martedì 30 aprile 2019

Così va la vita (di notti dissolversi stupide eccetera)

Non sono abbastanza vecchio per ricordarmi la fine del Tuwat e ho vaghi ricordi di come si sentivano quelli molto più grandi di me quando il Kalinka si era spostato da via Torino al posto dove si trova ancora adesso, ma chi ha vissuto quei due cambiamenti epocali per la città di Carpi li racconta ancora come se fossero stati non dico la fine del mondo, ma quasi.
Il primo dispiacere che ho avuto per la chiusura di un posto che mi ha formato musicalmente ma forse anche fisicamente è stato quello per la vecchia Aquaragia, quella piccola di Mirandola, che per un po’ di tempo si era spostata anche lei in un altro posto, ma non era la stessa cosa, e infatti aveva poi chiuso del tutto e non dico che fosse stata la fine del mondo, ma quasi.
Poi c’è stata la fine dell’Ekidna di Migliarina, anche quello era un posto che così c’era solo lui, un posto dove sono cresciuto in tutti i sensi e dove, tra l’altro, ho trovato quella che poi è diventata la mamma di mio figlio e siamo ancora insieme dopo quattordici anni e siamo ancora innamoratissimi. L’Ekidna si era poi spostato da Migliarina a San Martino Secchia, dove sta anche adesso, ed è ancora un bel posto, soprattutto d’estate, ma non è la stessa cosa, e non dico che sia stata la fine del mondo, ma quasi.
E dopo, ancora, ha chiuso Antenna Uno Rock Station, che era la radio locale che ascoltavo sempre da quando avevo imparato a sintonizzare la radio da solo, a parte quando dormivo o quando ero a scuola, e anche lei dopo un po’ si è spostata su delle altre frequenze, solo che dove abito io si prendono male e comunque non è più la stessa cosa, e non dico che sia stata anche quella la fine del mondo, ma quasi.

E infine, adesso, stasera, è l’ultimo giorno del Mattatoio Culture Club,

lunedì 29 aprile 2019

domenica 28 aprile 2019

Cosa succede lassù?

C’è un racconto intitolato Pi nel cielo, del 1945, di Fredric Brown, che è stato anche pubblicato col titolo Cosa succede lassù? in un libro che si chiama Cosmolinea B-1, del 1982, recentemente ristampato su Urania e che raccoglie, insieme a Cosmolinea B-2, tutti i racconti di Fredric Brown, e questo racconto lo potete leggere interamente qui (dovreste farlo, è molto bello).

Mi è venuto in mente stamattina mentre leggevo un articolo sul Post, ma non scrivo come si intitola e vi consiglio di leggerlo dopo aver letto Pi nel cielo di Fredric Brown, perché altrimenti vi rovinate il racconto. Quindi, se avete già letto Pi nel cielo di Fredric Brown, cliccate qui (oppure fate come vi pare, non è obbligatorio).

E questo per dire che la fantascienza, quando è fatta bene, assolve sempre al suo compito in maniera egregia, e un po’ mi dispiace che di fantascienza fatta bene sembra che ne esca sempre meno, al giorno d’oggi (ma magari mi sbaglio, non sono informatissimo).

Comunque, oggi era tutto quello che avevo da dire (buona domenica, tanto ormai è finita).

sabato 27 aprile 2019

Wallace (3)

E in un libro che si chiama La scopa del sistema, del 1987, David Foster Wallace dice che a noi piace credere che la rivoluzione sessuale sia una creazione della nostra generazione, il che è una vaccata, se gli si passa il termine. E dice che la rivoluzione sessuale l’hanno inventata quelle stesse donne che oggi sono segregate nelle case di riposo. Così come hanno inventato tutto ciò che oggi diamo per scontato e su cui poggia gran parte del nostro benessere sociale. Queste donne sono state le prime americane a portare i capelli corti. Le prime a bere alcolici. A fumare. A ballare in pubblico. Vogliamo dire anche a votare? A far soldi? A essere entità economiche? Pioniere, ecco cosa sono state queste dinamiche donne che oggi sono ridotte in una sedia a rotelle.

venerdì 26 aprile 2019

La New Wave italiana (il blogroll – 7)

Continuano a spuntare e rispuntare, perciò ecco qua alcuni link a una manciata di blog rinati o resuscitati in questo 2019 così garrulo e all’insegna del blogroll. Li vado a elencare, in rigoroso ordine alfabetico, così come sono stati aggiunti o spostati nel gruppetto della New Wave italiana del mio feedreader (uso feedly, quello gratis, se vi interessa).

giovedì 25 aprile 2019

Ci vuole del coraggio (a voce alta)

Una cosa che dal 2011 posto tutti gli anni si intitola Ci vuole del coraggio e parla di mio nonno, Corrado, ai tempi della guerra. Comincia così:

Mio nonno, Corrado, eran già dei mesi che stava in prigione, ma ultimamente se la passava meglio. Meglio di qualche mese prima, quando c’era quell’aguzzino fascista a comandare la galera, un tipo sadico e cattivo che ammazzava i prigionieri a suon di botte, uno al giorno, tutti i giorni…

Se la volete leggere tutta la trovate su Barabba, dove l’avevo scritta la prima volta, oppure sulle Schegge di Liberazione, e anche dentro a un libriccino elettrico che si chiama Si stava meglio quando si stava meglio.
Quest’anno ho deciso di registrarla e di metterla qui così:

Buon 25 aprile.

mercoledì 24 aprile 2019

Hemingway

E nella prefazione del 1948 a un libro che si chiama Addio alle armi, del 1929, Ernest Hemingway dice che, siccome lui di guerre ne ha fatte troppe, è sicuro di avere pregiudizi, e anzi spera di avere molti, di pregiudizi. E che è sua persuasione ponderata che le guerre siano combattute dalla più bella gente che c’è, o diciamo pure soltanto dalla gente, per quanto, quanto più ci si avvicina a dove si combatte e tanto più bella è la gente che si incontra; ma che le guerre sono fatte, provocate e iniziate da precise rivalità economiche e da maiali che sorgono a profittarne. Ernst Hemingway poi dice dice che tutta la gente che sorge a profittare della guerra e aiuta a provocarla dovrebbe essere fucilata il giorno stesso che incominciano a farlo da rappresentanti accreditati dei leali cittadini che le combatteranno.

lunedì 22 aprile 2019

sabato 20 aprile 2019

Lagerkvist

E in un libro che si chiama Barabba, del 1951, Pär Lagerkvist dice che una delle donne aveva incominciato a discorrere di quello che era stato crocifisso al posto di Barabba; essa lo aveva veduto una volta, mentre passava, e la gente aveva detto che era un dottore il quale andava intorno e profetizzava e faceva miracoli. In questo non c’era nulla di male, perché tanti altri facevano lo stesso; perciò, da quel che si poteva capire, il motivo per il quale era stato crocifisso doveva essere un altro. Era un tipo magro; tutto ciò che ricordava di lui era soltanto questo. Un’altra disse che lei non lo aveva mai visto, ma aveva udito che egli avrebbe predetto che il Tempio sarebbe crollato, che Gerusalemme sarebbe stata distrutta da un terremoto e che poi il cielo e la terra si sarebbero incendiati. Cose non da senno, e non c’era da stupire che per questo fosse stato crocifisso. Ma la terza donna disse che quell’uomo frequentava specialmente i poveri e soleva promettere loro che sarebbero entrati nel regno di Dio, e financo alle prostitute lo aveva promesso. All’udire questo tutti risero molto, ma trovarono che se fosse davvero andata così, sarebbe stato molto bello.

Gaiman

E in un libro che si chiama American Gods, del 2001, Neil Gaiman dice che in tutto il Vangelo c’è un solo uomo al quale Gesù promette personalmente un posto in Paradiso. Non a Pietro e Paolo né a nessuno degli altri, ma a un ladrone inchiodato sulla croce. Perciò ci dice di non disprezzare quelli che stanno nel braccio della morte. Magari sono al corrente di qualcosa che noi non sappiamo.

venerdì 19 aprile 2019

Ansia da palcoscenico

Uno non ci pensa finché non succede, ma quando smetti di fare le cose, qualsiasi esse siano, davanti a un pubblico, qualunque esso sia, ci sono dei momenti che puoi anche far finta di niente e chiamarli di “nostalgia”, ma alla fine della fiera sono vere e proprie crisi di astinenza da quel tipo di adrenalina che produci quando si mischiano l’orgoglio e la paura mentre stai in piedi su un palco con le luci puntate addosso.
L’anno scorso sono riuscito a tamponare la crisi verso la fine dell’anno, quando mi è capitato di leggere un paio di volte quello che poi è diventato un libriccino elettrico che si chiama Si stava meglio quando si stava meglio (e che si scarica gratis qui).
Quello che ci vorrebbe, adesso, e succede un po’ tutti gli anni quando arriva la primavera, è qualcosa da leggere in giro, o qualcosa da fare, in generale, per tamponare la crisi d’astinenza.
Nel frattempo, sto preparando un paio di cose che, boh, non si sa mai che vadano in porto. E adesso vi dico cosa sono:

giovedì 18 aprile 2019

Dostoevskij

E in un libro che si chiama Memorie dal sottosuolo, del 1864, Fëdor Dostoevskij dice che tutte le leggi di natura, delle quali, certo, ve ne potete fregare, ma per le quali soffrite, invece loro non soffrono.

mercoledì 17 aprile 2019

19 aprile: BASSAfedeltà a Soliera

Sottotitolo: The worst djs ever (play the best music ever).
Cosa: siamo cinque o sei dj che mettono del rock’n’roll per qualche ora, dopo i concerti di Cosmetic e Ed (che non sono mica male).
Quando: comincia tutto alle 22 di venerdì 19 aprile (il venerdì santo).
Dove: al circolo Arci Dude di Soliera (MO).
Perché: per via della crisi di mezza età (la ragione è sempre quella).

lunedì 15 aprile 2019

Limonov

E in un libro che si chiama Libro dell’acqua, del 2002, Eduard Limonov dice che la cattedrale di Notre-Dame, vista da dietro, assomigliava a un’astronave accucciata sulle zampe.

Auster

E in un libro che si chiama L’invenzione della solitudinedel 1982, Paul Auster dice che il fatto di vagare nel deserto non significa che ci sia una terra promessa.

domenica 14 aprile 2019

L'Emilia-Romagna, spiegata bene (Felice)

C’è un passo di un libro di Paolo Nori che si chiama La matematica è scolpita nel granito, del 2011, che dice circa così:

“Ho ripensato poi all’idea che ti avevo accennato, una raccolta di racconti di scrittori emiliani. Il titolo, Allegri e disperati, significa nella mia testa un ragionamento che è cominciato da una frase di Gogol’. Nella mia testa c’è questa frase di Gogol’ che gira e dice più o meno Non avete provato anche voi quella sensazione di quando finisce la festa, che vi sembra che vi si stacchi la pelle di dosso? Questa sensazione di cui parla Gogol’, che la pelle ti si stacca di dosso dopo la festa, è secondo me tipica della nostra terra, dove il carattere gioviale della gente convive con una discrezione che impedisce di manifestare in pubblico i propri sentimenti e i propri affetti. Allora il momento della disperazione è un momento solitario. Non ci sono, da noi, e non potrebbero esserci, scrivevo, quelle donne che in Sicilia sono pagate per piangere ai funerali. Noi affrontiamo il mondo come se fossimo tutti d’un pezzo, con una dignità e una coerenza che ci hanno insegnato che vanno bene. E quando crolliamo, che crolliamo, crolliamo da soli, dentro le stanze. E uno che viene da fuori non lo direbbe mai, a vederci che teniamo su una compagnia di trenta persone e beviamo lambrusco e diciamo cazzate, non lo direbbe mai che diamo i pugni al muro, quando torniamo a casa.”

sabato 13 aprile 2019

Wallace (2)

E in un racconto lungo, o romanzo breve, intitolato Verso Occidente l’Impero dirige il suo corso, che in Italia è stato pubblicato da solo, ma nell’edizione originale era dentro a un libro che si chiama La ragazza dai capelli strani, del 1989, David Foster Wallace dice che Mark Nechtr desidera, un giorno lontano, dopo esserselo duramente guadagnato, scrivere qualcosa che ci dia una fitta al petto. Che ci trafigga, che ci faccia credere che stiamo per morire. Può darsi che si chiami meta-vita. O metafiction. O realismo. O gfhrytytu. Non lo sa.

venerdì 12 aprile 2019

Il free jazz punk inglese

Questa settimana non ho nulla da segnalare sulla New Wave italiana (cioè la piccola rubrica sulla rinascita della blogsfera che sto curando dall’inizio del 2019 e che, se volete, trovate qui), allora ho pensato di buttarmi all’estero, perché anche lì ci sono un sacco di bei blog che seguo quotidianamente. Nello specifico, visto che un paio d’anni fa ho comprato una macchina senza lettore CD, che se avessi voluto mettercelo come optional avrei dovuto sborsare duemila euro in più (mi davano anche il lettore DVD, uno schermo e un impianto molto tamarro di subwoofer e roba simile, ma il lettore CD da solo no), è da un po’ di tempo che cerco ossessivamente musica da scaricare più o meno legalmente da mettere nella chiavetta USB che, quella sì, si può attaccare all’autoradio.
Ho scoperto una nuova passione (ossessione-compulsione, a guardarci bene) per le compilation, i bootleg e le registrazioni amatoriali da ascoltare mentre vado a lavorare o torno a casa la sera (un’ora abbondante tutti i giorni). E quindi, alla voce Il free jazz punk inglese, ho aggiunto i link che seguono nel mio feedreader (uso feedly, quello gratis, se vi interessa).

giovedì 11 aprile 2019

In colonna

Siamo incolonnati a uno stop per entrare su una delle rotonde più trafficate di Mirandola, in provincia di Modena, ed è una cosa che succede quasi sempre la mattina presto, verso le otto, quando andiamo tutti a lavorare. Sono lì che sto ascoltando l’ultimo disco dei Mercury Rev, tutto archi, pianoforti e voci femminili molto angeliche, quando l’occhio mi cade sul lunotto posteriore della macchina che ho davanti. Ci sono appiccicati due sticker: in uno un angelo esce a mezzo busto da una nuvola e tende un braccio per afferrare il coltello di un tizio che, più in basso, lo guarda stupito, sotto di lui c’è un bambino coricato su un altare di pietra o qualcosa di simile; nell’altro c’è un’arca di legno che sfida con prepotenza il Diluvio Universale, con le teste buffe degli animali che escono a coppie dalle finestrelle sui lati dello scafo. Sotto al primo c’è scritto: ISAAK A BORDO. Sotto l’altro: NOAH A BORDO.
Per i primi cinque o sei secondi mi metto a ridacchiare.
Poi scuoto un po’ la testa pensando «Ma pensa te!»
Dopo, non so come, è automatico, comincio a essere spaventato.
Per fortuna la colonna scorre e arriva il nostro turno allo stop.
La macchina che ho davanti va di là, mentre io vado di qua.

mercoledì 10 aprile 2019

Rollins (e Nietzsche)

E in un’intervista al Tonight Show, del 1994, Henry Rollins dice che quando si parla di poeti lui la pensa come Nietzsche, il quale, in un libro che si chiama Così parlò Zarathustra, del 1885, dice che i poeti sono quelli che intorbidano le proprie acque per farle sembrare profonde.

(L’intervista, se volete vederla, è qui. E questo post è stato scritto in collaborazione con simone rossi.)

lunedì 8 aprile 2019

Fitzgerald

E in un libro che si chiama Al di qua del paradiso, del 1920, Francis Scott Fitzgerald dice che ogni scrittore dovrebbe scriverlo, ogni libro, come se stesse per venir ghigliottinato non appena lo ha portato a termine.

domenica 7 aprile 2019

Si ricorderanno di noi (2)

Come della generazione di quelli che giravano coi fendinebbia accesi anche di giorno, quando fuori c’è il sole.

(È una storia lunga e già discussa.)

sabato 6 aprile 2019

Melville (2)

E sempre in un libro che si chiama Moby Dick o La balena, del 1851, Herman Melville dice che per raggiungere il suo obiettivo Acab doveva usare degli strumenti, e che fra tutti gli strumenti usati sotto la luna, gli uomini sono i più soggetti a funzionare male.

venerdì 5 aprile 2019

La New Wave italiana (il blogroll – 6)

C’è che questa settimana sono rinati o resuscitati alcuni blog che mi fanno fare i salti di gioia. Li vado quindi a elencare, in rigoroso ordine alfabetico, così come sono stati aggiunti o spostati nel gruppetto della New Wave italiana del mio feedreader (uso feedly, quello gratis, se vi interessa).

giovedì 4 aprile 2019

Previdi

E in una poesia in dialetto mantovano intitolata Cónt a la man, che significa Conti alla mano, dentro a un libro che si chiama Due fettine di salame, poesie, del 2013, Giovanni Previdi dice che se un minuto durasse due minuti, conti alla mano, sareste stati nel Millecinque e lui avrebbe avuto sedici anni. E allora chissà, lui e te, giovedì.

(L’originale in dialetto mantovano, se uno la vuol leggere, l’ho messa qui.)

mercoledì 3 aprile 2019

Un refuso che non c'è più

Nel post di ieri c’era un refuso, perché è un periodo così. Avevo scritto «è morto domenica scorsa per via di un mare incurabile» e, quando la mia amica kumquat me l’ha segnalato con un messaggio su facebook, subito avrei voluto lasciarlo lì, tanto era bello. Poi, visto il contesto un po’ particolare del post di ieri, ho preferito correggerlo.
Comunque, quello che volevo dire è che adesso quel bel refuso nel post di ieri non c’è più. Peccato. Refù.

martedì 2 aprile 2019

Così va la vita (una vita da lumache)

La svastica sul soleScorrete lacrime, disse il poliziotto, Confessioni di un artista di merdaRadio Libera Albemuth di Philip K. Dick; Scolpire il cieloViaggio di luce di Alexander Jablokov; Miracoli e giuramenti e Contagio di Nancy Kress; Processo alieno e Avanti nel tempo di Robert J. Sawyer; Ai confini della realtà volume 1 e Ai confini della realtà volume 2 di Rod Serling; e poi sicuramente degli altri, ma adesso mi vengono in mente solo questi: sono tutti libri che ho letto e che erano stati tradotti da Maurizio Nati. Maurizio Nati è morto domenica scorsa per via di un male incurabile, stamattina è uscita la notizia su un sito di fantascienza. Allora ho pensato che potevo anche scrivere qualcosa, oggi, qui, per ricordarlo e ringraziarlo, per quel che possa valere qualcosa scritto qui, da me, per ricordare e ringraziare un traduttore che, senza neanche saperlo, e devo confessare che fino a dieci minuti fa non lo sapevo neanche io, ha contribuito a suo modo a cambiarmi un po’ la vita.
Mi è poi venuta in mente una cosa che avevo letto sul blog di Paolo Nori e sono andato a cercarla. È questa qui:

Tradurre è quella pratica che, quando ti svegli, sei stremato, e hai davanti come un muro. Tutto il giorno su per quel muro dritto. Una vita da lumache.

Così va la vita.

lunedì 1 aprile 2019

Cornia

E in un libro che si chiama Sulla felicità a oltranza, del 1999, Ugo Cornia dice che l’unica cosa che si può dire è che le cose capitano e noi dobbiamo lasciarle capitare. Ma dice anche che queste cose che capitano hanno la virtù principale di sfracellarci la testa.

Ciao mondo

Questo è un blog di backup. È comunque tutto qui: https://marcomanicardi.altervista.org/