venerdì 8 gennaio 2021

Pavese (2)

E in un libro che si chiama La luna e i falò, del 1950, di Cesare Pavese, il protagonista, Anguilla, dice dell’America che il paese era grande, ce n’era per tutti. C’erano donne, c’era terra, c’era denari. Ma nessuno ne aveva abbastanza, nessuno per quanto ne avesse si fermava, e le campagne, anche le vigne, sembravano giardini pubblici, oppure incolti, terre bruciate, montagne di ferraccio. E dice che non era un paese che uno potesse rassegnarsi, posare la testa e dire agli altri: «Per male che vada mi conoscete. Per male che vada lasciatemi vivere». E che era questo che faceva paura. Che neanche tra loro si conoscevano; traversando quelle montagne si capiva a ogni svolta che nessuno lì si era mai fermato, nessuno le aveva toccate con le mani. E che avevano non soltanto la sbornia, ma anche la donna cattiva. E veniva il giorno che uno per toccare qualcosa, per farsi conoscere, strozzava una donna, le sparava nel sonno, le rompeva la testa con una chiave inglese.

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