E in un libro che si chiama La macchia mongolica, del 2020, Massimo Zamboni dice che pur essendo cresciuto culturalmente in una generazione che doveva «essere» e non «avere», lui comincia a trovare asfissiante questo obbligo di essere, allo stesso modo dell’avere. E che negli anni gli è venuto più naturale sostituirli con il verbo «fare».
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