Ma perché lo bevete, cos’avete in testa quando lo ordinate, cosa cazzo è il MACCHIATONE?
giovedì 28 febbraio 2019
mercoledì 27 febbraio 2019
Carrère
E in un libro che si chiama Io sono vivo, voi siete morti, del 1993, che è una specie di biografia di Philip K. Dick, Emmanuel Carrère dice che se avessero pubblicato la Bibbia in una collana di fantascienza, l’avrebbero divisa in due volumi di ventimila parole, intitolati, invece che Antico e Nuovo Testamento, Il signore del caos e La cosa con tre anime.
martedì 26 febbraio 2019
Così va la vita (a parlare e parlare)
C’è una piccola tradizione che io e Giancarlo Frigieri manteniamo circa dalla fine degli anni zero, da quando cioè avevamo cominciato la nostra corrispondenza elettronica con un milione di mail al giorno che affrontano tutti gli aspetti dello scibile e del cazzeggio, cosa che facciamo tuttora: ogni volta che uno dei due legge da qualche parte di qualcuno che abbia appena scoperto Spirit of Eden dei Talk Talk, subito scrive una mail all’altro del tipo: «Tizio ha appena scritto su facebook che ha scoperto Spirit of Eden!»
E l’altro gli risponde subito con una mail con su scritto: «INVIDIA!»
Subito dopo io scrivo a Giancarlo: «Grazie Gianca!»
E lui mi risponde: «Grazie Giuliano Ghini!»
lunedì 25 febbraio 2019
Generazione NCNP
Mi hanno girato qualche giorno fa un articolo del Messaggero intitolato “Xennial, la generazione nata tra il 1977 e il 1983 è la migliore” dove si prova a dare un nome alla mia generazione, che sta tra la Generazione X (quella di Douglas Coupland) e i Millenial (o Generazione Y, quella di mia sorella), perché si vede che era una questione importantissima da risolvere il prima possibile e il non sapere dove e come inquadrarci avrebbe probabilmente sconvolto l’ordine delle cose, della vita, dell’universo e di tutto quanto.
E, insomma, il professore associato dell’Università di Melbourne Dan Woodman ci chiama Xennial, che sembra il nome di uno psicofarmaco, per dire che siamo vissuti lì a cavallo tra due epoche, che siamo nati senza internet ma abbiamo imparato a usare i socialcosi senza scomporci, che siamo cresciuti coi giochini a cristalli liquidi e abbiamo accettato la PlayStation senza sbatterci, che usavamo il telefono a gettoni con la rotella e abbiamo adottato gli smartphone senza farci dei grossi problemi, eccetera, che siamo in pratica passati in mezzo a due mondi e ci siamo adattati così bene che secondo il professore associato dell’Università di Melbourne Dan Woodman siamo «un’esperienza unica». Dice alla fine che noi Xennial non abbiamo il pessimismo della Generazione X (quella di Douglas Coupland) e nemmeno l’ottimismo dei Millennial (o Generazione Y, quella di mia sorella), ma che siamo anche «il simbolo vivente della capacità di adattamento dell’uomo».
domenica 24 febbraio 2019
Melville e Tolstoj
In un libro che si chiama Moby Dick o La balena, del 1851, Herman Melville fa dire al suo narratore, Ismaele, che, d’accordo, c’è di mezzo la morte in quell’impresa della caccia alle balene – una indicibilmente rapida, caotica spedizione di un uomo nell’Eternità, ma che importa? Ci siamo profondamente ingannati a proposito della Vita e della Morte. Ismaele crede che ciò che chiamiamo «la mia ombra» qui, sulla terra, sia la nostra vera sostanza. E pensa che, nel considerare le cose spirituali, assomigliamo troppo alle ostriche che guardano il sole attraverso l’acqua, e ritengono quell’acqua densa la più trasparente delle atmosfere.
E crede che il proprio corpo non sia altro che la scoria del suo essere migliore. E allora, il suo corpo, se lo prenda chi vuole, se lo prenda pure, quello non è lui. E poi, tre hurrà per Nantucket, e venga la lancia sfondata e un corpo sfondato, quando vogliono, poiché, di sfondargli l’anima, chi è capace?
sabato 23 febbraio 2019
Carroll
E in un libro che si chiama Jim entra nel campo da basket, del 1978, Jim Carroll dice che loro erano diventati maestri nell’arte di non fare niente, che, a ben pensarci, potrebbe essere la cosa più difficile di questo mondo.
venerdì 22 febbraio 2019
La New Wave italiana (il blogroll - 3 / l'onda lunga - 2)
Non è che mi siano rimasti tanti altri blog da segnalare, quindi provo un po’ a fare un post cumulativo, dove vado innanzitutto a elencare, in rigoroso ordine alfabetico, un paio di blog rinati o rinascenti, così come sono stati aggiunti o spostati nel gruppetto della New Wave italiana del mio feedreader (uso feedly, quello gratis, se vi interessa).
giovedì 21 febbraio 2019
Il nervoso (nei cessi pubblici)
Per esempio: quando la fotocellula non ti percepisce più, e spegne la luce, sempre, durante la sgrollata.
mercoledì 20 febbraio 2019
Zamboni
Invece, Massimo Zamboni, in un libro che si chiama Nessuna voce dentro. Un’estate a Berlino Ovest del 2017, dice che a Berlino ha potuto apprendere una cosa, e cioè che la storia non solo non è maestra di vita, ma non è neanche la bidella.
martedì 19 febbraio 2019
Barthelme
In un racconto intitolato Florence Green ha ottantun anni, in un libro che si chiama Ritorna, dottor Caligari del 1964, Donald Barthelme dice che lo scopo della letteratura è la creazione di uno strano oggetto coperto di pelo che vi spezza il cuore.
lunedì 18 febbraio 2019
Una definizione
Ieri abbiamo portato il Miny al suo primo compleanno di un altro bambino e, a parte lo sconforto per aver ceduto così presto alla linea dura del «col cavolo che lo portiamo ai compleanni-di-altri-bambini-la-domenica-pomeriggio» che pensavamo di riuscire a seguire in modo un po’ più ligio di come poi è andata a finire, abbiamo avuto il nostro primo incontro con una di quelle cose chiamate “playpark” o con nomi simili.
Non ho altro da dire, se non che Grushenka ha dato la definizione perfetta del luogo indicandolo come «uno sgambatoio per bambini dentro un capannone industriale».
Quando dice delle cose così io capisco subito il perché sono ancora innamoratissimo.
domenica 17 febbraio 2019
Della superiorità dell’ingegneria sui ragionamenti di Ivan Fëdorovič Karamazov
Quel che ci preme è ch’io possa, al più presto, dichiararti il mio vero essere, cioè che uomo sono io, in che cosa credo e in che cosa spero […] E perciò ti dichiaro senz’altro che accetto, in tutte lettere, l’esistenza di Dio. Ma ecco, tuttavia, che cosa occorre rilevare: posto che Dio esista, e che abbia realmente creato la terra, questa, come tutti sappiamo, è stata creata secondo la geometria euclidea, e l’intelletto umano è stato creato idoneo a concepire soltanto uno spazio a tre dimensioni. Vi sono stati, invece, e vi sono anche ora, geometri e filosofi, e anzi fra i più grandi, i quali dubitano che tutta la natura, o più ampiamente, tutto l’universo, sia stato creato secondo la geometria euclidea, e s’avventurano perfino a supporre che due linee parallele, che secondo Euclide non possono a nessun patto incontrarsi sulla terra, potrebbero anche incontrarsi prima o dopo all’infinito. E così, cuore mio, ho tratto la conclusione che, se nemmeno questo mi riesce intelligibile, come potrei mai innalzarmi al concetto di Dio? Umilmente riconosco che in me non c’è nessuna capacità di risolvere problemi simili: in me c’è una mente euclidea, terrestre, e come potrei pretendere di ragionare su ciò che non è di questo mondo? E anche a te, Alëša, consiglio che a queste cose ti astenga sempre dal pensare, e soprattutto (per quanto tocca Iddio) se esista o non esista. Queste son tutte questioni assolutamente inadatte a un’intelligenza creata con concetto d’uno spazio unicamente tridimensionale. Cosicché, ammetto volentieri Iddio […]
venerdì 15 febbraio 2019
La parte sbagliata del Secchia
Abito in un posto, ma lavoro in un altro dalla parte sbagliata del Secchia, e dalla parte sbagliata del Secchia, non so, mi sembra che abbiano una testa diversa, perciò è una decina d’anni, anzi quasi quattordici, che mi sento un po’ come si sentono i frontalieri.
Quando c’è la nebbia a casa mia, c’è la nebbia anche dalla parte sbagliata del Secchia, ma delle volte parto da casa mia col sole e della parte sbagliata del Secchia c’è la nebbia. Questo è più o meno tutto quello che c’era da dire sul mondo dalla parte sbagliata del Secchia. Sennonché, qualche mattina fa sono partito da casa mia con la nebbia e dalla parte sbagliata del Secchia c’era il sole. Ci sono rimasto male.
Quando invece sono uscito dal lavoro, alla sera, mentre andavo verso la macchina notavo che il cielo era scuro ma ci si vedeva ancora un po’, e là in fondo, dalla parte giusta del Secchia, c’era un bel tramonto rosa, azzurro e arancione. E andava bene così.
La New Wave italiana (l'onda lunga)
Poi ci sono quelli che non hanno mai smesso di scrivere (ci sono anch’io, tutto sommato) ma che secondo me ultimamente scrivono di più (è solo una mia impressione). Li metto qui sotto, al solito, in rigoroso ordine alfabetico così come sono stati aggiunti o spostati nel gruppetto dell’Onda lunga italiana del mio feedreader (uso feedly, quello gratis, se vi interessa).
giovedì 14 febbraio 2019
Una rosa è una rosa è una rosa?
Avrò avuto quattro o cinque anni, ero al secondo o al terz’anno di scuola materna e quando la mamma mi chiedeva una di quelle cose che chiedono i genitori ai figli piccoli per far finta di trattarli come adulti e soprattutto per far scappare da ridere agli altri adulti lì intorno, tipo «Ce l’hai una morosina?», io rispondevo deciso: «Sì che ce l’ho!»
«E chi è? Una tua compagna di classe?»
«Sì, si chiama Marcella,» dicevo fiero.
Non che fossimo davvero morosi, a quattro o cinque anni, figuratevi. Ma c’era la prassi di dire che una bambina era la tua morosa solo perché ti piaceva, e perché dovevi per forza incasellarti in uno stile di vita che ti imponevano gli adulti: sei un maschio di quattro o cinque anni, ti dovranno per forza piacere le femmine.
Il caso ha voluto che mi piacessero le femmine, e c’era una bambina in classe con me che si chiamava Marcella, io dicevo che era la mia morosa e anche Michele diceva che la Marcella era la sua morosa. Entrambi lo sapevamo e ci andava benissimo così, perché era un mondo libero, quello che vivevamo al secondo o al terz’anno della scuola materna dalle suore di Novi di Modena, e anche le suore, incredibile, accettavano senza battere ciglio quell’abbozzo di intenzione di poligamia infantile.
Ma comunque, inevitabilmente, anche al secondo o al terz’anno della scuola materna delle suore di Novi di Modena è arrivato il giorno di San Valentino.
mercoledì 13 febbraio 2019
Plug-in
Tempo fa avevo installato un plug-in che controlla i post mentre li scrivo e mi dà un semaforo verde se sono scritti bene, un semaforo arancione se c’è qualcosa da migliorare, un semaforo rosso se proprio secondo lui sono illeggibili. Insieme al semaforo rosso arrivano anche dei consigli, come per esempio (copincollo):
- Frasi consecutive: il testo contiene 3 frasi consecutive che iniziano con la stessa parola. Ti suggeriamo di provare a variare un po’!
- Distribuzione dei sottotitoli: non stai usando i sottotitoli, sebbene il tuo testo sia piuttosto lungo. Ti suggeriamo di aggiungere i sottotitoli.
- Lunghezza dei paragrafi: 2 dei paragrafi contiene (sic) più di 150 parole, che è il numero suggerito. Ti consigliamo di scrivere paragrafi più corti!
- Lunghezza delle frasi: il 31.6% delle frasi contiene più di 25 parole, che supera la lunghezza massima suggerita di 25%. Prova a scrivere frasi più corte.
Quando mi dà un semaforo verde la vivo sempre come una sconfitta.
martedì 12 febbraio 2019
L'Emilia-Romagna, spiegata bene (l’Alta in basso e la Bassa in alto)
[Ecco poi che, come succedeva una volta su Barabba, mi arriva un post da pubblicare e io lo pubblico. Sono così contento che faccio fatica a restare seduto.]
l’Alta in basso e la Bassa in alto
di Tinni
Certe cose è la Natura ad infilartele in un cassettino, sotto i fazzoletti col monogramma, e forse ci metti un po’ a capire che sono tue, proprio tue, e che non tutti gli altri le hanno ricevute uguali.
Con la patente appena firmata in una tasca e un sorriso indelebile spennellato sul volto, non ho mai avuto paura a ripartire in salita, dopo un incrocio o un semaforo; mi sembrava che il freno a mano fosse sempre stato lì, come un rassicurante zio sul divano la domenica pomeriggio, e sapevo che, a tenergli la mano (anche solo un accenno di tocco, ché lo zio non è mai stato un tipo da effusioni manifeste), qualunque insormontabile inghippo avrebbe assunto in pochi istanti le proporzioni di un lievissimo, impercettibile sobbalzo.
I miei compagni di classe cittadini cambiavano con molta più agilità le corsie della tangenziale; forzavano gli attraversamenti a sinistra, parcheggiavano a esse in due mosse, partivano rombando alla prima sfumatura di verde.
Poi però avevano paura delle partenze in salita.
Ed è stato lì, a diciotto anni, che improvvisamente ho capito – io di solito sempre così fifona, sempre così abituata a coltivare le paure più sceme – che avevo una cosa tutta speciale nascosta nel cassettino, e non per merito mio. Non avevo paura. Sapevo fare con scioltezza una manovra che agli altri incuteva timore. Ed era la Natura che me l’aveva messa lì, questa cosa, sotto forma di pendenze e tettonica.
E quando dico Natura, intendo proprio la natura della provincia di Modena, e di quel lembo di provincia in cui ero nata e cresciuta, cioè – come diciamo noi modenesi – l’Alta.
Tutti i modenesi sono nati o nella Bassa o nell’Alta; e chi è cresciuto a Modena città resta solo apparentemente fuori dai giochi: avrà almeno un nonno o un prozio da incasellare in una delle due categorie.
lunedì 11 febbraio 2019
Musica Contemporanea Prescindibile, Op. 3 (Sonic Youth tornate insieme)
Lo scioglimento dei Sonic Youth, nel 2011, è un lutto dal quale quelli come me fanno ancora fatica a riprendersi. Quindi ho deciso di rimetterli insieme in un pezzo rumoroso dove sovrappongo alcune tracce prese dagli ultimi tre dischi solisti dei quattro, rigorosamente nella formazione “classica” (Thurston Moore, Kim Gordon, Lee Ranaldo e Steve Shelley). E questo è il risultato.
Musica Contemporanea Prescindibile, Op. 3 per sovrapposizioni (Sonic Youth tornate insieme)
Testi e musiche: Thurston Moore & Radio Radieux; Bill Nace & Kim Gordon; Lee Ranaldo
Composizione e montaggio: Marco Manicardi
Esecuzioni sovrapposte: Thurston Moore e Steve Shelley (da Rock n Roll Consciousness, 2017); Kim Gordon (da Body/Head, The Switch, 2018); Lee Ranaldo (da Electric Trim, 2017)
domenica 10 febbraio 2019
E poi basta
Quando avevo quindici anni e mio padre ne aveva quaranta mi sembrava vecchio. Quando avevo venticinque anni e andavo ai concertini punk nei centri sociali vedevo i quarantenni e mi sembravano vecchi. Quando avevo trentacinque anni e i miei amici più grandi cominciavano a farne quaranta mi sembravano vecchi. Così vanno le cose.
sabato 9 febbraio 2019
I miei primi
Dei quarant’anni per ora posso dire solo un paio di cose. La prima è che, anche se è una citazione entrata ormai nel gergo, ho capito, quando mi dicono «i tuoi primi quarant’anni» mi viene voglia di tirare delle madonne, poi però non lo faccio e mi limito ad annuire muto. La seconda è che guardando i miei amici e colleghi coetanei, che hanno fatto quarant’anni o stanno per fare quarant’anni anche loro, c’è qualcosa che non mi quadra, sarà che siamo la prima generazione che è venuta su a merendine e conservanti, ma non mi sembra che quelli venuti prima siano invecchiati mantenendo delle facce da ragazzini come stiamo facendo noi. Ma magari mi sbaglio, non li avevo mai avuti quarant’anni.
venerdì 8 febbraio 2019
La New Wave italiana (il blogroll - 2)
Sempre in rigoroso ordine alfabetico (ci sono degli asterischi e in fondo al post c’è la legenda) così come sono stati aggiunti o spostati nel gruppetto della New Wave italiana del mio feedreader (uso feedly, quello gratis, se vi interessa).
giovedì 7 febbraio 2019
Svegliandosi una mattina da sogni agitati
Marco Manicardi si trovò trasformato, nel suo letto, in un vecchio quarantenne.
mercoledì 6 febbraio 2019
L'Emilia-Romagna, spiegata bene (e un'altra cosa)
C’era uno che una volta aveva detto che se non ci fosse Piacenza l’Emilia arriverebbe fino a Cuneo.
martedì 5 febbraio 2019
L’Emilia-Romagna, spiegata bene (e ancora meglio)
Io vengo dalla Bassa intorno a Cento. Il mio piccolo paese tra le paludi è stato probabilmente fondato da briganti in fuga che saltavano da una riva all’altra del fosso che separava gli Estensi dallo Stato Della Chiesa. Quella è una zona bastarda e da bambino faticavi a capire: eri sotto la provincia di Ferrara ma il prefisso telefonico era lo 051, e alcune macchine giravano con la targa di Modena. Ricordo il referendum promosso dal Resto del Carlino negli Anni Novanta per far togliere il comune dal ferrarese e farlo passare sotto Bologna. Il centro di Cento si spinge tutto addosso all’argine del Reno, confine stretto e fastidioso. Da sopra si scorge Pieve, si stende la strada per San Pietro, quando è sereno si vedono già gli Appennini e San Luca. A Cento non parlano con la L della tipica e grossolana pronuncia estense, ma sfoggiano corpulente C e S, dandosi già l’aria di stare sotto le Due Torri.
Per cui, se Imola è il trattino di Emilia-Romagna, il centese ne è senza dubbio l’apostrofo.
(enzo, nei commenti a L’Emilia-Romagna, spiegata bene)
lunedì 4 febbraio 2019
Musica Contemporanea Prescindibile, Op. 2 (Satisfaction)
Questa invece è del 2011 e nasceva da un brainstorming notturno insieme a Klaus Augenthaler. L’idea originale era quella di creare un’installazione con tantissimi lettori CD collegati a un mixer, in ognuno dei lettori avremmo messo una cover di (I Can’t Get No) Satisfaction dei Rolling Stones e i visitatori avrebbero potuto premere play tutti insieme o un po’ per volta per arrivare a creare una cacofonia a nostro umilissimo avviso “soddisfacente”. Poi i CD, ma soprattutto i lettori CD, sono morti e noi, contemporaneamente, ci siamo impigriti. Quindi ho ripiegato sulla sovrapposizione digitale che potete ascoltare qui:
Musica Contemporanea Prescindibile, Op. 2 per sovrapposizioni (Satisfaction)
Testi e musiche : Mich Jagger, Keith Richards
Ideazione: Marco Manicardi, Klaus Aughentaler
Composizione e montaggio: Marco Manicardi
Esecuzioni sovrapposte: Britney Spears, Michelle Simonal, Cássia Eller, Devo, Dj Trackmaster, Jimmy Smith, Frankie Ruiz, Ilona Staller, New Trolls, Otis Redding, Tom Jones, Cat Power.
domenica 3 febbraio 2019
Mandria
Spiegavo qualche giorno fa a un mio amico che stava leggendo la biografia di Bruce Dickinson, e che non è mai stato un metallaro ma gli stava venendo voglia di ascoltare qualcosa, che forse avrebbe potuto farsi un’idea di che cosa fossero gli Iron Maiden per un fan degli anni 90 procurandosi A Real Live One e A Real Dead One, due raccolte con la maggior parte dei pezzoni degli Iron Maiden fatti dal vivo, che sono di una bellezza tale che, per dire, la Fear Of The Dark che c’è lì dentro fatta a Helsinki nel 1992 è diventata quasi più famosa e ufficiale di quella nell’album Fear Of The Dark, e che un vero fan degli Iron Maiden degli anni 90 la canta così, con tanto di interazioni tra il pubblico e Bruce Dickinson e cioè, per esempio, non può cantare Fear Of The Dark senza urlare anche «sing it Helsinki!» durante i cori verso la fine.
Mi ha risposto che siamo una mandria di coglioni, e che questa cosa è bellissima.
Musica:
sabato 2 febbraio 2019
Altro?
Quando andavo a fare la spesa con ma nonna Ada, da piccolo, a un certo punto il salumiere o il panettiere dicevano «Altro?» e se mia nonna rispondeva con, per esempio, «un etto di crudo» loro glielo affettavano e poi le chiedevano «Altro?» e se mia nonna rispondeva con, per esempio, «due panini al latte» loro glieli insacchettavano e poi le chiedevano «Altro?» e se mia nonna rispondeva «Altro!» loro le facevano il conto.
Non ho mai capito il perché.
venerdì 1 febbraio 2019
La New Wave italiana (per posta - 2)
Altre due newsletter appena nate (da aggiungere alle altre) per farsi riempire la casella (o il cestino) di roba interessante:
Ciao mondo
Questo è un blog di backup. È comunque tutto qui: https://marcomanicardi.altervista.org/
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E l’8 marzo del 1898, su una pagina del diario , scritto tra il 1862 e il 1910, Sòf’ja Andrèevna Bers, detta Sonja, diventata poi Sof’ja To...
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E in un libro che si chiama Point Lenana , del 2013, Wu Ming 1 e Roberto Santachiara dicono che in quelle settimane di sbandamento, per dir...
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Tutti i martedì sono uguali, ma alcuni martedì sono più uguali degli altri: </ferie>