gran pacche commosse sulle spalle.
Sembra di leggere dei ricordi preistorici.
lunedì 21 giugno 2021
Nostra Signora dei Sullivan (prego)
Ho appena finito di leggere – ho poi finito la settimana scorsa, ma è lo stesso – un libro che si chiama Nostra Signora dei Sullivan, del 2021, di Gianfranco Mammi, un libro che secondo me è bellissimo, uno dei più belli tra quelli appena usciti che mi sia capitato di leggere, e soprattutto perché è scritto all’imperfetto, un imperfetto narrativo o storico o cronistico, come dice la Treccani, cioè, in pratica, come i verbali dei Carabinieri, che di solito non è una cosa positiva, ma in questo caso risulta sorprendente.
E insomma, quello che volevo dire è che giovedì 24 giugno, alle 21 puntualissime, Gianfranco Mammi è al Circolo ARCI Mattatoyo a presentarlo, per la rassegna Young Liars, e a fargli delle domande ci sarò io, che è una cosa anch’essa abbastanza sorprendente, visto che non mi aveva ancora mai chiesto nessuno di presentare un libro. Speriamo bene.
Qui c’è l’evento di facebook, e se cliccate “Mi interessa” (se v’interessa) o “Parteciperò” (e parteciperete) ci fa piacere.
Questa, invece, è la locandina:
sabato 19 giugno 2021
Dei ricordi (31)
Il 18 giugno del 2011, cioè ieri, 10 anni fa (DIECI), la brigata di Barabba arrivava a Parigi per una data estera del tour delle Schegge di Liberazione. Ce l’avevano organizzata Fernanda Scianna (la nandina) e Paola Vallatta per la sezione parigina dell’ANPI. La nandina, stamattina, ha scritto così:
«Non so come sia potuto succedere, ma ieri era il decimo (DECIMO) anniversario di questa cosa qui che ancora, dopo 10 (DIECI) anni non ci credo che è successa sul serio anche grazie a me (ma soprattutto alla ben nota magia delle Schegge che rende tutto possibile), e mi sono dimenticata di celebrarla.
Sono passati 10 (ho detto DIECI, sì) anni.
Ci sono state unioni, separazioni, arrivi, partenze, nascite, morti, terremoti e pandemie, ma la memoria non si spegne.»
Eravamo giovani. Eravamo anche molto belli.
martedì 15 giugno 2021
Così va la vita (fake-guitar hero)
E in un libro che si chiama Corpicino, del 2013, Andrea Paggiaro, che conoscevamo tutti come Tuono Pettinato, anzi forse che si chiamasse Andrea Paggiaro l’abbiamo scoperto ieri, dice che Pinocchio era un burattino di legno che voleva essere un bambino, e tutte le volte che diceva una bugia il naso gli cresceva a dismisura. Così, ogni volta che mentiva non riusciva a nasconderlo, e tutti si accorgevano subito che stava mentendo. Questo rendeva Pinocchio l’unica persona sincera in città. Non si poteva dire lo stesso di tutti gli altri, le cui menzogne non erano così evidenti.
Il babbino Geppetto era molto preoccupato. Il piccolo innocente bugiardo non avrebbe mai potuto convivere con tutti gli altri ben più crudeli bugiardi. Così Geppetto decise che l’unica soluzione era portarlo lontano, nel profondo degli abissi, dove nessuno avrebbe potuto fargli del male.
Perché gli abissi non conoscono le bugie.
Non giudicano.
E nel buio e nell’oblio custodiscono ogni piccolo segreto.
domenica 13 giugno 2021
Lessico famigliare (8)
Sono andato a fare la spesa, c’era una marca di birra da supermercato che piace molto a Grushenka (e che d’ora in poi chiamerò per semplicità birra-da-supermercato-che-piace-molto-a-Grushenka) ma che non compriamo quasi mai perché costa sempre un pochino troppo, solo che era in offerta e allora ne ho prese 25 bottiglie.
Sono arrivato a casa, ho appoggiato le sporte fuori dall’ascensore, ho preso su una cassa della birra-da-supermercato-che-piace-molto-a-Grushenka e con una mezza mano libera ho aperto la porta, e ho detto a voce alta: «Mi dai una mano?»
Lei è arrivata, mi ha visto con la cassa in mano e tutta contenta ha detto: «Ma dai, hai preso la birra-da-supermercato-che-piace-molto-a-Grushenka? Ma che bravo!»
E intanto, mi ha detto dopo, pensava “peccato che ne abbia presa solo una cassa.”
Nel frattempo sono tornato sul pianerottolo, ho preso su l’altra cassa di birra-da-supermercato-che-piace-molto-a-Grushenka e l’ho portata in casa.
E lei ha sorriso tantissimo e mi ha detto: «Va bene, allora ti sposo.»
(Stiamo insieme da quasi sedici anni e mezzo.)
(Qui c’è un altro po’ di lessico famigliare)
giovedì 10 giugno 2021
Finalmente
E oggi, finalmente, torniamo a essere tutti commissari tecnici della nazionale di calcio.
mercoledì 9 giugno 2021
14 giugno: DUEPONTI al Coccobello
E quindi, improvvisamente, si ricomincia a suonare, e lunedì 14 giugno saremo davanti a della gente a fare del rumore di chitarre bassi e batterie con un gruppo che si chiama DUEPONTI (in maiuscolo, tutto attaccato).
Condivideremo il palco con i MALPELO nel riverbero generale del Chiostro di San Rocco, a Carpi, in provincia di Modena, per un festivalino che i carpigiani conoscono molto bene e che si chiama Coccobello.
Non costa niente e potete prenotarvi qui.
Ovvio che ci trema già un po’ l’orlo delle mutande.
Metto di seguito la locandina perché in tutto il programma del Coccobello, dal 12 al 27 giugno, c’è della gente che, a vederci nello stesso cartellone, non ci sembra verissimo:
lunedì 7 giugno 2021
Trentaquattro anni fa
Era il 7 giugno del 1987, avevo otto anni e dormivo dai nonni insieme a mio papà. Erano le quattro o le cinque del mattino, mi ero svegliato perché c’era del trambusto che veniva dal piano di sotto. Ero sceso dal letto, mi ero infilato le ciabattine e affacciandomi alle scale avevo visto mio papà che, vestito per uscire, stava prendendo le chiavi della macchina.
«Papà, posso venire anch’io?» gli avevo chiesto.
«No,» aveva risposto mio papà, «devi andare a scuola, torna a letto.»
Qualche ora dopo ero in classe, in seconda elementare, erano gli ultimi giorni poi sarebbero iniziate le vacanze. Avevo aspettato che la maestra finisse di fare l’appello, poi avevo alzato la mano.
«Marco, cosa c’è?» aveva chiesto la maestra.
«Devo dire una cosa,» avevo risposto.
«Va bene, dilla pure.»
«Stanotte è nata mia sorella.»
E tutta la classe, mi ricordo, si era messa ad applaudire.
Dopo, al pomeriggio, mio papà era tornato a casa, aveva mangiato qualcosa, mi aveva caricato in macchina e mi aveva portato all’ospedale di Carpi. C’era da attraversare un corridoio che mi ricordo molto lungo, poi si entrava in una stanza divisa a metà da un vetro. Dall’altra parte del vetro c’erano due o tre incubatrici con dentro dei bambini molto ma molto piccoli. Io arrivavo a vederli solo in punta di piedi, e mentre ero lì che guardavo senza saper bene come stare e che cosa fare, mio papà con un dito mi aveva indicato una delle incubatrici.
«È quella lì.»
Allora non avevo ben capito il perché fossero tutti così in ansia, invece adesso, che sono papà anch’io, quando ci ripenso mi viene un po’ il magone. Mia sorella era un cosino tutto scuro, quasi violaceo, rannicchiato a occhi chiusi dentro una teca di vetro, era nata prima del previsto, un po’ troppo per poter essere fuori pericolo, e per qualche settimana andavamo là tutte le sere per vedere se tutto procedeva come doveva procedere.
In parole povere, andavamo a vedere se era ancora viva.
E adesso mia sorella compie trentaquattro anni.
Io ne ho quarantadue e pian piano va a finire che diventiamo coetanei.
Ci penso e mi viene solo da dire una cosa banale, ma che comunque è abbastanza vera: «vacca d’un cane, come passa il tempo.»
Auguri, sorellina.
Avanti così.
(E anche questa, che mia sorella sia d’accordo o meno, è una cosa che posto tutti gli anni)
sabato 5 giugno 2021
Ramone
E in un libro che si chiama Blitzkrieg punk. Sopravvivere ai Ramones, del 1998, Douglas Glenn Colvin, conosciuto ai più come Dee Dee Ramone, morto diciannove anni fa, il 5 di giugno del 2002, a Hollywood, California, dice che chi entrava a far parte di un gruppo come i Ramones non proveniva da situazioni familiari particolarmente stabili, né si poteva dire che il punk rock fosse una forma d’arte granché ricercata, ma nasceva dalla rabbia dei ragazzini in vena di creatività. E dice che loro dei Ramones, per esempio, erano conosciuti perché buttavano i televisori dai tetti delle case.
giovedì 3 giugno 2021
Ieri pomeriggio
E comunque, ieri pomeriggio, non saprei bene dire a che ora, nel campetto più improvvisato e raffazzonato possibile, con le porte delimitate da pali fatti con sedie di plastica e tronchi di alberi che sovrastavano il campo con una cupola di foglie, con un’area di gioco non proprio rettangolare e anche lei con degli alberi in mezzo da schivare all’occorrenza, e dopo aver bevuto degli ottimi Pecorini, delle Ribolle, dei Prosecchi, dei Pignoletti e dei Lambruschi di Sorbara, grazie a un traversone perfetto calciato dal mio amico Gira, spiccando un balzo al momento giusto che neanche io so come, mi è capitato di fare un gol di testa.
Non succedeva dal 1997. O forse addirittura non era mai successo.
mercoledì 2 giugno 2021
Dei ricordi (30)
Il 2 giugno del 2019 era la Festa della Repubblica, ma era una domenica e, dopo aver preso il caffè, avevo scritto una cosa intitolata “Relativa pace in Europa” e che diceva così:
Pensavo stamattina, mentre ero ancora a letto e la luce del giorno arrivava dal corridoio e le campane che chiamavano i fedeli alla messa mi tiravano fuori da un sogno che adesso non mi ricordo, pensavo che quando era nato mio padre la guerra era finita da meno di otto anni, e quando ero nato io la guerra era finita da meno di trentaquattro anni, e poi quando era nata mia sorella la guerra era finita da circa quarantadue anni e, per ultimo, quando era nato mio figlio la guerra era finita ormai da settant’anni; e dopo ho pensato che, per la prima volta da quando esiste questo stato delle cose, nel comune in cui vivo adesso si va al ballottaggio per le elezioni amministrative e che probabilmente questo è l’ultimo giro di giostra per la sinistra locale che, questa volta forse no, anzi speriamo proprio di no, ma la prossima volta, tra cinque anni, se perderà, la guerra sarà finita da circa ottant’anni; e poi, alla fine, ho pensato che, se tutto va bene, tra circa venticinque o ventisei anni la guerra sarà finita da cento anni, cioè da un secolo, e chissà quanto durerà questo periodo qui, al quale i posteri probabilmente si riferiranno come a quel periodo lunghissimo e forse inedito e forse addirittura stupefacente di relativa pace in Europa, una cosa che non si era mai vista.
E poi sono andato a fare la doccia. E dopo ho bevuto un caffè.
E il 2 giugno del 2017 era sempre la Festa della Repubblica, ma era un venerdì, e poco dopo l’ora di pranzo avevo scritto una cosa intitolata “pensierino del venerdì festivo” e che diceva così:
Questa trasformazione epocale in atto della comunicazione da orale a scritta proprio in uno dei momenti di minimo storico per la capacità di comprensione del testo sarà forse oggetto di studio per le generazioni a venire. O più probabilmente per una civiltà aliena.
Sempre dei pensieri altissimi, il 2 giugno, che è ancora la Festa della Repubblica, e oggi è mercoledì.
(Qui ci sono degli altri ricordi, se uno è interessato)
Ciao mondo
Questo è un blog di backup. È comunque tutto qui: https://marcomanicardi.altervista.org/
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