giovedì 24 aprile 2014

(Trilogia di Corrado – Episodio III) Ci vuole del coraggio

Mio nonno, Corrado, eran già dei mesi che stava in prigione, ma ultimamente se la passava meglio. Meglio di qualche mese prima, quando c’era quell’aguzzino fascista a comandare la galera, un tipo sadico e cattivo che ammazzava i prigionieri a suon di botte, uno al giorno, tutti i giorni.

(Trilogia di Corrado – Episodio II) La divisa del Balilla

Quando gli hanno spedito a casa la divisa del Balilla, mio nonno Corrado, che era nato nel 1925 e faceva le scuole elementari nei primi anni ’30, dato che aveva un vestito solo perché soldi ce n’erano pochi e quello che aveva gli toccava metterlo anche al pomeriggio, perché al ritorno da scuola doveva andare ad aiutare la famiglia nei campi, appena gli hanno spedito a casa la divisa del Balilla, mio nonno Corrado era molto contento. Mio bisnonno Archimede, suo padre, invece, mica tanto.

(Trilogia di Corrado - Episodio I) Schegge di legno del forcone

Mio bisnonno aveva un nome bellissimo, si chiamava Archimede. Non l’ho mai conosciuto, ma si dice che fosse l’uomo più forte del paese. Ma non forte tipo quelli che vincono a braccio di ferro, no. Lui, mi han detto, una volta ha fermato un toro per le corna e l’ha picchiato. Poi, tutte le volte che Archimede gli si avvicinava, il toro s’inginocchiava. Mi han detto proprio così: s’inginocchiava, era quasi un’attrazione. Forse un altro giorno la racconto, questa storia del toro. Adesso non c’entra.
Mio nonno, il figlio di Archimede, era un disertore.

Ciao mondo

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