E in un libro che si chiama Kammerspiel, del 2011, Paolo Colagrande dice che c’era un abate del Diciassettesimo secolo che diceva che il parlare è solo un movimento scomposto del corpo, un difettoso controllo di un orifizio, quello orale, uguale identico al difettoso controllo di ogni altro orifizio corporeo. E che solo attraverso il sacro paradigma del silenzio l’uomo può sperare di uscire dal merdone della sua miserabilità.
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Ciao mondo
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