E in un racconto intitolato Il monaco nero, del 1894, Anton Pavlovič Čechov dice che la casa di Pesockij era enorme, con colonne, leoni da cui si scrostava l’intonaco e un lacchè in livrea all’ingresso. E che il parco antico, cupo e severo, in stile inglese, si stendeva per un chilometro buono dalla casa al fiume e lì terminava in una riva argillosa alta e scoscesa, su cui crescevano pini dalle radici nude simili a zampe pelose; e che, sotto, l’acqua scintillava inospitale, volavano con un lamentoso pigolìo i beccaccini, e c’era sempre un’atmosfera tale che veniva voglia di mettersi a scrivere ballate.
lunedì 16 settembre 2019
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