L’altro giorno Francesco Farabegoli, che è un mio amico dell’internet da un bel po’ di anni, diceva che il suo primo film al cinema era stato E.T. L’extraterrestre, e mi aveva fatto venire in mente una cosa e cioè che i miei, che mi hanno sempre detto che quando erano morosi andavano al cinema una domenica sì e l’altra no, a me non mi ci avevano mai portato.
Così io di prime volte al cinema ne ho avute tre, e coincidono con le prime tre volte che sono stato al cinema. È una storia un po’ bizzarra, probabilmente. Però è vera e la racconto al contrario, dalla terza alla prima.
La terza prima volta che sono stato al cinema, che coincide con la terza volta assoluta che sono stato al cinema in vita mia, era il 1995, o l’anno dopo, il 1996, avevo sedici o diciassette anni, era inverno, e i miei amici, visto d’inverno potevo uscire con loro perché la stagione ciclistica era ferma – dai nove ai diciannove anni sono stato un ciclista agonistico e vivevo un po’ come un soldato – mi avevano invitato con loro al cinema Capitol di Carpi, che adesso non c’è più, ma quel giorno là era un cinema che funzionava molto bene e davano Seven.
Una volta, lo dico se c’è qualche giovane che legge, si poteva fare così: facevi il biglietto e andavi dentro in qualsiasi momento, sceglievi un posto a caso o si faceva una media tra chi voleva star davanti e chi voleva stare dietro, se eravate un gruppetto, e potevi rimanere dentro finché volevi, guardando il film anche due o tre volte a seconda degli orari delle proiezioni. Non erano tempi migliori o peggiori di questo, erano solo diversi.
E mi ricordo che eravamo entrati che mancava mezz’ora alla fine, ci eravamo gustati il finale di Seven e poi l’avevamo ricominciato da capo. La tensione era altissima anche se sapevamo già come andava a finire.
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La seconda prima volta che sono stato al cinema era l’anno prima, circa, il 1994, avevo quindici anni e visto che mia sorella, che ne aveva sette, non era mai stata al cinema in vita sua, a differenza mia che ci ero stato una volta, e visto che abitavamo in un posto dove il cinema più vicino era a quindici chilometri, avevo chiesto ai miei se ci portavano a vedere Il re leone a Carpi. Senza problemi, avevano risposto di sì.
Ci avevano quindi portati a Carpi, al cinema Capitol, ci avevano preso i biglietti, io e mia sorella eravamo entrati e loro, i miei, erano invece andati a fare un giro in piazza. Finito il film ci aspettavano fuori per portarci a casa.
Il primo film che ho fatto vedere a mio figlio, quando ancora non aveva due anni, a casa, sul televisore, è stato proprio Il re leone, quello del 1994. Lui ci aveva capito poco o niente, però, i bambini sono fatti così, lo voleva vedere tutte le sere.
Le prime volte, durante la sigla iniziale, piangevo come una fontana. Dopo mi sono abituato.
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La prima volta che sono stato al cinema, invece, non era proprio un cinema, nel senso dell’edificio. Era il 1986, o forse era già il 1987, avevo sette o otto anni e nel mio natìo borgo selvaggio avevano già smesso in anticipo sulla Storia di fare la Festa de l’Unità in favore di una cosa più laica e bipartisan chiamata Il Ghiottone. Il Ghiottone era appunto una festa organizzata d’estate dentro ai locali e nel cortile di un ex Consorzio Agrario ormai dismesso, talmente grande da poterci infilare delle tavolate infinite in cui poteva sedersi tutto il paese a mangiare delle cose molto grasse in quantità importanti. La facevano quasi tutti gli anni, fino a quando avevano poi deciso di buttar giù l’ex Consorzio Agrario e di costruirci una Coop.
Quell’estate del 1986, o del 1987, quindi, eravamo al Ghiottone e io avevo già finito di mangiare il mio piatto di tagliatelle al ragù – o qualcosa di simile, ma mi ricordo proprio le tagliatelle al ragù, non so come mai – e visto che gli anni Ottanta erano un periodo che ci si poteva alzare da tavola a setto o otto anni e andare in giro dove si voleva, mi ero messo a cercare qualche amico o qualcosa da fare tra le stanze di quel complesso enorme dell’ex Consorzio Agrario. C’era una stanza, mi ricordo, che non aveva il muro esterno, forse era stata un magazzino o un garage per le mietitrebbie, ma era davvero grande e lì, su uno schermo gigante, con un proiettore e la pellicola, facevano il cinema estivo durante le serate del Ghiottone. Quando ero arrivato davanti allo schermo stava per iniziare un film e io ero rimasto a vedere cosa stava succedendo. Proiettavano Grosso Guaio a Chinatown.
Non ero mai stato al cinema in vita mia. Durava un’ora e mezza o poco più. Credo di non aver mai sbattuto le palpebre.
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Prima di finire, visto che so che mia mamma viene sempre a leggere quello che scrivo, quindi è meglio mettersi ai ripari (ciao mamma), volevo solo dire che anche se i miei non mi hanno mai portato al cinema non gliene sto facendo qui una colpa, adesso, perché con l’età ho capito che ognuno coi figli fa un po’ come gli viene. A me, per dire, fa schifo la neve e molto, ma molto schifo la neve in montagna, e non credo che ci sarà verso di convincermi a portare mio figlio a sciare: imparerà da solo, se vorrà, più avanti, quando vorrà.
Un po’ come ho fatto io col cinema. Non è andata poi male.
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